“Invito tutti, con grande affetto, a prendervi cura dei poveri più amati del Signore: le monache di clausura!
Questi centri di orazione – cellule vitalissime del corpo mistico di Cristo –
si trovano spesso in gravissime difficoltà economiche e devono essere assistiti da noi”.
Sono parole di Giorgio La Pira (Pozzallo, 9 gennaio 1904 / Firenze, 5 novembre 1977) che negli anni Cinquanta, attraverso il Consiglio Superiore Toscano delle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli, decise di assistere i monasteri alleggerendone le difficoltà economiche.

Alla fitta corrispondenza tra il più amato Sindaco di Firenze (1951-1958 e 1961-1965) e le madri badesse, è dedicato il godibilissimo volume illustrato Monasteri in dialogo con il mondo, edito da Sarnus.
Basato sui carteggi – datati dal 1951 al 1955 – del Fondo Torricelli (custoditi dall’associazione fiorentina Arcton), il volume ricostruisce lo stretto rapporto umano, talvolta al limite del confidenziale, nato in molte circostanze grazie all’iniziativa lapiriana.
In sette saggi dedicati ad altrettanti conventi, evidenzia la profonda condivisione tra le monache, ma, la peculirità, è permettere di osservare, dentro le mura, quei luoghi di preghiera che assitevano alla vita delle claustrali, alle loro esperienze di donne consacrate.
Attraverso le “circolari”, accompagnate da assegni di importo variabile, veniva offerto supporto economico per, in parte, mitigare le tante problematiche del quotidiano. Però, entrando in quella grande “rete di preghiera” di respiro internazionale, in un certo senso, era richiesta una contropartita. Infatti, il “Sindaco santo” vi si rivolgeva – quali interlocutrici per eccellenza con Dio – affinché intercedessero all’istanza di un intervento diretto nelle vicende umane con lo scopo di far attuare il precetto divino: “si costruisca nel mondo una società nuova, ad ispirazione cristiana, nella quale a tutte le creature umane sia assicurato il lavoro, la casa, il pane e quanto è essenziale ad una modesta ma dignitosa vita umana”.
Nella preghiera delle monache, La Pira intravedeva uno strumento per difendere il mondo dalla minaccia della guerra e, in tempi dove si è riaffacciato l’incubo di un nuovo conflitto mondiale, la rilettura di quei dialoghi, assume valore di speranza per sollecitare le coscienze a opporsi a tutto ciò che spinge l’umanità verso il precipizio.