È stato inaugurato lo scorso 18 novembre nel Palazzo Strozzi Sacrati di Firenze il nuovo racconto per immagini dell’Archivio Storico Foto Locchi, nell’ambito della quarta edizione de La Toscana delle Donne.
Con il titolo “In marcia per la libertà” diciannove opere – selezionate dal ricchissimo archivio e relative al periodo 1943/1949 – ritraggono il faticoso, ma fiero e determinato cammino per la conquista del diritto al suffragio universale. In un periodo di grande difficoltà, un percorso fatto di volti, di gesti, di sguardi dove si percepiscono speranze, ma anche le battaglie quotidiane delle donne e la loro lotta per la conquista di diritti civili e politici.

Cristina Manetti, capo di gabinetto della Regione Toscana, tra l’altro ha osservato come le donne furono «testimoni silenziosi ma potenti di una marcia che non solo ha segnato una pagina fondamentale della storia italiana, ma ha anche contribuito a costruire l’identità sociale e politica di oggi. Queste immagini raccontano la ricerca incessante della libertà, una libertà che, nel caso delle donne, ha significato l’accesso alla parola, al voto, alla partecipazione. La bellezza di queste fotografie, così cariche di emozione e speranza, non è solo estetica: è un racconto che ci parla, che ci interroga e che ci fa sentire parte di una storia che è ancora viva, che riguarda tutti noi. Ogni scatto è una riflessione sul nostro presente, sulle conquiste che ci sono costate fatica e impegno, ma anche sulla necessità di non dimenticare il percorso che abbiamo fatto per arrivare fin qui».
Il visitatore, leggendo i totem che accompagnano l’evento espositivo, può scoprire o ricordare particolari storici come il fatto che proprio dalla Toscana, oltre che dalla Lombardia, tra il 1861 e il 1863 partirono i primi tentativi di restituire il diritto di voto alle donne grazie ad alcuni disegni di legge promossi, tra gli altri, dai toscani Ricasoli e Peruzzi.
Un altro elemento poco noto è l’impegno della fiorentina Alice Schiavone Bosio, grazie al quale, durante il fascismo, nel 1925, fu approvata la legge che estese alle donne l’elettorato attivo nelle elezioni amministrative. Una conquista che ebbe vita brevissima e che fu resa lettera morta dalle leggi fasciste dell’anno seguente. Da allora la partecipazione politica femminile fu possibile solo in clandestinità, tra le donne antifasciste e in reti di solidarietà.

Per immagini, prende vita la mobilitazione nel 1943 dei Gruppi di Difesa della Donna, poi confluiti nell’Unione Donne Italiane (UDI), che unirono forze diverse nella richiesta del suffragio universale, da cui poi si distaccarono le donne cattoliche che l’anno seguente fondarono il Centro Italiano Femminile.
Una marcia che procede fino al decreto del 10 marzo 1946, che riconobbe il diritto di voto passivo alle donne italiane con più di venticinque anni di età che da quel momento in poi poterono candidarsi ed essere elette nei Consigli Comunali.
Per culminare il 2 giugno 1946 data in cui le donne diventano cittadine a pieno titolo, almeno sul piano politico con il voto al referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente.
Bisognerà però aspettare ancora quasi venti anni e arrivare al 1963, per vedere le donne accedere a tutte le cariche pubbliche, comprese magistratura e diplomazia.
In Sala Pegaso – sempre nell’ambito de La Toscana delle Donne – è visitabile anche la mostra di Stefano Lupi “Protagoniste – competenze e creatività in terra di Toscana” che sottolinea i talenti, e la multiforme creatività femminili in Toscana.
Negli ultimi anni, la figura umana è diventata il fulcro dei progetti fotografici di Lupi, che indaga l’animo attraverso ritratti che uniscono profilo individuale e documento storico. Questo nuovo progetto è nato come evoluzione di Wo-Men at Work, focalizzandosi sulle donne della Toscana e le loro competenze e creatività.