Quando alla fine degli anni Settanta l’architetto olandese Pieter (Piet) Blom progettò il complesso di case cubiche destinato a sorgere nei pressi dell’area portuale di Rotterdam, lo immaginò come una foresta rivisitata secondo i principi dello strutturalismo, nella quale ciascuna casa si assimilava ad un albero: lo strutturalismo in architettura considerava ogni edificio come il complesso di elementi che lo compongono, posti in relazione tra loro, in modo che ciascuno di essi esiste in funzione degli altri. Viene da chiedersi se Blom avesse avuto modo di conoscere Il barone rampante, la fiaba che Italo Calvino aveva scritto nel 1957, nella quale il dodicenne ribelle Cosimo Piovasco di Rondò sale sugli alberi di Ombrosa per non scenderne più, scegliendo una vita “al di sopra” delle convenzioni.

Così come si collegano e intersecano le chiome degli alberi nella foresta, ciascuna delle trentanove abitazioni realizzate (il progetto iniziale ne prevedeva settantaquattro) è collegata alle altre: le abitazioni adiacenti si toccano con i vertici laterali dei cubi, posti in diagonale rispetto al suolo e un pilastro sorregge la costruzione ed ospita la scala di accesso, svolgendo una funzione analoga a quella del tronco di un albero, che collega il terreno alla chioma soprastante. Anche il nome attribuito al complesso, Blaakse Bos, il bosco di Blaak (il quartiere in cui si trova), richiama questa fonte di ispirazione.

Piet Blom (1934-1999) progettò la prima serie di case cubiche per la città olandese di Helmond nel corso degli anni Settanta, realizzando inizialmente un nucleo di tre edifici; nell’arco di un paio di anni ne seguirono altri diciotto. Fu proprio il successo ottenuto da queste prime realizzazioni a far assegnare a Blom l’incarico di collaborare a un ambizioso progetto per la città di Rotterdam: il recupero dell’area del vecchio porto che aveva subito ingenti danni per i pesanti bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale. Si trattava di applicare le realizzazioni sperimentali di Helmond su scala più vasta, inserendole in un contesto intensamente urbanizzato.

Le case cubiche di Rotterdam, con il loro sorprendente intreccio di volumi e il giallo intenso delle facciate interrotto dai profili bianchi delle finestre, introducono una nota luminosa che contrasta con i toni austeri delle strutture portuali. Il Blaakse Bos è divenuto una delle attrazioni più celebri di Rotterdam, tanto che si è deciso di utilizzare uno dei cubi come museo, il Kijk-Kubus: i visitatori possono muoversi negli ambienti in cui si svolge la vita quotidiana di chi abita all’interno di queste case, articolate su tre piani, nelle quali ogni appartamento ha una superficie di circa cento metri quadrati, un quarto della quale è però inutilizzabile a causa dell’inclinazione delle pareti.

I cubi di Blom nascono da una filosofia sociale e spaziale intesa a rinnovare e rimodellare il nostro modo di interagire con il mondo che ci circonda. La struttura dei cubi stravolge tutte le consuetudini dell’abitare: non è possibile appendere quadri alle pareti, o addossarvi degli scaffali, ma il grande numero di finestre, aperte in diverse direzioni, offre una notevole quantità di luce con molteplici e inusuali prospettive verso l’ambiente esterno, finendo col costituire esso stesso un originale elemento di arredo.

Non si tratta di semplici spazi abitativi, ma di vivere esperienze nelle quali si viene chiamati a rivedere il proprio rapporto con lo spazio e con la forza di gravità, in contraddizione con la consueta percezione dell’ambiente che ci circonda, basato sul dialogo orizzontale-verticale. Che poi, all’interno del Kijk-Kubus si possa provare la sensazione di trovarsi su una barca a vela che naviga in una giornata di vento teso, inclinata rispetto all’orizzonte, e questo conferisca al tutto una sensazione contraddittoria di “movimento immobile” che disorienta, è un’impressione del tutto soggettiva.

I cubi di Blom hanno avviato un percorso che negli anni Duemila ha portato Rotterdam all’avanguardia nel campo dell’architettura, facendo della città olandese un laboratorio di creatività e innovazione, nel quale hanno stabilito la loro sede alcuni fra i più grandi studi di progettazione a livello mondiale (da Oma a Siza, da Piano a MVRDV, da Foster a Mecanoo). L’obiettivo di ridurre il degrado provocato dalla dismissione delle attività portuali si è accompagnato alla creazione del Museo Marittimo, destinato anche alla salvaguardia di testimonianze preziose del passato: integra il percorso museale un bacino nel quale si trova anche una delle navi-faro che ancorate sui bassi fondali del Mare del Nord indicavano la rotta sicura alle navi in transito.

L’area del vecchio porto è stata collegata al centro cittadino mediante il nuovo Erasmusbrug (il ponte di Erasmo, 1989-1996): definito “il cigno” per la sua linea elegante e dinamica, si staglia sullo sfondo dei grattacieli che stanno sorgendo nella vasta zona. La realizzazione dei nuovi edifici multifunzionali va di pari passo con la presa di coscienza che la difesa dell’ambiente è una priorità irrinunciabile. Nel 2019 il Rotterdam Climate Agreement ha tracciato un percorso fino al 2030, nel quale il Comune e le aziende si sono impegnati a ridurre emissioni e consumi di materiali, generando al tempo stesso nuova occupazione e migliorando la qualità della vita dei cittadini.

Uno dei prossimi ambiziosi progetti di Rotterdam è la trasformazione del vecchio viadotto ferroviario Hofbogen, che collega alcuni quartieri settentrionali della città, in un nuovo parco cittadino, il cui completamento è previsto per il 2028. L’Hofbogenpark è concepito non soltanto come un parco, ma come un paesaggio elevato, con un proprio ecosistema basato su principi di adattamento al clima, inclusione della natura e miglioramento della qualità dell’habitat animale: vi saranno passaggi adatti a piccoli mammiferi come i ricci e ripari che offrano loro protezione; nessuna luce notturna sarà accesa, in modo che gli animali possano muoversi in sicurezza. L’Hofbogenpark funzionerà anche come una spugna, facendo un uso efficiente e circolare dell’acqua (riutilizzandola e purificandola, invece di drenarla). La biodiversità sarà garantita grazie alla creazione di ecosistemi, introducendo colonie di api in libertà, che favoriranno la crescita e la fioritura di specifici tipi di piante.