Lorna Simpson (nata a Brooklyn il 13 agosto 1960), per la prima volta in Europa con l’ampia personale in corso a Punta della Dogana, offre la visione di oltre vent’anni di attività. Curata da Emma Lavigne e realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York – dove nella primavera del 2025 è stata presentata una versione dal titolo “Source Notes” a cura di Loren Rosati – rinnova l’itinerario espositivo riunendo una cinquantina di opere, tra dipinti, collage, sculture, installazioni e un film, provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali, dallo studio dell’artista e opere inedite create appositamente per la mostra veneziana. Rivelatasi già a metà degli anni Ottanta per un approccio innovativo alla fotografia concettuale, non ha mai smesso di esplorare in modo critico i meccanismi di costruzione delle immagini e, dal 2010, la pittura si è imposta come ulteriore campo di esplorazione particolarmente fecondo, attraverso il quale prolunga e approfondisce le grandi questioni che attraversano la sua opera: l’erosione e la ricomparsa della memoria, le falle della rappresentazione, l’instabilità dei racconti.

Concepito in stretto dialogo con l’artista Third Person propone una selezione pensata proprio per gli spazi di Punta della Dogana, attraverso la quale Simpson costruisce la trama dei fili narrativi che danno forma agli universi di finzione e ai racconti suggeriti dalla sua opera. Riunendo significativi dei lavori appartenenti alle serie più emblematiche di questo periodo, tra cui Ice, Special Characters ed Earth and Sky. Presenti anche alcune delle tele realizzate per la partecipazione alla Biennale di Venezia del 2015 (sotto la curatela di Okwui Enwezor). Resistenti a ogni lettura univoca, le sue opere ci conducono in zone incerte poste ai margini del visibile.

Formata da tre gruppi, l’esposizione si apre con il primo che presenta composizioni attraversate da figure enigmatiche, echi storici e tensioni politiche che evocano sollevamenti e la loro repressione. Queste opere diventano il teatro di ambienti inospitali e instabili, attraversati da forze diffuse.
Prosegue con una serie di panorami artici, ricreati sulla base di archivi di spedizioni, che si sviluppano in gamme di blu notturni e grigi ghiacciati, cupi, che conferiscono dimensioni sospese e irreali. Sulla soglia della laguna veneziana, queste opere sembrano fluttuare tra due stati, porosi agli elementi e abitati da presenze spettrali pronte a dissolversi.

Ancora, una galleria di ritratti e di enigmatiche maestose figure femminili, presentate in particolare nel Cube di Tadao Ando, confronta lo sguardo con la complessità delle identità e l’ambiguità della loro rappresentazione.
Infine, da circa quindici anni, il collage occupa un posto centrale nel processo creativo di Simpson, e la mostra presenta un’installazione che ne riunisce quaranta. Attingendo a un vasto archivio visivo, l’artista fa di questa pratica un terreno di
sperimentazione in cui, slittamenti di senso e associazioni libere, trasformano le immagini in source notes destinate a ispirare, in seguito, molte delle sue composizioni.

Indubbiamente un percorso che evidenzia un linguaggio concettuale e plastico multiforme, che attribuisce un grande spazio all’intuizione dove Simpson vi esplora la memoria collettiva, il peso degli stereotipi e i meccanismi di cancellazione, proponendo altrettanti prismi critici con cui rileggere oltre mezzo secolo di storia. L’evocazione degli stati della materia e dei fenomeni naturali – acqua, fuoco, ghiaccio, polvere, meteoriti, nuvole – compone un universo instabile, favorevole alle metamorfosi e alle temporalità sospese.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato in collaborazione con Marsilio Arte e da una serie di concerti ed eventi culturali aperti al pubblico.