Curata da Camille Morineau e da Jean-Marie Gallais, quella di Thomas Schütte (scultore tedesco, classe 1954 che torna a Venezia dopo venti anni dal Leone d’oro della Biennale 2005) è la prima grande retrospettiva italiana dove si ripercorre, in modo non cronologico, la nascita delle forme, le loro variazioni nel corso del tempo, mettendo a confronto il nucleo di circa cinquanta sculture provenienti dalla Pinault Collection rappresentative dei diversi periodi, con alcune prestate dall’artista oltre a un centinaio di opere su carta – molte delle quali inedite – che, seppur meno note, costituiscono il fondamento della sua pratica.

Stabilitosi dagli anni settanta a Düsseldorf, Schütte ha delineato, in modo totalmente indipendente rispetto a mode e correnti, un universo unico composto da sculture, lavori bidimensionali, modelli architettonici. Il percorso estremamente interessante di Punta della Dogana, al grande pubblico potrebbe apparire non semplice e si consiglia, prima di entrare in ogni singola sala, di aver avuto cura di leggere quanto riportato nella guida (gratuita e consegnata con il biglietto) o ascoltare l’audio guida così da comprendere pienamente l’evoluzione di alcuni temi ricorrenti: dalle rappresentazioni maschili a quelle femminili, passando dalle figure più astratte in relazione allo spazio.

Concepito con l’artista, il percorso conduce quindi nel cuore del suo vastissimo repertorio e, rifuggendo interpretazioni semplicistiche, offre uno sguardo critico sul mondo e sulla natura umana. Nella varietà, la sua opera inclassificabile e proteiforme, è di una coerenza estrema. Da linee tematiche che si manifestano precocemente, Schütte risalta la genealogia della produzione dove, lo stesso soggetto, viene declinato in varie scale – dal minuscolo al monumentale – in materiali diversissimi come pasta modellabile, bronzo, alluminio, ceramica, vetro e in due o tre dimensioni: dipinto, inciso, scolpito. Rinnovandosi incessantemente è sempre mosso dalla costante ricerca della perfezione, ma anche accogliendo gli imprevisti tecnici integrati nella sua opera.

Una mostra tematica, dove, all’interno di una stessa sala, dialogano tra loro soggetti simili, seppur cronologicamente anche molto distanti in una simbiosi di serietà e fantasia ove umorismo e gusto per la decorazione, vanno di pari passo con profondità psicologica e intensità emotiva. Caricaturale, talvolta maltrattata, sempre commovente, la figura umana viene indagata da Schütte combinando violenza e ingegno, intimità con teatralità e, proprio quel singolare universo, lo ha già consacrato come figura di spicco dell’arte contemporanea.

La mostra – accompagnata da un catalogo pubblicato in tre lingue in collaborazione con Marsilio Arte – sarà arricchita da eventi culturali aperti al pubblico, tra cui un programma di proiezioni cinematografiche.