A distanza di quasi un secolo e mezzo dal celebre soggiorno romano con la moglie Cosima (1876), Richard Wagner torna protagonista della vita musicale della capitale e, per la prima volta, le due istituzioni lirico-sinfoniche capitoline hanno collaborato aprendo le rispettive stagioni con le rappresentazioni di due opere del grande compositore tedesco: La Valchiria all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Daniel Harding (la prima, lo scorso giovedì 23 ottobre), e Lohengrin al Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Michele Mariotti (il prossimo 27 novembre). Queste due produzioni sono affiancate da iniziative collaterali e, oltre a una promozione speciale per il pubblico, due mostre dedicate al rapporto tra Wagner e Roma – allestite presso le due fondazioni – con l’esposizione di bozzetti, foto, lettere, e documenti d’epoca.

Quella a Santa Cecilia è dedicata proprio al soggiorno romano del musicista durato quasi un mese (organizzato dopo la prima del Ring des Nibelungen a Bayreuth) e i luoghi maggiormente frequentati durante la permanenza, che furono Villa Caffarelli, l’Ambasciata di Prussia a Roma e la sede dell’Associazione artistica internazionale di vicolo d’Alibert, dove si tennero due importanti ricevimenti in suo onore. Durante quel periodo, Wagner incontrò numerose personalità dell’epoca, dalla contessa Sayn-Wittgenstein agli archeologi Helbig e Curtius, dal letterato Pietro Cossa al filosofo Joseph Arthur de Gobineau, dai pittori Scipione Vannutelli e Guglielmo De Sanctis, allo scultore Ettore Ferrari che realizzò il noto busto in gesso dell’artista (esposto in mostra, gentilmente concesso in prestito dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma).
Tra i musicisti incontrati spicca la figura di Giovanni Sgambati, allievo di Liszt, i cui quintetti per archi e pianoforte riscossero non solo l’approvazione di Wagner, ma addirittura il suo personale interessamento affinché li pubblicasse la casa Schott di Magonza, da allora il principale editore del musicista romano. Durante la permanenza, Wagner fu inoltre insignito dell’aggregazione all’Accademia di Santa Cecilia in qualità di socio ‘illustre’, come testimoniano i documenti conservati nell’Archivio storico dell’istituzione. In mostra anche una selezione di foto che illustrano le varie fasi dell’allestimento delle scenografie per la produzione della Valchiria, con la regia di Vincent Huguet e l’impianto scenico di Pierre Yovanovitch.

Passando al Teatro dell’Opera di Roma, per il secondo anno, la nuova sala espositiva (inaugurata con l’evento Tosca 125) ospita una mostra, questa volta dedicata espressamente al Lohengrin e che debutterà sabato 27 novembre. Il concept espositivo ruoterà attorno a una serie di sezioni che illustreranno alcuni episodi della vita del Teatro legati al titolo wagneriano. Una sarà dedicata a bozzetti, figurini e costumi, appartenenti all’allestimento storico del 1929 (allora Teatro Reale dell’Opera): prestigiosa produzione firmata dal poliedrico artista figurativo Duilio Cambellotti (1876-1960) in qualità di scenografo e costumista, affiancato nella realizzazione dei costumi da Luigi Sapelli (in arte Caramba), primo vero importante sarto teatrale.
Sarà esposto anche un cimelio di proprietà della Fondazione: una delle due copie esistenti del busto in gesso di Wagner, scolpito da Ettore Ferrari nel 1876. Ad altri aspetti particolari della storia del Teatro Costanzi sarà invece dedicata una ulteriore sezione, caratterizzata da documenti audiovisivi di interesse storico.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Wagner La Valchiria
    locandina della scorsa estate
    lo spettacolo è sold aut da tempo in tutte le date
    (courtesy Fondazione Accademia Nazionale di Santa Cecilia)
  2. Lohengrin di Richard Wagner
    particolare immagine guida dell’opera (fonte)
    (courtesy Ufficio Stampa Teatro dell’Opera di Roma)