La Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo hanno inaugurato un nuovo capitolo della collaborazione che, dal 2022, porta a Cuneo grandi protagonisti della storia dell’arte. La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione, curata da Francesca Cappelletti ed Ettore Giovanati, allestita al Complesso Monumentale di San Francesco fino a domenica 29 marzo 2026, presenta dipinti rappresentativi delle diverse scuole pittoriche italiane tra Cinquecento e Seicento così da offrire al visitatore una panoramica sulle trasformazioni che segnano il passaggio dal Rinascimento al Barocco, una riflessione sul collezionismo come pratica culturale e politica, in cui l’arte diventa strumento di rappresentazione e di potere, ma anche di dialogo tra epoche diverse.

A partire dalla figura di Scipione Caffarelli Borghese (1577–1633), tra le personalità più significative del panorama culturale della Roma del Seicento, la mostra racconta la nascita di una nuova idea di collezionismo: sistematico, visionario, capace di anticipare il gusto e le tendenze artistiche del tempo, attraverso una selezione di capolavori provenienti dalla Galleria Borghese. La villa, concepita intorno al 1610, fu progettata come un “teatro delle meraviglie” dove sculture antiche e moderne si integravano con dipinti del Rinascimento e della pittura contemporanea, offrendo un’esperienza immersiva e dinamica al visitatore. L’epigrafe all’ingresso, invita a girare liberamente e a cercare ciò che si ama, sottolineando la natura innovativa e personale della fruizione artistica che Scipione intendeva promuovere. Come evidenziano i curatori in catalogo (edito da Allemandi), divenuto cardinale nel 1605, Scipione si pose come protagonista nella strategia di rappresentanza della famiglia, modellando un’immagine pubblica fondata su arte, potere, prestigio e la villa, con la sua collezione d’arte, insieme ad altri palazzi urbani e residenze di campagna, simboleggiava la centralità politica e culturale dei Borghese nella Roma seicentesca. Alla fine del secolo, nelle sole residenze romane, i Borghese possedevano circa ottocento dipinti e un’incredibile raccolta di statue e rilievi antichi, consolidando la fama di collezionisti di primissimo ordine.

Un radicale rinnovamento della Villa avvenne nella seconda metà del Settecento per volontà di Marcantonio IV Borghese, che affidando i lavori ad Antonio Asprucci, fece rivoluzionare gli interni della palazzina arricchendoli con affreschi e oggetti d’arredo unici eseguiti dal più grande ebanista, fonditore e orafo italiano del periodo: Luigi Valadier.
Dopo la Rivoluzione francese, tra fine Diciottesimo e inizi Diciannovesimo secolo, la famiglia Borghese vendette alcune tra le opere più significative della collezione, tra le quali figuravano ben tre opere di Raffaello: le Tre Grazie (Chantilly, Musée Condé), il Sogno del Cavaliere e la Santa Caterina (Londra, National Gallery). Stessa cosa anche con la raccolta di antichità a cui Napoleone Bonaparte era particolarmente interessato e, al riguardo, vale ricordare, che aveva dato in sposa la sorella Paolina al principe Camillo Borghese il quale ne fece realizzare il ritratto come Venere da Antonio Canova, scultura diventata fin da subito il capolavoro iconico della Galleria.

In seguito alla vendita delle antichità imposta dall’imperatore, le sculture, tra la fine del 1807 e il 1808, furono prelevate dalla loro sede originaria e trasportate al Museo del Louvre, di cui oggi costituiscono uno dei nuclei fondamentali della collezione archeologica.
La raccolta, a cui Francesco Borghese impose il vincolo fidecommissario nel 1833, fu acquisita dallo Stato italiano nel 1902 e rappresenta oggi, per il profondo legame con la villa che la ospita fin dalla sua costituzione, un unicum nel panorama artistico internazionale.

Il percorso espositivo restituisce la straordinaria parabola di un collezionista che fece della raccolta un teatro del bello e della conoscenza e, tra le opere esposte figurano, il Ritratto di frate domenicano di Tiziano Vecellio, Autunno e Primavera di Jacopo Bassano, il Ritratto di uomo attribuito a Raffaello, la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista e angeli di Battista Dossi, la Fuga in Egitto del Cavalier d’Arpino e il Sonno di Gesù di Lavinia Fontana, prima donna a ricevere commissioni pubbliche nella Roma di inizio Diciassettesimo secolo. La mostra si conclude con la sezione dedicata ai grandi maestri del Barocco: la Danza campestre di Guido Reni, l’Autoritratto in età matura e la Capra Amaltea di Gian Lorenzo Bernini, emblemi della sua versatilità tra pittura e scultura.

Dettagli

Didascalia immagini

alcuni scatti del percorso espositivo
foto © Monkeys Video Lab
(courtesy Ufficio stampa PCM Studio di Paola C. Manfredi)

Prororga

la mostra è stata prorogata fino a domenica 12 aprile 2026

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Complesso Monumentale di San Francesco - Via Santa Maria, 10 - Cuneo
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Fino al: 12 Aprile, 2026