Peter Sellars che per il suo debutto con l’Opera di Roma firma la prima italiana di Adriana Mater, opera in due atti e sette scene, di Kaija Saariaho (Helsinki, 14 ottobre 1952 / Parigi, 2 giugno 2023), compositrice finlandese, una delle poche artiste contemporanee ospitate al Metropolitan Opera di New York nel 2021. Tra l’altro, in quello stesso anno, le venne conferito, dalla Biennale Musica, il Leone d’Oro alla carriera e, la sua ultima opera, Innocence, è stata accolta da un trionfo di pubblico e critica al festival di Aix-en-Provence.

Adriana Mater, su libretto del giornalista Amin Maalouf, debuttò nel 2006 a Parigi con la regia di Sellars, che ci è poi tornato più volte fino all’ultima ripresa nel 2023 a San Francisco, poco prima della scomparsa della compositrice. Sellars l’ha rimessa in scena in un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma.

La vicenda si consuma in uno scenario bellico in cui una madre, Adriana, deve affrontare una maternità a seguito di una violenza fisica e, seppur frutto dell’abuso del soldato Tsargo, la protagonista decide di portare a termine la gravidanza nonostante l’opposizione della sorella Refka. Una volta cresciuto però, il figlio Yonas, manifesta un’oscura irrequietezza, che insinua nella protagonista il dubbio che l’animo di quel giovane uomo, sia fatalmente legato alle circostanze violente della sua nascita.

Il regista, innovativo e audace, noto per la sua capacità di fondere elementi della cultura europea con quelli della tradizione americana, ha spiegato: «Kaija Saariaho ed io abbiamo avuto una lunga e molto profonda amicizia. Spesso diceva “voglio scrivere un’opera su una madre, perché in tutta la storia dell’opera non c’è mai stato un lavoro teatrale su una madre scritta da una donna”.

Mentre Kaija detestava che la gente continuasse a dire “oh, è una compositrice donna”, c’è comunque qualcosa che una donna sa e che un uomo non sa, ed è cosa significa diventare madre, avere due battiti nel cuore in un solo corpo. Adriana Mater è un’opera immensa, potente, ma con solo quattro personaggi, come una tragedia greca».

Sul podio eccellente lettura di Ernest Martínez Izquierdo, anche lui al suo primo impegno con la Fondazione capitolina. Il direttore spagnolo conosce bene l’opera avendo lavorato con Saariaho per trent’anni. Il cast canoro è formato: nel ruolo della protagonista, dal mezzosoprano Fleur Barron; la soprano Axelle Fanyo è Refka – la rivedremo a Roma il prossimo marzo in Ariadne auf Naxos nel ruolo del titolo – il tenore statunitense Nicholas Phan e il baritono Christopher Purves sono è Yonas e Tsargo.

Il coro è affidato a Ciro Visco, i costumi sono di Camille Assaf, le luci di Ben Zamora e il suono è curato da Timo Kurkikangas. Questa recensione si riferisce alla replica di domenica 12 ottobre, peccato per la mancanza del pubblico delle grandi occasioni che l’opera meritava; di certo, ogni presente, era estremamente incuriosito e attentissimo.

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma sul palcoscenico con le quattro straordinarie voci soliste, si sono mosse su pedane illuminate magistralmente, in atmosfere sempre suggestive. Alla fine, grandi applausi per tutti.