Con un programma interamente dedicato alla musica francese di fine Ottocento e primo Novecento, il Teatro Carlo Felice di Genova inaugura – domani alle ore 20:00 – la Stagione Sinfonica 2025/26. Sul podio, Lü Jia guiderà l’Orchestra della Fondazione e il solista violoncellista Ettore Pagano.
Tra i direttori cinesi più affermati sulla scena internazionale, nato in una famiglia di musicisti a Shanghai, Lü Jia ha iniziato a studiare pianoforte e violoncello in giovane età. In seguito ha studiato direzione d’orchestra al Conservatorio Centrale di Musica di Pechino, sotto la guida del direttore d’orchestra Zheng Xiaoying. All’età di ventiquattro anni, è entrato all’Università delle Arti di Berlino, dove ha proseguito i suoi studi con Hans-Martin Rabenstein e Robert Wolf. Nel 2017 è stato nominato Direttore Artistico della Musica per il National Centre for the Performing Arts (NCPA) e Direttore Musicale, nonché Direttore Principale della China NCPA Orchestra; in precedenza è stato Direttore Principale e Direttore Artistico dell’Opera presso il NCPA. Attualmente è anche Direttore Musicale e Direttore Principale dell’Orchestra di Macao ed è stato direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica di Santa Cruz a Tenerife, in Spagna.

In programma pagine di tre diversi compositori francesi: in apertura la Petite Suite L71 di Claude Debussy, quindi il Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 di Camille Saint-Saënse, nella seconda parte, la Sinfonia in re minore di César Franck.
La Petite Suite L 71 (1889) di Claude Debussy è una pagina giovanile, ma già rivelatrice dello stile poetico del compositore; scritta per pianoforte a quattro mani e poi orchestrata da Henri Büsser, la suite evoca una musica “d’acqua e di luce” sospesa, onirica e suggestiva. Nei quattro brani che la compongono – En bateau, Cortège, Menuet, Ballet – Debussy traduce in suono la pittura impressionista: piccole scene in cui la forma si dissolve nel colore, la melodia diventa pennellata e la leggerezza nasconde una sofisticata invenzione armonica.
Il Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 (1872) di Camille Saint-Saëns, composto per il violoncellista Auguste Tolbecque è da subito divenuto uno dei pilastri del repertorio; il Concerto, pensato come unico grande movimento articolato in tre sezioni, fonde ardore romantico e rigore formale.

La parte solistica, di intensa cantabilità, ha una scrittura che unisce il gusto melodico francese al virtuosismo tipico del concerto ottocentesco. Pagano (nato a Roma nel 2003, ha iniziato lo studio del violoncello a nove anni. Diplomatosi al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, si è perfezionato con Antonio Meneses e David Geringas all’Accademia Chigiana, ha frequentato la Pavia Cello Academy con Enrico Dindo e l’Accademia Stauffer di Cremona. Ha vinto più di quaranta concorsi (tra cui anche il Premio ICMA 2024 e il Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali) ed è uno dei giovani talenti italiani più celebrati degli ultimi anni, acclamato in tutto il mondo per la maturità espressiva e la forza comunicativa, nonostante sia giovanisimo; interpreta questa pagina con uno strumento Ignazio Ongaro (Venezia, 1777), affidatogli da Setaro Fine Instruments.
Chiude il programma la Sinfonia in re minore (1888) di César Franck, pagina caratteristica del sinfonismo francese di fine Ottocento. Opera costruita su un principio “ciclico”, in cui i temi si richiamano e si trasformano lungo i tre movimenti, la Sinfonia unisce ricordi beethoveniani alle novità wagneriane, ponendosi in contraddizione con il formalismo tipico della scuola francese dell’epoca. Accolta infatti con freddezza alla prima esecuzione, divenne in seguito un punto di riferimento per i compositori successivi.