
Presentato in concorso alla 75ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria e altri due riconoscimenti collaterali, Il sentiero azzurro del brasiliano Gabriel Mascaro è un inno all’indomito spirito umano che non ha età, un invito a coltivare curiosità e meraviglia fino all’ultimo respiro di vita, perché non è mai troppo tardi per dare una svolta alla propria esistenza.
In una contemporaneità imprecisata il governo del Brasile ha varato una legge che, sotto un’ipocrita retorica paternalistica, ha messo in vigore norme sociali che tolgono dignità alla terza età, mirate – in verità – a incrementare la produttività nazionale mandando gli anziani in apposite remote colonie, relegati a trascorrere isolati e lontano dagli affetti il ‘meritato riposo’ imposto dalle istituzioni. Sollevati dal peso di dover assistere i vecchi e con un assegno mensile accreditato, praticamente nessuno si oppone.
Tereza, operaia in una fabbrica che lavora la carne di alligatore, quando il governo abbassa l’età d’ingresso nel programma delle colonie, da un giorno all’altro, si ritrova senza lavoro e impossibilitata a fare qualsiasi cosa; sua figlia è stata nominata tutore legale e ogni suo movimento o acquisto deve essere preventivamente autorizzato da lei. Dopo un’esistenza passata a crescere una bambina da sola, facendo anche doppio lavoro per assicurare dignità a entrambe, l’anziana donna sente che ha ancora cose da fare e desideri da realizzare; perciò, fugge alla ricerca di vie alternative non conformi per riconquistare la sua libertà, dato che ogni agenzia, stazione o aeroporto esige i documenti e telefona alla figlia per l’autorizzazione. Certi spiriti che nascono liberi, non possono lasciarsi piegare.

In una società come quella contemporanea, votata all’edonismo, la vecchiaia finisce quasi sempre per essere rappresentata con nostalgia, con uno sguardo malinconico rivolto indietro, al passato; Gabriel Mascaro – che ha scritto il film con Tibério Azul – gioca in contropiede mostrando un personaggio vitale, deciso a non farsi annientare da decisioni altrui. Tereza rivendica con forza il suo diritto di poter continuare a sognare, prendendosi anche dei rischi, per cercare ancora il suo posto nel mondo.

Punte d’ironia surreale – la pattuglia del popolo che consegna medaglie di vecchiaia, adorna le porte agli anziani e li trascina via in gabbia stile accalappiacani – e tocchi fantastici, la lumaca magica e la sua bava blu capace di aprire il ‘sentiero azzurro’ sulla visione del futuro, creano un equilibrio molto particolare in cui l’Amazzonia è rappresentata in modo inedito, al di là della bellezza naturale, come uno Stato anarchico brulicante di vita, così lontano dall’iconografia del polmone verde del pianeta.

Il sentiero azzurro di Gabriel Mascaro è un viaggio nelle profondità dell’Amazzonia, come metafora del paesaggio interiore della protagonista, interpretata da un’ottima Denise Weinberg, con una serie di incontri che ritraggono un mondo libero da ogni conformismo. È adesso nelle sale italiane distribuito da Officine Ubu.