A Treviso, prorogata fino a domenica 14 settembre, al museo civico di Santa Caterina prosegue la grande mostra sull’Amore Sublime tra Cristo e la Maddalena. Curata da Fabrizio Malachin e accompagnata da un catalogo Cierre Edizioni, oltre all’originalità del tema, propone, accanto a capolavori notissimi, una trentina di opere inedite – come una preziosa tavola tedesca di Jan Polock o la grande terracotta di Leonardo Del Tasso con la penitente ricoperta dei soli lunghi capelli, opera del 1500 circa, posta in dialogo con la scultura lignea di Romualdo di Candeli (1455), entrambe frutto memori della Maddalena lignea di Donatello per il Battistero di Firenze, oggi al Museo dell’Opera del Duomo – o mai proposte in una mostra come le sculture lignee con il Crocifisso o l’Imago Pietatis, le terrecotte, l’ardesia di Arduino, le tele di Fontebasso, Bellucci, Passerotti, Tornioli, Seiter, Gennari.

Non è mancata la scoperta sensazionale, la rinascita di un capolavoro devozionale ritenuto perduto, un raffinato Guercino (attribuibile per un’iscrizione sul retro) scomparso da due secoli «un pezzo che piace altro non respirando che la pietà […] non è capace che di far nascere eccellenti e salutevoli pensieri […] provoca riflessioni spirituali e gesti di rincrescimento né il sentimento del pentimento possono essere portati a più sublime grado di perfezione» (Gerini, 1759).
Restaurata (2023) è stata individuata da Martina Ingendaay come parte (prima della dispersione) della collezione dei marchesi Gerini, casato fiorentino di antica nobiltà vicina alla corte medicea, dove si trovava assieme al suo pendant, San Pietro penitente oggi alla National Gallery di Edimburgo. Le due opere furono concepite assieme fin dall’origine: risultano citate nel Libro dei conti nel 1638, commissionate dal cardinale Ciriaco Rocci, legato apostolico a Ferrara. Il Rocci, forse con qualche ambizione di nomina papale, la offrì (insieme alla tela con san Pietro) in dono, prima del conclave convocato nel luglio 1644, al cardinale decano Carlo de’ Medici. Il dono non sortì l’effetto sperato, visto che papa lo divenne Fabio Chigi, Alessandro VII. Per il tramite dei Medici l’opera giunse a Firenze, e quindi ai Gerini che, a causa di una situazione economica non florida, furono costretti a cedere la loro prestigiosa collezione. La Maddalena Rocci/Gerini fu tradotta in incisione da Lorenzo Lorenzi e Francesco Vanni. Grazie proprio all’incisione possiamo conoscere la forma originale del dipinto che oggi si presenta rifilato nei quattro lati. In un giusto equilibrio tra naturalismo e idealismo, questa tela offre la visione tanto eloquente quanto intima delle emozioni di un’eroina biblica che diventa emblema reale di bellezza pura, estetica e spirituale.

Insomma, una mostra da non perdere perché, in modo tematico, emozionale e multidisciplinare, accompagna il visitatore in una storia di perdono e redenzione, di sofferenza e riscatto, di desiderio e forti emozioni. Una storia d’amore che artisti di ogni epoca, dal Medio Evo al contemporaneo, hanno eternato in capolavori carichi di affetti, tensioni, pathos, e, se proprio vogliamo dirla tutta, anche di sensualità. Una storia che ha affascinato anche il grande cinema, pensata per tutti, credenti e non, famiglie e ragazzi, dove si intrecciano continuamente le arti e lo stupore aumenta di sala in sala. Non è solo la storia di Maria Maddalena, ma quella di una donna o di un uomo… un esempio.
Il Curatore, sottolinea «Tutto prende il via dalla fonte delle fonti, la Bibbia. Tutti gli evangelisti attestano la sua presenza, nominandola esplicitamente, nei momenti finali della vita terrena del Nazzareno, nelle fasi più convulse e tragiche della Passione, fino alla Resurrezione. Paura, rabbia, tristezza, disprezzo, solitudine, ma anche speranza, gioia, sorpresa, esaltazione sono emozioni che caratterizzano la vita della santa e il suo esempio è oggi attualissimo, un autentico manuale di ‘educazione alle emozioni’, di come riconoscerle, gestirle, dominarle, comunicarle eccetera: educazione alle emozioni di cui tutta la nostra società ha tanto bisogno».
Quell’Amore Sublime rivive in oltre cento miniature, dipinti, sculture, oreficerie e tessili, opere datate dal Medio Evo ad oggi, provenienti da prestigiose istituzioni e, di questo prezioso insieme, fanno parte anche due nuclei eccezionali. Il primo, frutto della collaborazione con il Museo tedesco di Freising (potendo esporre per la prima volta nel nostro Paese, opere tedesche dal Quattorticesimo al Dicittesimo secolo), il secondo valorizza il territorio trevigiano, con fondamentali prestiti.

Suddivisa in tredici sezioni, inizia con la Crocefissione in cui, con la Madonna e Giovanni, è protagonista nella sua umana disperazione. La stessa Croce, nella trasposizione di grandi maestri, è la naturale protagonista della successiva sezione, nel suo valore simbolico e identitario.
Altri capolavori fanno esplodere in pura emozione il dolore urlato di Maddalena di fronte al Cristo deposto dalla Croce. Al centro di una sala dove le luci sono abbassate, brilla uno dei tanti capolavori di questa mostra davvero unica: la grande tavola bifacciale di Jan Polack raffigurate la Deposizione (fronte) e la Decapitazione di San Paolo (retro). In quest’opera la Maddalena è raffigurata in mantello verde e veste rossa foderata di pelliccia, con la parte superiore del petto scoperta, a ricordo della sua precedente vita mondana.
L’iconografia della redenzione di Maddalena ha avuto ampia fortuna dopo il Concilio di Trento, divenendo simbolo della penitenza e vista come una nuova Eva.
Nell’Ottocento diviene poi archetipo di una spiritualità universale che supera il credo. A volte, addirittura spariscono i simboli religiosi (Penitente di Canova) e l’attenzione degli artisti esalta la femminilità della santa. Superata la caduta e compiuta la redenzione, Maddalena viene celebrata anche in nudi di spirituale verità o in momenti di languido abbandono. Addormentata o svenuta, giacente o seduta, è emblema di femminilità: pietismo religioso e carnalità si uniscono dando vita a opere pienamente romantiche.

Il confronto sul tema della Via Crucis tra i due artisti trevigiani – Alberto e Arturo Martini – il più importante pittore simbolista italiano e l’ultimo grande scultore, aprono una delle sezioni della mostra. Le loro opere gettano un ponte tra l’Ottocento e il contemporaneo.
In una sezione curata da Carlo Sala, ad essere proposte sono alcune, originali interpretazioni di artisti contemporanei.
Il personaggio di Maria Maddalena ha sollecitato il cinema di tutte le epoche, dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore. La maggior parte dei film tratti dai racconti evangelici, soprattutto riguardanti la Passione, la vedono plasticamente ai piedi della croce, riprendendo l’iconografia affermatasi nei secoli, a cominciare dai lunghi capelli sciolti che hanno offerto l’opportunità, in tanti kolossal, di sfoggiare da parte delle dive abbondanti chiome lucenti e sinuose.

Particolarmente interessante il saggio in catalogo curato da Marco Vanelli dove viene approfondito il rapporto Maddalena/schermo rilevando come esistano diversi titoli dedicati a lei utilizzando sì riferimenti degli evangelisti, ma attingendo anche alla libera fantasia degli sceneggiatori inserita quindi in contesti suggestivi, giocando con una certa libertà sulla compresenza di sacro e profano che la sua figura evoca. In altri casi il legame è meno diretto, solitamente attualizzazioni contemporanee della figura di Cristo con al fianco una donna dal passato torbido, ma destinata a redimersi.
C’è poi stato il boom di curiosità derivante dal best seller di Dan Brown Il codice Da Vinci, basato su bizzarre interpretazioni leonardesche e sul Vangelo gnostico di Filippo che è stato frainteso ad arte. Ne sono derivati film e tutta una serie di documentari televisivi capaci di alimentare, con l’autorità delle testimonianze di studiosi seri e meno seri, curiosità malsane di molti spettatori.

In almeno due casi il personaggio di Maria Maddalena – per i registi Augusto Genina e Kawalerowicz Kawalerowicz – è diventato emblema di percorsi personali orientati verso un riscatto umano e spirituale, pur all’interno di racconti melodrammatici e spettacolari.
Marco Vanelli elenca tutti i titoli dedicati a Maria Maddalena, o dove la sua figura ha un ruolo da protagonista, una filmografia davvero ricca, ben ottantanove titoli dal 1912 a oggi.