Il Teseo sul Minotauro è il fulcro della mostra-dossier in corso fino a sabato 21 giugno al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno. Curata dalla professoressa Elena Catra – membro del Comitato scientifico dell’Ente – presenta il capolavoro che segna il passaggio dagli ideali barocchi ai principi estetici del Neoclassicismo. Esposta per la prima volta, anche la scultura in gesso della testa di Teseo, oltre al calco e al modellino in gesso del gruppo scultoreo, a fianco di incisioni, documentazioni e pubblicazioni storiche.
Il giovane Antonio era giunto a Roma nel 1779 e, l’anno successivo, fece un breve ritorno a Venezia per ultimare alcune opere e chiudere affari in Veneto così che, nella primavera del 1781, tornò definitivamente nella Città Eterna, dove fu ospite a Palazzo Venezia, sede dell’ambasciata veneziana. L’ambasciatore Girolamo Zulian, che vide in lui grandi potenzialità, decise di incoraggiarlo donandogli un blocco di marmo, lasciandogli piena libertà di scelta sul soggetto da raffigurare.

Inizialmente, Canova aveva pensato a una scena dinamica, rappresentando la Lotta di Teseo con il Minotauro, poi scelse di raffigurare il momento di quiete dopo la vittoria, in opposizione alla tradizione barocca che prediligeva scene in azione, allineandosi invece alle teorie moderne di Johann Joachim Winckelmann, che raccomandavano di rappresentare la «nobile semplicità e quieta grandezza». Fu durante questi anni di formazione e studio sull’antico che assimilò profondamente le regole e la poetica dei classici e, la Testa di Teseo, realizzata a Roma come studio e poi donata a Zulian, venne “presa dalli più accreditati professori per opera antica”.
Come ebbe a confidare Canova a Giuseppe Falier e come quest’ultimo racconta nelle Memorie: “Aveva lavorato il Canova quel gruppo nel suo palazzo non veduto da chi che sia. Aveva soltanto regalato all’Ambasciatore il gesso la testa del suo Eroe vincitore. Volle quel cavaliere tal giorno tutt’i primarj artisti al suo pranzo, e tenne esposto quel gesso. Molte furono le opinioni di que’ professori sulla nobiltà, sulle forme, sulla espressione di quella testa. Tale affermava di averla veduta in tal Galleria, tal altro in tal altra, tutti però concludendo ch’ella fosse opera greca e di molto pregio: Ebbene, disse l’Ambasciatore, andiamo a vedere l’originale. Raccapricciava Canova anche in fine alla memoria di tanto istante”.

Confortato dall’ottima ricezione dello studio della testa da parte di professori esperti di arte antica, volle realizzarne altre da donare a importanti membri del patriziato veneziano. Inviò quindi a Falier una Testa in gesso (quella presente in mostra) e gli regalò anche le forme per trarne cinque calchi in gesso, come racconta lo stesso Canova in una lettera: “Ringrazio Vostra Eccellenza di averne inviata una all’eccellentissima procuratessa Tron. […] ne farà fare dunque quattro, una per l’eccellentissimo signor Andrea Querini al quale mi darò anco in breve l’onore di inviargli il gesso del modello del gruppo, che sto lavorando, […] Un’altra testa la farà consegnare a Sua Eccellenza Marcantonio Grimani, la terza a Sua Eccellenza Angelo Querini e l’altra a Sua Eccellenza Bernardin Renier al ponte de’ Ca’ Foscari”.
Il modellino in gesso che, nell’autunno del 1781, fu spedito a Venezia in casa Falier, venne rappresentato diversamente da come poi fu scolpita l’opera in marmo. Lo stesso Canova spiegò in una lettera indirizzata, sempre a Falier, del 29 dicembre del 1781,  perché rappresentò il corpo del Minotauro non peloso e perchè Teseo avesse in mano una spada invece della clava, essendosi  ispirato ad alcuni versi di Ovidio sull’uccisione del Minotauro: “Teseo punse, laccerò e tagliò anco la testa al Minotauro”.

L’erudito Gavin Hamilton condivise la scelta della spada in modo che Teseo non potesse essere confuso con un Ercole giovane. Canova però realizzò l’opera in marmo con Teseo armato di clava, dopo un confronto con Falier che gli svelò altri versi di Ovidio in cui si menzionava l’uso della clava al posto della spada.
Per quanto riguarda la scelta di realizzare il corpo del Minotauro privo di peli venne spiegata da Canova come una soluzione temporanea adottata nel modellino per rendere visibili tutte le parti del corpo, ma che nella scultura in marmo il Minotauro sarebbe stato rappresentato con il corpo peloso.
Dopo l’invio a casa Falier il modellino subì delle variazioni, Canova fece sostituire la testa di Teseo e vennero modificate alcune dita della mano del Minotauro. In un’epoca non precisata venne eliminato nel modellino anche il pugnale per essere sostituito dalla clava.

La famiglia Falier, che aveva ricevuto il modellino in dono dallo scultore e consapevole dell’importanza dell’opera, decise di donarlo all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il Teseo sul Minotauro è registrato nelle collezioni dell’Accademia già nel 1807, elencato tra le opere da trasferire dal Fonteghetto della Farina alla nuova sede dell’istituto presso il complesso della Carità. Per buona parte dell’Ottocento esposta nella prestigiosa Seconda Sala delle Statue della Pinacoteca accademica, la scultura venne trasferita al Museo Canova di Possagno – con altri sette gessi, compreso il colossale Ercole e Lica – in deposito esterno per volere dell’allora direttore Vittorio Moschini, nel novembre del 1948.
La Testa, il modellino e il gruppo marmoreo del Teseo, ebbero un gran apprezzamento dal pubblico: il Re di Polonia volle un calco in gesso del gruppo intero per la sua collezione di opere antiche, mentre nobili inglesi in visita a Roma suggerirono l’acquisto del gruppo marmoreo al loro sovrano. Il critico francese Quatremère de Quincy definì l’opera “il primo esempio a Roma della vera restaurazione dello stile, del sistema e dei principi dell’antichità”.

L’ambasciatore Zulian, che nel 1783 venne nominato ambasciatore a Costantinopoli, lasciò Canova libero di vendere l’opera, che nel 1787 venne acquistata per mille zecchini dal ricco conte Joseph von Fries di Vienna. Si trattava di una cifra dieci volte superiore rispetto al prezzo del Dedalo e Icaro venduto a Venezia qualche anno prima. Dopo la morte prematura di Fries, l’opera passò in Inghilterra, acquistata dal marchese di Londonderry, ambasciatore inglese a Vienna, e infine fu venduta al Victoria and Albert Museum di Londra, dove è tuttora conservata.
Nel Teseo, è evidente l’ispirazione a capolavori antichi come l’Ares Ludovisi, l’Eracle Ludovisi e il Mercurio seduto, avendo intrapreso la via segnata da Winckelmann, “l’unica via per noi per diventare grandi, anzi, se possibile, inimitabili, è l’imitazione dell’antico”; non bisognava copiare gli antichi, ma imitarli: bisogna “investirsi del loro stile e mandarlo nel sangue” e così aveva fatto. Con il Teseo con il Minotauro Canova aveva dimostrato di aver abbandonato lo “stil di maniera” ancora imperante a quel tempo e aver abbracciato il “nuovo stile” che lo avrebbe portato a divenire lo scultore per eccellenza, il “novello Fidia”, imitato da tutti alla pari dei grandi maestri dell’antichità.

Il modello con le repère che servì a Canova per la realizzazione del marmo, nel 1812 venne regalato dallo scultore all’Accademia d’Italia che aveva sede a Palazzo Venezia. Durante la Prima Guerra Mondiale gli austriaci abbandonarono in fretta e furia Palazzo Venezia e non sappiamo quale sia stato il destino dell’opera.
In aggiunta alle sculture, il percorso espositivo “Canova e la nascita della scultura moderna” include alcune opere legate al particolare momento di realizzazione del Teseo sul Minotauro, tra cui l’Autoritratto di Gavin Hamilton, pittore scozzese che rappresentò una figura di riferimento per il giovane artista.
Hamilton si trasferì nella capitale dello Stato Pontificio intorno alla metà del Diciottesimo secolo e rivestì un ruolo di grande importanza sia per la sua attività artistica, sia come esperto e attivissimo intermediario e mercante d’arte, particolarmente specializzato in reperti di scavo. Amico dei principali protagonisti della scena artistica romana, Hamilton dipinse quadri con soggetti storici o mitologici che sono ispirati alla statuaria classica e al classicismo seicentesco, affermandosi come uno dei più noti tramiti tra la prima generazione neoclassica (quella di Vien, Batoni e Mengs), a cui lui stesso anagraficamente appartiene, e la seconda generazione neoclassica, quella dominata dalle due grandi personalità di Canova e David.

Hamilton supportò Canova con consigli e suggerimenti durante la realizzazione del Teseo che venne acquistato dal giovane e ricchissimo banchiere Joseph von Fries di Vienna. Von Fries (1765-1788) partì nel 1787-1788 per un Grand Tour in Italia, che lo condusse a Firenze, Roma, Napoli e in Sicilia. Nel corso del lungo soggiorno romano strinse amicizia con Goethe e altri membri della comunità internazionale, si dedicò grazie ai suoi cospicui mezzi finanziari alla creazione della propria collezione d’arte.
Accanto a sculture, vasi, gemme e medaglie antiche, entrò in possesso di opere del Rinascimento, del Barocco e di artisti contemporanei, tra cui il famoso gruppo di Teseo sul Minotauro del giovane Canova. Con quest’ultimo, come trofeo delle sue acquisizioni romane, Von Fries si fece ritrarre da Angelika Kauffmann e contemporaneamente chiese al famoso incisore Raffaello Morghen di immortalare con il bulino il Teseo sul Minotauro. Nella primavera del 1788 tornò in Patria già segnato dalla malaria. Morì poche settimane dopo, lasciando tutto il patrimonio e l’immensa fortuna al fratello minore, l’undicenne Moritz von Fries (Vienna 1777 – Parigi 1826).
Infine, in bacheca è ammirabile il volume Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova di Isabella Teotochi Albrizzi nella sua edizione del 1821, che è stato uno dei tanti esempi di pubblicazioni dell’epoca, con raffinate incisioni “al tratto” accompagnate da dotte descrizioni, che divulgavano in tutto il mondo le opere di Antonio Canova.

Dettagli

Didascalie immagini

courtesy Ufficio stampa del Museo Gypsotheca Antonio Canova: CLP 1968

da 1 a 4
Antonio Canova, Teseo sul Minotauro
foto © Lino Zanesco
(quattro diverse angolazioni dell’opera)

da 5 a 6
Antonio Canova, Erma di Teseo
(due diverse angolazioni dell’opera)

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uno scatto dell’allestimento della mostra
Canova e la nascita della scultura moderna. Teseo sul Minotauro
foto © Lino Zanesco

Dove e quando

Evento: Canova e la nascita della scultura moderna

Indirizzo: Museo Gypsotheca Antonio Canova - Via Antonio Canova, 74 - Possagno
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Fino al: 21 Giugno, 2025