Tre giorni fa, a Parigi, si è spento Sebastião Ribeiro Salgado Júnior (nato Aimorés, nello Stato brasiliano di Minas Gerais, l’otto febbraio 1944), forse il più grande fotografo contemporaneo per la poeticità di uno stie etico, e unico, nel raccontare in bianco e nero. Impegnato, per oltre cinquant’anni a documentare la vita degli esseri umani e del pianeta, il suo ultimo progetto, “Ghiacciai“, è in corso in Trentino – tra Rovereto e Trento – con oltre sessanta fotografie in grande e grandissimo formato, una galleria di immagini esclusive, in gran parte inedite, selezionate per l’occasione.

Una mostra-manifesto che celebra i ghiacciai del mondo nell’anno dedicato alla loro conservazione e proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di sensibilizzare la società sul ruolo essenziale nel sistema climatico e idrologico globale. Nata da un’idea del Trento Film Festival, la mostra – curata da Lélia Wanick Salgado, prodotta in collaborazione con Contrasto e Studio Salgado, con il coordinamento di Gabriele Lorenzoni (Mart) e Luca Scoz (Muse) – è visitabile, fino a domenica 21 settembre, al Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto e fino all’11 gennaio 2026, al Muse – Museo delle Scienze di Trento.

Un nuovo tributo visivo con il quale l’artista invita, ancora una volta, purtroppo l’utima, a riflettere sulla vita, sulla salvaguardia degli ecosistemi, sui comportamenti rispettosi e consapevoli. Fin dai primi monitoraggi scientifici negli anni Sessanta, è emerso con chiarezza come, di decennio in decennio, si possa registrare una costante, drammatica, riduzione di volume e superficie dei ghiacciai di tutto il mondo, alcuni dei quali sono già, di fatto, estinti.

La scomparsa dei ghiacciai comporta, in primo luogo, la perdita culturale di panorami inestimabili, accecanti nella loro maestosità, capaci di affascinare generazioni di viaggiatori, artisti e poeti. I ghiacciai sono elementi fondamentali nella regolazione del ciclo idrologico e del clima locale e globale, sono vivi e fautori di vita, da loro dipendono l’approvvigionamento di acqua potabile di due miliardi di persone e due terzi dell’agricoltura irrigua mondiale.

Dopo l’imponente progetto “Genesis”, dedicato alle regioni più remote del pianeta per testimoniare la maestosa bellezza di mondi in cui natura, animali ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’’ambiente, con il successivo progetto “Amazônia” Salgado aveva intrapreso una serie di viaggi per catturare l’incredibile ricchezza e varietà della foresta amazzonica brasiliana e i modi di vita dei suoi popoli.

Con “Ghiacciai” a essere stata cattura è la bellezza mozzafiato delle masse glaciali: dalla Penisola Antartica al Canada, dalla Patagonia all’Himalaya, dalla Georgia del Sud alla Russia, le fotografie ritraggono, in un bianco e nero ricco di contrasti, alcuni dei luoghi più studiati da ricercatori che indagano la storia geologica della Terra, così come le conseguenze a breve e lungo termine della crisi climatica e del riscaldamento globale.

Per il Mart di Rovereto Salgado ha scelto oltre cinquanta scatti di ghiacciai di tutto il mondo che costituiscono un percorso unico, emozionante e suggestivo. La mostra si chiude con una “sala video” nella quale – Mart e Trento Film Festival – propongono una selezione tematica di film che si apre con Icemeltland park, di Liliana Colombo (Italia/Regno Unito, 2020, 40’), premiato nell’edizione 2021 del Festival con la Menzione Speciale della Giuria.

Al Muse di Trento le fotografie di Salgado costituiscono una grande installazione site specific sospesa nel “Grande Vuoto”, lo spazio che l’architetto Renzo Piano ha immaginato come cuore pulsante del museo. Scattate tutte in Canada, nel Parco nazionale e riserva di Kluane, costituiscono un unico grande ciclo fotografico.

L’evento epositivo è completato da un ricco catalogo edito da Contrasto e introdotto da una splendida, quanto evocativa, poesia:
Sostammo, e avventurammo lo sguardo
giù per le verdi fauci dolenti,
e ci si sciolse il vigore nel petto
come quando si perde una speranza.
Dentro gli dorme una forza triste:
e quando, nel silenzio della luna,
a notte rado stride e rugge,
è perché, nel suo letto di pietra,
torpido sognatore gigante,
lotta per rigirarsi e non può.
(Primo Levi, Il Ghiacciaio, 1946)