
Esordio nel lungometraggio per la regista norvegese Emilie Blichfeldt, The ugly stepsister è una fiaba cruenta sull’ossessione per l’esteriorità, il patologico inseguimento della bellezza come strumento per la felicità, subordinata all’incarnare un modello altrui mortificando la propria vera natura.
Un ricco signore prematuramente rimasto vedovo con una figlia bella e gentile, sposa una vedova con due figlie brutte, ma muore ben presto lasciandola sola ad affrontare matrigna e sorellastre; vi ricorda qualcosa questo incipit? È il celebre modello narrativo di Cenerentola, così antico da aver avuto più versioni nel corso della Storia; che questa volta, con gli opportuni aggiustamenti del caso, è narrata dal punto di vista della ‘brutta sorellastra’ Elvira – come suona in italiano la traduzione del titolo internazionale del film – una ragazza ossessionata dall’ideale romantico rappresentato dal Principe Julian, autore del libro di poesie che la giovane consuma in una sorta di adorazione rasente l’idolatria.
Decisamente sovrappeso e poco dotata sul piano estetico rispetto alla bella Agnes (Cenerentola) più conforme ai canoni di bellezza correnti, Elvira a differenza della sorella minore Alma è pronta a ogni più duro sacrificio, mutazione o mutilazione, pur di arrivare a incarnare quell’ipotetico ideale maschile capace di assicurarle la conquista del bel principe, oggetto nei sogni del suo desiderio.
Può esserci un tema più terribile del voler annientare sé stessi? In questo senso il racconto di una violenta trasformazione, sul piano fisico come su quello psicologico, è un vero e proprio film dell’orrore, con una protagonista abbastanza povera di risorse interiori da adottare il gusto degli altri come apice massimo della propria realizzazione. Ecco così che facilmente, tra operazioni chirurgiche estreme e pratiche ‘naturali’ degne della saga di Alien, il racconto scivola nelle atmosfere più cupe, tra virginale timore della sessualità e condizionamento sociale.

Ambientato in un’epoca indefinita attorno al XIX secolo il film, scritto dalla stessa regista, attinge a vari modelli dell’archetipo Cenerentola presenti in epoche e culture diverse, che nel percorso della donna decisa a imporsi anche l’impossibile per inseguire un ideale irraggiungibile, parla del nostro presente in cui l’ossessione della chirurgia, ad esempio, è frutto di un tossico modello dominante. “È un tema per me molto personale, dopo anni di lotta con l’immagine del mio corpo e di ricerca del mio posto all’interno della femminilità” ha dichiarato la giovane cineasta.

L’estetica del film è ispirata al cinema fiabesco dell’Europa dell’est, tra gli anni Sessanta e Settanta, in cui ambientazioni gotiche e illuminazione naturale si fondevano con una crudezza realistica, creando equilibrio tra fantasia e realtà. Contributi fondamentali per ottenere tale risultato quello del direttore della fotografia Marcel Zyskind, che è riuscito a riprodurre in digitale una qualità visiva molto ‘tattile’ da simulare la pellicola di celluloide, e della costumista Manon Rasmussen, veterana collaboratrice di tutti i film di Lars von Trier, con abiti originali che sembrano estensioni dei personaggi.

Girato in Polonia in luoghi come il castello di Gołuchow e un monastero in rovina vicino a Lubiaz, The ugly stepsister brilla dell’ottima prova della protagonista Lea Myren, al debutto su grande schermo negli abiti di Elvira dopo alcuni ruoli per delle serie televisive. La giovane attrice di Oslo, nonostante una fisicità attraente, restituisce l’impaccio della ‘bruttezza’ in modo davvero credibile, attraversando una variegata vastità di sentimenti, dall’innocenza della sognatrice romantica al dolore della follia, con un tocco comico in molte sequenze di un’opera, comunque, coi toni grotteschi della parodia.

Affilata critica al condizionamento imposto alle bambine fin dall’infanzia, a proposito del loro ruolo domestico e subalterno, con l’istituto femminile che pare vero e proprio allevamento di fanciulle sottomesse – inevitabilmente reo di produrre una figura tragica come Elvira, contrapposta alla sorella Alma, emblema di un femminile sano e decisamente più indipendente dalla voluttà del maschio – The ugly stepsister di Emilie Blichfeldt, dopo l’esordio al Sundance Film Festival e l’anteprima europea alla 75ª Berlinale, sarà sugli schermi italiani dal prossimo 30 ottobre distribuito da I Wonder Pictures.