Compie cinquant’anni l’opera che diede attenzione internazionale al regista Milos Forman facendo di lui uno dei nomi di punta di Hollywood: Qualcuno volò sul nido del cuculo. Un grande film per la qualità formale, ma anche e soprattutto per l’impegno civile del contenuto, rimasto a lungo l’ultimo film a trionfare in tutte e cinque le categorie più importanti degli Oscar: film, regia, attore, attrice e sceneggiatura; in questo caso ‘non originale’ perché adattata dal romanzo omonimo del 1959 di Ken Kesey, pubblicato tre anni dopo, ispirato a sue esperienze personali.
La vicenda è ambientata in un ospedale psichiatrico dell’Oregon, dove il detenuto Randle Patrick McMurphy viene ricoverato per analizzarne la psiche e l’eventuale pericolosità sociale; in pratica la direzione deve appurare se il soggetto è vittima di una qualche forma di nevrosi, o se si tratta dello stratagemma di un individuo, comunque esuberante, per sottrarsi ai lavori forzati imposti dalla detenzione al penitenziario.
All’interno della struttura McMurphy incontra un gruppo di uomini, a suo dire non certo più folli di tanti che girano liberi per strada, con problemi esistenziali, in gran parte reclusisi spontaneamente, che si sentono inadeguati alla società esterna; tra loro anche un pellerossa d’imponente corporatura sordomuto, Capo Bromden, che nel libro originale è voce narrante. Il nuovo arrivato avrà modo di conoscere anche il personale dell’istituto, diviso tra crudeli infermieri che si accaniscono sui più fragili e figure dirigenti che con abnegazione operano nell’ottusa ferrea convinzione di perseguire il bene dei pazienti; un bene definito però da codici convenzionali sterili e distanti da una vera comprensione delle esigenze individuali, com’è prassi della glaciale direttrice della sezione maschile, l’infermiera Mildred Ratched.

Il tema principale del film è una riflessione sulla libertà e su quanto può essere rivendicata o esercitata in una società profondamente repressiva, per questo un uomo libero come Kirk Douglas – lui fece tornare Douglas Trumbo al lavoro sulla sceneggiatura di Spartacus, rompendo finalmente dopo anni la sua messa al bando maccartista – acquisì subito i diritti del romanzo, traendone una pièce teatrale e contattando per primo Milos Forman in Cecoslovacchia per fare il film. Ma il libro fu sequestrato dalla censura e non passò la Cortina di Ferro, all’insaputa del cineasta che lo ricevette poi solo dieci anni dopo da Michael Douglas, con Saul Zaentz produttore del film, iniziando a lavorare al progetto.

Identificando i trattamenti in ospedale con i meccanismi dell’oppressivo regime comunista in patria, Forman stabilì subito che l’approccio al racconto doveva essere realistico e ingaggiò un gruppo di attori praticamente sconosciuti per interpretare i malati: un quasi esordiente Danny De Vito, quel Vincent Schiavelli che sarà poi presente da caratterista di piccoli ruoli in ognuno dei film successivi del regista, il Christopher Lloyd diventato poi famoso come Doc nella saga di Ritorno al futuro e un giovanissimo Brad Dourif – è il fragile Billy Bibbit – che per la sua prova fu candidato all’Oscar e avrebbe ampiamente meritato la statuetta.

Nei panni del protagonista un Jack Nicholson già noto, ma non ancora all’apice della fama, con all’attivo titoli iconici come Chinatown di Roman Polanski e Professione reporter di Michelangelo Antonioni, che qui inaugura la galleria di personaggi istrionici che seguiranno. Magistrale anche la prova di Louise Fletcher, impegnata a incarnare la povertà spirituale disarmante della gelida miss Ratched. Nella parte fondamentale del Grande Capo Bromden, che necessitava un pellerossa di notevole possenza fisica, quasi per caso fu scritturato Will Sampson, pittore e guardaboschi, esordiente assoluto che dopo questo suo primo film prese parte a più di altri venti titoli.

Qualcuno volò sul nido del cuculo è un’opera, contrariamente a ciò che si pensa oggi che una legge in Italia ha chiuso sulla carta gli ospedali psichiatrici, estremamente attuale, perché società e potere costituito continueranno sempre a voler rieducare il difforme, piegare lo spirito anarchico critico che non sta a subire le regole del sistema in silenzio. Le norme per gestire il TSO – trattamento sanitario obbligatorio attualmente in vigore si prestano a strumentalizzazioni per annientare il dissenso, ancor di più quando è promotore di una protesta chi ha a supporto prove scientifiche e analisi oggettive, com’è il recente caso di Enrico Gianini.

Questo grande film di Milos Forman porta in primo piano il tema della salute mentale, difficile perfino da inquadrare in confini stabiliti, perché è l’animo umano nella sua fragile complessità a non avere nette demarcazioni che lo definiscono. È opinione diffusa nella psichiatria moderna, l’inesistenza di una cura per la condizione umana e Qualcuno volò sul nido del cuculo affermava questo principio già mezzo secolo fa. Se non è un capolavoro, ci si avvicina parecchio.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. La vita nel reparto psichiatrico scandita da inutili riunioni che diventano un gioco al massacro
  3. L’arrivo di McMurphy nell’istituto è elemento di destabilizzazione dell’ordine repressivo
  4. Uno straordinario Brad Dourif è il giovane Billy Bibbit / Danny De Vito è Martini / Vincent Schiavelli è Fredrickson / Un ottimo Sidney Lassick è Cheswick / Christopher Lloyd è l’ossessivo Taber
  5. Come poli contrapposti di un conflitto non dichiarato, Jack Nicholson e Louise Fletcher sono McMurphy e l’infermiera Ratched
  6. Come fosse una quercia, la possenza di Will Sampon nel ruolo di Capo Bromden incarna la saggezza degli avi in un mondo disordinato in preda a violenza e follia
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    © 1975 Fantasy Film / Warner Bros

IN COPERTINA

Will Samson è Capo Bromden, con Jack Nicholson nel ruolo di McMurphy
© 1975 Fantasy Film / Warner Bros

courtesy Ufficio stampa Warner Bros

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: One flew over the cuckoo’s nest
  • Regia: Milos Forman
  • Con: Jack Nicholson, Louise Fletcher, William Redfield, Brad Dourif, Michael Berryman, Peter Brocco, Dean R. Brooks, Alonzo Brown, Scatman Crothers, Mwako Cumbuka, Danny De Vito, William Duell, Josip Elic, Lan Fendors, Nathan George, Ken Kenny, Mel Lambert, Sydney Lassick, Kay Lee, Christopher Lloyd, Dwight Marfield, Ted Markland, Louisa Moritz, Phil Roth, Will Sampson, Mimi Sarkisian, Vincent Schiavelli, Marya Small, Delos V. Smith Jr, Tin Welch
  • Soggetto: Ken Kesey dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Laurence Hauben, Bo Goldman
  • Fotografia: Haskell Wexler
  • Fotografia aggiunta: Bill Butler, William Fraker
  • Musica: Jack Nitzsche
  • Montaggio: Lynzee Klingman e Sheldon Kahn
  • Scenografia: Paul Sylbert
  • Costumi: Agnes Rodgers
  • Produzione: Saul Zaentz e Michael Douglas in associazione con Martin Fink per Fantasy Film, Berkeley, California
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 1975
  • Durata: 133′ minuti