Il Teatro Malibran di Venezia ha proposto un’opera di Antonio Vivaldi, Ottone in villa, nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro la Fenice. Si tratta dalla prima opera del compositore, andata in scena nel 1713 al teatro delle Garzerie di Vicenza, su libretto di Domenico Lalli che traeva ispirazione da un precedente libretto, Messalina, scritto da Francesco Maria Piccioli per un’opera di Carlo Pallavicino. La vicenda è un intreccio di situazioni amorose con travestimenti, inganni e falsità con un lieto fine.

Ottone, imperatore romano è legato sentimentalmente a Cleonilla che ha una relazione in crisi con Caio Silio perché si è innamorata di Ostilio, in realtà è Tullia travestita perchè innamorata di Caio e pronta a uccidere Cleonilla per eliminare la rivale, ma la vicenda non prende poi una piega così cruda e, alla fine di questo groviglio, Caio sposa Tullia, Cleonilla si riavvicina e Decio – unico personaggio serio in questa tresca – e Ottone resta solo, trionfando il vizio a discapito della virtù.

Il cast di notevole rilievo comprendeva: Cleonilla, Carlotta Colombo, soprano, è stata molto brava sia nel canto che nell’interpretare di una donna frivola, distratta da diverse infatuazioni, ma che cade sempre in piedi nonostante le evidenze; Ottone, Margherita Maria Sala, contralto, una parte en travesti perfetta per il suo timbro vocale, ha cantato benissimo incarnando un sovrano un pò distratto che non ascolta mai i numerosi suggerimenti del suo confidente e non si arrende neppure davanti alla realtà; Caio Silio, Lucia Cirillo, mezzosoprano, una fuoriclasse in un altro ruolo en travesti, ottima esecuzione nel canto e perfetta nel ruolo dell’innamorato che vive momenti di furore e struggimento per un amore difficile.

Proseguendo con i personaggi: Decio, Ruairi Bowen, tenore, molto credibile nella veste dell’onesto confidente del sovrano, sicuro nel canto e voce limpida molto gradevole; Tullia, Michela Antenucci, soprano, un altro ruolo da uomo nel senso che si finge Ostilio per cercare la verità sulla sua amata, poi ritorna a essere Tullia quando tutto si chiarisce, sicurezza nel canto e ottima tecnica.

L’Orchestra del Teatro La Fenice ha eseguito in maniera impeccabile la partitura diretta dal maestro Diego Fasolis, molto esperto di Barocco e soprattutto di Vivaldi, è solito ringraziare sempre il compositore a fine opera per la meravigliosa musica.
La regia e la coreografia di Giovanni Di Cicco, con la collaborazione di Emanuela Bonora, è stata semplice ma molto efficace utilizzando al meglio le scene di Massimo Checchetto e dell’assistente Serena Rocco. Bellissimi i costumi di Carlos Tieppo messi in evidenza dal light designer Andrea Benetello e lo strepitoso coordinamento coreografico dell’Associazione Deos Danse Ensemble Opera Studio, hanno creato uno spettacolo emozionante e visivamente magnifico.

Venti ballerini/mimi straordinari che hanno creato delle immagini bellissime utilizzando i corpi in maniera sinuosa, diremmo seduttiva, dando vita a momenti magici in perfetta armonia con la storia e la musica.
Grande accoglienza positiva nella replica del 22 marzo, pubblico in visibilio e applausi interminabili hanno acclamato tutti gli artisti a fine opera, un bellissimo lavoro di squadra che ha dato un risultato straordinario.