Nell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale prosegue, fino a lunedì 29 settembre, “L’oro dipinto. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia” un nuovo approfondimento scientifico sulle “vie veneziane” della civiltà: una scuola pittorica, quella veneto-cretese, a metà, per più di quattro secoli, tra Oriente bizantino e Occidente latino.

La mostra curata da Chiara Squarcina, Andrea Bellieni e Katerina Dellaporta, focalizza storicamente e stilisticamente una “scuola” pittorica che, con le sue originalissime peculiarità, ha rappresentato un solido ponte culturale tra le nazioni italiana e greca. In particolare tra l’isola di Creta – ovvero la Candia perla dello “Stato da Mar” della Serenissima – e la madre-patria Venezia. Quasi quattro secoli di continuo vivace scambio, sia di manufatti pittorici, sia di vera immigrazione, temporanea, ma talvolta anche permanente di artisti “iconografi” attivi in laguna; specie dopo la definitiva caduta in mano ottomana dell’isola di Candia nel 1669.

Un mondo di immagini da scoprire insieme ai loro originali artefici: tra questi anche Dominikos Theotokopoulos, divenuto poi El Greco. L’oro dipinto, che fa risplendere di luce spirituale le icone e fa da sfondo a una lunga storia di intense relazioni. Un filo dorato lega le vicende storiche, artistiche, gli equilibri diplomatici e la devozione nel Mediterraneo. Dopo la Caduta di Costantinopoli (1453) Candia diviene il più importante polo artistico per l’antica tradizione bizantina, alla quale si richiamano fedelmente oltre cento botteghe di “madoneri”, soprattutto autori di immagini devozionali popolari. Parallelamente Venezia – come una nuova Bisanzio – vede l’arrivo di un numero sempre maggiore di opere e di artisti dall’isola dell’Egeo: “pittori iconografi” in viaggio o immigrati tra Creta, le isole dello Ionio e la capitale.

Il risultato fu l’incontro e l’originale sintesi tra la nativa impronta aulica bizantina – già una delle anime essenziali della stessa tradizione veneziana – e il linguaggio figurativo occidentale, prima tardogotico, poi rinascimentale, umano-centrico, naturalistico e vivace. Una relazione fortunata si intreccia senza mai esaurirsi, dall’aureo rinascimento veneto fra Quattro e Cinquecento, fino alle soglie dell’Ottocento, con momenti di sempre originale simbiosi. L’esposizione vuole rappresentare un’occasione, preziosa e finora rara in Italia, di rilettura e approfondimento su un fenomeno culturale che fu rilevantissimo e ancora poco indagato.

Attraverso un racconto affascinante, con oltre centocinquanta opere di cui trenta provenienti dalla Grecia, il visitatore può percepire l’intensità di un dialogo culturale e spirituale che ha plasmato un patrimonio pittorico unico e sorprendente, osservando da vicino l’evoluzione stilistica di autori che hanno saputo interpretare due mondi, quello bizantino e quello occidentale, fondendoli in una sintesi di rara bellezza e modernità.

Nella seconda e ultima sala trova spazio l’installazione interattiva basata su una rete neurale: un sistema creato con l’intelligenza artificiale che ha scansionato e immagazzinato le icone in mostra, i quadri e le immagini per creare una rete in grado di reinterpretare tutta l’iconografia attraverso il solo tocco della mano sullo schermo. In questo modo, il visitatore, dopo aver ammirato con lo sguardo tanti capolavori, diventa per un momento pittore avendo l’occasione di riprodurre, con un piccolo gesto, la propria opera d’arte. È possibile scegliere fra tre iconografie: le figure, l’angelo e il San Giorgio, opzionando poi le dimensioni delle immagini e la loro permanenza. Gli elementi delle icone si concatenano e le forme prendono corpo istantaneamente, sia sullo schermo che nella proiezione a parete, per pochi effimeri secondi, dando vita a un susseguirsi di immagini in movimento.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Antiga.