«Non faccio distinzione tra l’esecuzione di un libro e quella di un quadro,
e normalmente procedo dal semplice al complesso,
ma anche sempre pronto a ritornare al semplice»
(Henri Matisse)

Al Museo Storico della Fanteria di Roma proseguirà, fino a domenica al 28 giugno, L’ultimo Matisse – Morfologie di carta curata da Vittoria Mainoldi che, con centoquattordici opere, illustra il lungo percorso del pittore francese. L’esposizione, divisa in quattro sezioni – Verve (disegni e litografie dedicate ai papiers découpés e la collaborazione con la rivista “Verve”); Libri d’artista e libri illustrati; Jazz (dalla celebre serie “Jazz”); Disegni (con di opere litografiche e disegni) – vuole porre l’attenzione sull’ultimo periodo, forse il più florido e originale della sua carriera. Al riguardo, la Curatrice, afferma: “Il visitatore troverà una mostra che disvela un lato meno conosciuto della produzione di Matisse, il padre del fauvismo, un artista che in età matura, a oltre settant’anni, ha avuto una nuova giovinezza, un periodo di enorme creatività che trova espressione attraverso i papier découpé. Questa mostra ripercorre esattamente questo ultimo periodo della carriera di Matisse che, dal mio punto di vista, è creativo se non di più rispetto al primo Matisse e questo è abbastanza un unicum, in realtà, nella storia dell’arte. 

Matisse, a causa di un tumore che lo rende infermo costretto su una sedia a rotelle, inizia una nuova parentesi, una parentesi che da un lato potrebbe sembrare forzosa, cioè non posso più dipingere, non posso più stare in piedi, devo trovare dei mezzi per esprimermi diversi. Ma in realtà è la sintesi del suo percorso artistico vero e proprio. Matisse non abbandona il colore, non abbandona il disegno, semplicemente trova un altro mezzo per esprimerlo, le forbici. Inizia a dipingere grandi fogli di carta a guazzo, quindi dando un fondo di pigmento bianco e a ritagliare queste enormi superfici colorate e ricomporre forme. Questo ultimo periodo di Matisse culminerà in una di quelle che è forse tra le opere più famose della storia dell’arte del Novecento e sicuramente il libro d’artista più famoso della storia in assoluto: Jazz, di cui noi qui presentiamo la serie completa, e che porterà appunto questa tecnica dei papier découpé alla sua massima espressione”.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, chiudendo la sua stagione fauve e abbandonando gradualmente la pittura per dar vita a nuove forme espressive – dal disegno alla grafica, dalla progettazione di scenografie e costumi teatrali – giunge ai papier découpés, le famose carte colorate, che ritaglia e ricompone per creare sintesi formale nelle immagini. È il periodo nizzardo che dura quasi trentacinque anni, di più in proporzione rispetto agli anni delle avanguardie parigine. Dai suoi moltissimi libri, dalle opere su carta, tutte diverse per stile e tecnica, tanto da rendere difficile etichettare Matisse in una corrente invece di un’altra, si palesa la spiccata sensibilità per linea e colore, cardini di un’architettura volta a raggiungere l’essenziale. Un rinnovamento linguistico che costituisce l’estensione della ricerca cromatica (iniziata con il fauvismo) ma che, al tempo stesso, la porta alle estreme conseguenze.

Attraverso il disegno e la grafica Matisse lovorò anche sul limite (non solo della linea) e, in molte opere su carta, la figura sembra nascere da una tensione interna più che da un contorno definito. I volti, i corpi, gli oggetti inanimati e gli elementi decorativi emergono come se fossero il risultato di una decisione improvvisa (in realtà profondamente meditata). La linea, apparentemente fluida e naturale, è spesso il prodotto di una lunga elaborazione mentale, in cui ogni segno superfluo viene eliminato. Il bianco della carta diventa elemento costitutivo del disegno, uno spazio attivo, e a differenza delle opere pittoriche – che funzionavano per accumulazione – le grafiche sembrano registrare il momento in cui l’artista riconosce l’equilibrio raggiunto e interrompe il proprio gesto. Questo è ancora più evidente quando il colore torna prepotente nel lvoro, come, appunto, nei papiers découpés.

Limitato sulla sedia a rotelle dalla malattia, Matisse dipinge a guazzo su grandi fogli di carta che una volta asciutti verranno ritagliati ed incollati in composizioni colorate: sintesi perfetta tra coloriture e precisione dei profili, una nuova forma di espressione che diverrà nota con il nome di “cut-outs”. Materiali modesti e tecniche elementari creano in realtà opere complesse, nate da una costante ricerca e da un immenso lavoro di semplificazione, di sottrazione. Quindi, analizzare l’opera grafica di Matisse, non è solo fondamentale per comprendere appieno il corpus dell’autore, ma anche per contestualizzarla all’interno della produzione artistica del secondo dopoguerra, quando molti altri maestri scelsero l’illustrazione, l’editoria e la stampa come banco di prova e spazio autonomo di ricerca.

Dettagli

Didascalia immagini

(courtesy Ufficio stampa Fabrizio Kühne)

alcuni scatti dell’allestimento espositivo di
L’ultimo Matisse – Morfologie di carta

(in copertina un particolare della locandina evento)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano - Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9 - Roma
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Fino al: 28 Giugno, 2026