
A quasi due anni dall’esordio sugli schermi all’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, il bellissimo e toccante dramma polacco Kobieta z… di Małgorzata Szumowska e Michał Englert è finalmente arrivato nelle sale italiane con il titolo Questa sono io, distribuito da I Wonder Pictures.
Frutto di un’idea coltivata a lungo dalla coppia di cineasti, che ha iniziato a pensare al progetto più di vent’anni fa, e costruito su molteplici esperienze esistenziali di diverse persone in transizione, il racconto si snoda in un arco temporale di quarant’anni seguendo il doloroso percorso di ricerca di sé del protagonista Andrzej Wesoly. Un lungo viaggio verso l’affermazione di un’identità più vera come Aniela, perché corrispondente alla propria immagine interiore. Un percorso personale che diventa, nell’ampio arco temporale del racconto in un preciso contesto storico, rappresentazione metaforica dei mutamenti sociali di un intero popolo, partendo dal Paese schiacciato sotto il regime comunista subordinato al dominio sovietico, in cui la libertà individuale non trovava spazio, fino ad arrivare alla polarizzazione tra liberali e conservatori della contrapposizione ideologica di oggi, nell’attuale Stato democratico contemporaneo, dove certe battaglie sono oggetto di strumentalizzazione politica. Nel mezzo quella stagione unica di unità nazionale e solidarietà in cui un intero popolo si è coalizzato per far cadere il potere illiberale dominante, non a caso sotto le bandiere del sindacato Solidarność che nel suo nome esplicava questa unità, diede un contributo determinante a porre fine a un governo repressivo.

La Polonia, unico Paese europeo a non avere leggi sulla transizione di genere, espone le persone che non si riconoscono nella propria fisicità alle procedure legali in uso nei tribunali; perciò chi voglia intraprendere tale percorso è costretto a fare causa ai propri genitori, imputando loro una responsabilità che crea lacerazioni profonde nelle famiglie, per la necessità di avere una sentenza che legittimi tale scelta. Forse per questa sua urgenza, il film è privo dell’irritante “militanza” che, assunta da certa ideologia, usa legittime istanze di libertà per spacciare teorie tossiche a danno dei più giovani.

La forza di Questa sono io sta nella capacità di dare voce a un’umanità dolente discriminata nei suoi diritti fondamentali, grazie alla consulenza di persone che vivono il dramma sulla propria pelle l’intero racconto trasuda sincera, dolorosa verità. Le prove straordinariamente intense di Malgorzata Hajewska-Krzysztofik, nei panni di Andrzej/Aniela da adulto, e di un’ottima Joanna Kulig nel ruolo di sua moglie Iza, restituiscono la forza di un sentimento d’Amore profondo che non può morire nemmeno davanti al mutare dell’identità.

Una storia d’amore non convenzionale che permette un’identificazione perché rivendica l’uguaglianza delle emozioni, un percorso scevro da pregiudizi capace di esprimere anche una certa sensualità, insieme a una buona dose di rabbia e dolore per una situazione straziante che non ha colpevoli. Con un racconto che infrange la linearità temporale procedendo avanti e indietro in epoche diverse, il film inizia con una bellissima cavalcata visiva a ritmo sostenuto, con il giovane Mateusz Wieclawek e il piccolo Iwo Rajski a incarnare Andrzej, rispettivamente ragazzo e bambino.

Dopo il meraviglioso Non cadrà più la neve e l’inedito Infinite storm, Questa sono io è il terzo film firmato insieme alla regia da Małgorzata Szumowska con il suo direttore della fotografia Michał Englert, nonché marito, un sodalizio che anche in questo caso ci consegna un’opera sensibile, intima e toccante, sul bisogno di essere sé stessi, che ispira profonda tenerezza. Non è cosa da poco in un orizzonte in cui questa battaglia per la dignità, usurpata e avvelenata dall’ideologia, ha prodotto situazioni irritanti e ridicole in tanto cinema, soprattutto a stelle e strisce.

Ambientato in una piccola città di provincia, Questa sono io sceglie il melodramma e il film d’amore come codici narrativi e nel titolo originale Kobieta z… [Donna di…] omaggia il Cinema di Andrzej Wajda – il riferimento è a L’uomo di marmo e L’uomo di ferro – che è stato maestro della coppia di cineasti.