MAD Murate Art District ribadisce fermamente la propria missione di “scouting” con la prima personale in Italia dell’artista thailandese Jakkai Siributr (Bangkok, 1969), prodotta con Fondazione MUS.E e in collaborazione con Università di Firenze, il sostegno di Regione Toscana attraverso il bando ToscanaIncontemporanea Giovani sì e il contributo di Fondazione CR Firenze. Il progetto, si propone come una retrospettiva sull’opera trentennale dell’artista, ma anche come esposizione site-specific che intreccia Oriente e Occidente, memoria e contemporaneità.

“Cultura (im)materiale” allestita fino a domenica 18 gennaio 2026 in due sedi, quella del MAD e presso il Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo, rappresenta il terzo anno di collaborazione tra le due istituzioni e l’artista, alla presentazione, ha dichiarato: “Sono molto felice per questa mia prima mostra in Italia, in particolare a Firenze, poiché venivo spesso qui a visitare i musei quando studiavo a Siena negli anni ’90, sognando a occhi aperti che un giorno avrei esposto le mie opere in questa città. Provo una profonda gratitudine verso MAD e il Museo di Antropologia, e verso le curatrici Valentina Gensini e Veronica Caciolli per aver trasformato questo sogno in realtà e per l’opportunità di collaborare con diverse comunità di donne. È stata un’esperienza meravigliosa. Spero che il mio lavoro dialoghi con il pubblico italiano, perché, in fondo, condividiamo tutti le stesse difficoltà, ma anche le stesse speranze e gli stessi sogni”.

Considerato internazionalmente come uno dei più importanti rappresentanti dell’arte tessile – tradizionalmente legata al genere femminile – peculiarità di Jakkai Siributr è un uso iconico del ricamo, del cucito e del quilting con una pratica costituita dalla combinazione di lavoro individuale e relazionale. Interessato ai rapporti umani, allo scambio di esperienze e di storie, talvolta traumatiche, lavora spesso collettivamente, intercettando comunità principalmente femminili e fragili, con cui realizza sessioni di cucito. Per questo doppio appuntamento, il progetto ha realizzato tre percorsi: in relazione al Museo di Antropologia (che quest’anno celebra i duecentocinquant’anni dall’apertura), Jakkai è stato invitato a confrontarsi con la figura di Galileo Chini (1873-1956), noto artista, decoratore e ceramista, attratto dall’Oriente in cui ha a lungo risieduto e dove ha realizzato numerose opere pubbliche, tra cui l’affresco della sala del trono Ananta Samakhom di Bangkok. Parte della sua collezione siamese è stata donata dall’artista proprio a questo museo. Pertanto, Jakkai vi presenta un nuovo abito site-specific dedicato alla collezione dell’artista toscano, assieme a una parte dell’opera Transient Shelter (2014), incentrata sulla riflessione dei rapporti tra vita e morte, ribaltamento dei valori, materia e spirito. Per questa occasione, il museo ha riallestito parzialmente questa sala attraverso nuove opere provenienti dalla Collezione Chini.

La pratica del cucito è intesa dall’artista come meditativa e terapeutica, ma anche quale strumento partecipativo per dare voce a narrazioni minori, taciute, mnemoniche o ereditarie. I risultati finali dei laboratori combinano tradizione e approccio contemporaneo, attraverso la sovrapposizione e la sperimentazione di tecniche e tipologie di stoffe, talvolta assemblate con vecchi indumenti, tessuti e oggetti personali appartenuti ai partecipanti. Esemplare al riguardo è l’installazione ambientale There’s no Place (2019-in corso), costituita da circa cento pezzi di stoffa ricamati assieme a giovani Shan esiliati dal Myanmar, scelta per essere esposta a MAD e, Valentina Gensini, direttrice artistica del Murate Art District, spiega: “Il lavoro di Jakkai Siributr tradisce da un lato una incomparabile sensibilità umana ed artistica, dall’altro un’esperienza e qualità di grande valore in merito a tecniche e pratiche che domina con straordinaria maestria e con risultati ammirati e riconosciuti sul palcoscenico mondiale del contemporaneo. La sua rara capacità e volontà di creare un dialogo aperto con comunità di cittadini, ci ha spinte a invitare l’artista a confrontarsi con due comunità femminili molto particolari, una di giovani donne con trascorsi migratori, l’altra di ricamatrici di ogni età: il tempo speso con loro, e l’ascolto dei presupposti umani e esperienziali che le muovono, costituisce oggi un segno profondo della sua relazione con il nostro territorio, ed è germinato in due lavori molto intensi, realizzati appositamente per MAD. Desidero dunque ringraziare di cuore l’artista per la sua rara sensibilità e generosità, e per aver voluto condividere con noi questo tempo prezioso all’interno del suo lungo e qualificato percorso di ricerca. Allo stesso modo desidero ringraziare Nosostras e Casa delle donne, insieme al gruppo intergenerazionale di ricamatrici di Tavarnelle, che hanno generosamente accolto l’incontro e la collaborazione con MAD e con Jakkai Siributr”

Al MAD, è quindi possibile osservare sia una selezione di opere – tra arazzi, abiti e installazioni ambientali – prodotte dal 2014 ad oggi, sia il doppio lavoro collettivo che l’artista è stato invitato a realizzare assieme alle comunità femminili con trascorsi migratori di Nosotras e Casa delle Donne, ma anche con la nutrita comunità femminile afferente al progetto realizzato dal Comune di Barberino Tavarnelle per trasferire le conoscenze antiche del Punto Tavarnelle, in una logica di trasmissione inter-generazionale dei saperi e delle pratiche di alto artigianato. Per questa occasione, Jakkai si è dunque confrontato con i percorsi di queste due diverse comunità femminili, con l’eredità di Galileo Chini, la sensibilità degli studenti e del pubblico, lavorando sulla creatività di ogni persona, tra condivisione di memorie, esperienze, sogni e tensioni, materiali e immateriali.

La curatrice Veronica Caciolli, conclude “Ho conosciuto Jakkai Siributr nel 2015, in occasione del mio primo soggiorno in Thailandia, accompagnata dal compianto curatore Pier Luigi Tazzi. Finalmente, è arrivato il momento che aspettavamo da tempo, per poter collaborare. Sono felice che ciò accada al MAD Murate Art District e al Museo di Antropologia e Etnologia, a cui mi lega ugualmente un rapporto pluriennale. Immagino che la mostra stupirà per la sapienza manuale e per l’estrema gradevolezza estetica dei lavori dell’artista. Ma a un livello più profondo, Jakkai usa l’arte come un mezzo di accoglienza ed espressione di voci taciute nel corso della storia contemporanea; offrendo dunque un enorme valore aggiunto, etico, umano e culturale, a una pratica artistica di per sé straordinaria”

Dettagli

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Immagini dell’allestimento

courtesy Ufficio stampa MAD

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: MAD Murate Art District e Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo - Firenze
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Fino al: 18 Gennaio, 2026