Come nessun altro, Robert Doisneau (1912-1994) tra i principali esponenti della fotografia umanista francese, ha raccontato con poetica ironia la vita quotidiana di Parigi e con, quell’inconfondibile bianco e nero, ha immortalato scene quotidiane, gesti spontanei e momenti fugaci, trasformandoli in immagini senza tempo tanto che, la sua fotografia più celebre, Le Baiser de l’Hôtel de Ville, è l’icona dell’amore nella città dell’amore. Un bacio diventato leggenda: era il 9 marzo 1950, durante un reportage commissionato dalla rivista americana “Life” sugli innamorati parigini del dopoguerra in una città che tornava a vivere, a sorridere, a respirare leggerezza. Nei pressi dell’Hôtel de Ville, tra il via vai dei passanti e i tavolini dei caffè, Doisneau mise in scena il bacio di due giovani innamorati, due studenti di teatro, Françoise Bornet e Jacques Carteaud. Non fu uno scatto rubato, ma una scena ricreata con naturalezza per restituire l’essenza di un momento autentico.

La composizione è ordinata, armoniosa e i due protagonisti emergono in primo piano mentre la città, leggermente sfocata, continua a scorrere attorno a loro. Intimità e spazio pubblico si fondono in un equilibrio perfetto. Pubblicata in piccolo formato all’interno del servizio di Life, la fotografia non divenne immediatamente un’icona, ma la consacrazione arrivò negli anni Settanta, quando la demolizione delle Halles segnò simbolicamente la fine di un’epoca e le immagini della Parigi del dopoguerra acquistarono un valore nuovo, quasi nostalgico. Le Baiser de l’Hôtel de Ville iniziò a essere riprodotta in poster, cartoline e libri, trasformandosi in una delle fotografie più riconoscibili del secolo. Poi, negli anni Novanta, fu al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata ai diritti dei soggetti ritratti, un caso che contribuì a definire in modo più chiaro il rapporto tra fotografia, notorietà pubblica e diritto all’immagine, finendo per per rafforzarne il mito e consolidando definitivamente il Bacio come icona globale della fotografia.
Un’immagine capace di attraversre generazioni, riemergendo anche nella memoria collettiva contemporanea attraverso la sua diffusione dopo gli attentati del Bataclan, quando venne condivisa universalmente quale segno di umanità e speranza. Proprio in questo gesto si riconosce tutta la forza della visione di Doisneau, la sua costante ricerca di mostrare un mondo fatto di vicinanza e fiducia.

Al Museo del Genio di Roma prosegue fino a domenica 19 luglio “Robert Doisneau” che, con oltre centoquaranta scatti (selezionati da un archivio di circa quattrocentocinquantamila negativi, realizzati nel corso di oltre sessant’anni di attività) ne ripercorre l’intera carriera: dagli esordi degli anni Trenta fino alle opere più mature, fotografie di strada, ritratti, giochi di bimbi, scorci parigini. Un racconto visivo coinvolgente tra cui scatti iconici come “Un chien à roulettes” (1977), “La conciergeaux lunettes” (1945) e “L’information scolaire” (1956) concorrono a raccontare la storia di un fotografo amatissimo dal pubblico, per la capacità di eternare piccoli istanti della vita di tutti i giorni.

Un’occasione per scoprire, o riscoprire, il suo sguardo “laterale”, mai invadente mentre osserva i parigini con discrezione, cogliendo attimi senza forzarli e non cercando l’effetto, ma la verità di un momento. Nelle sue immagini prende forma il mondo come avrebbe voluto che fosse: più umano, più gentile, più attento agli altri. Però, dietro questa apparente leggerezza, si cela una tensione più profonda raccontando di fotografare come in una “battaglia contro l’idea che siamo destinati a scomparire” e ogni scatto diventa un modo per fermare il tempo, per custodire ciò che è fragile e passa in fretta. La fotografia, per lui, è trattenere la vita, anche solo per un istante.

La mostra accompagna il visitatore all’interno di quell’universo visivo seguendo un itinerario sviluppato tra memoria personale, osservazione della realtà e attenzione profonda alla dimensione umana. Così, il percorso, attraverso materiali provenienti dall’album di famiglia – che permettono di entrare in contatto diretto con la formazione dello sguardo e con l’esperienza più intima – da questo nucleo iniziale, il racconto si apre progressivamente alla città di Parigi, luogo centrale nella vita e nell’opera di Doisneau. Accanto alle immagini più note, la mostra presenta anche aspetti più personali e meno conosciuti della produzione, che testimoniano il legame tra esperienza privata e ricerca artistica, per offrire il ritratto di un autore che ha saputo osservare il mondo con sensibilità unica.

Dettagli

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Museo del Genio - Lungotevere della Vittoria, 31 - Roma
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Fino al: 19 Luglio, 2026