Quattro sale del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti ospitano un evento espositivo che ricostruisce i trent’anni fondamentali della storia della moda italiana, prima della sua definitiva affermazione internazionale.
Curata da Fabiana Giacomotti, promossa dal Ministero della Cultura, organizzata e realizzata da Archivio Luce Cinecittà in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, capi d’abbigliamento con contributi audiovisivi e fotografici articolano il percorso, che racconta come la moda italiana si sia andata definendo – tra innovazione tessile, ricerca estetica, artigianato d’eccellenza e strategie commerciali – ben prima della famosa sfilata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti del 1952.
La Curatrice, spiega: “La genesi della moda italiana riflette la storia del Paese. È una narrazione a più voci e fra diversi centri: Venezia, dove si tiene la prima sfilata collettiva di moda italiana e francese nel 1926, quasi in contemporanea con Milano, e poi Torino, dove nel 1935 nasce l’Ente Nazionale della Moda. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e fino alla formazione di un primo “sistema moda” nazionale, grazie al progetto di Giovanni Battista Giorgini e all’affermazione del mito della Sala Bianca, per un quinquennio le città italiane si battono per conquistare il primato in un settore in rapida espansione.“
Fabiana Giacomotti, prosegue: “Questa esposizione, che presenta per la prima volta una selezione ragionata dell’immenso patrimonio filmico, fotografico e documentaristico dell’istituto Luce, in parte inedito, oltre a cinquanta capi e accessori di maison leggendarie e in buona parte scomparse, intende raccontare l’evoluzione dello stile italiano nel trentennio nel quale si forma la sua coscienza critica e storica, si consolida il suo orgoglio di appartenenza, si saggia e si costruisce la sua industria tessile e la sua filiera, secondo un modello rimasto unico al mondo“.

Intrecciando episodi poco noti con nomi leggendari, la mostra offre uno sguardo nuovo sulle radici del Made in Italy, con un nucleo importante di fotografie e filmati in dialogo con capi e accessori provenienti in parte da prestigiosi musei e, per l’altra parte, da archivi di impresa o di privati.

Chiara Sbarigia, la Presidente di Cinecittà, ha sottolineato: “I materiali dell’Archivio Luce costituiscono il cuore visivo e narrativo di questa mostra. Attraverso filmati, fotografie e cinegiornali, si ricompone un mosaico di memoria collettiva che ci parla di sperimentazioni tessili, di sfilate tenutesi già negli anni Venti e dell’importanza crescente dell’industria italiana nella lavorazione della seta, della viscosa negli anni Trenta e del Lanital negli anni Quaranta. Emergono così le innovazioni dell’industria della moda, i legami con il cinema hollywoodiano e il ruolo cruciale di tante figure – donne e uomini – che, attraverso l’abito, hanno promosso un’idea di Italia moderna, creativa e aperta al dialogo internazionale. Moda in Luce rende evidente come la storia della moda italiana affondi le sue radici in un processo articolato che l’Istituto Luce ha avuto il merito, e la responsabilità, di seguire passo passo, raccontandone le ambizioni, le contraddizioni e i traguardi.”

“Moda in luce 1925-1955. Alle origini del Made in Italy” presenta, infatti, opere di Maison storiche – alcune scomparse – come Ventura, Radice, Tortonese/La Merveilleuse, Gandini, Montorsi, Villa, Fontana, Palmer, Biki, Carosa, accanto a nomi celebri come Maria Monaci Gallenga, Fortuny, Simonetta Visconti, e un rarissimo capo della “Tessitrice dell’Isola”, baronessa Gallotti. Non mancano firme note tutt’oggi, ma già attive nel periodo: Gucci, che presenta la sua “numero uno”, una borsa da sera della fine degli anni Venti mai esposta, Salvatore Ferragamo con il sandalo “invisibile” del 1947, ed Emilio Pucci, in mostra con i primi capi ancora etichettati “Emilio“.

Numerosi gli inediti degli anni Quaranta e Cinquanta di grande firma sia registica sia sonora come quella di Romolo Marcellini e Roman Vlad. Presente in mostra la versione restaurata del documentario Sette canne per un vestito, realizzato nel 1948 da Michelangelo Antonioni. Sono moltissimi, infine, i filmati di moda stranieri che si intervallano con quelli italiani fino ai primi anni Quaranta, che permettono di tracciare una storia inedita anche dei rapporti fra la moda italiana e quella d’Oltralpe e d’Oltreoceano, sia prima sia immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Preziosa la documentazione storica esposta, con cataloghi di tessuti, “attestati di italianità” e libri rari, che restituiscono un quadro completo e originale della moda italiana. Ad arricchire la mostra, un catalogo edito da Silvana.

Dettagli

Didascalie immagini

  • locandina evento
  • a seguire, alcuni scatti all’interno della mostra
    crediti foto:
    Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi
    Ministero della Cultura

(courtesy Emanuela Montagno Studio Errani)