
In una scena di una commedia romantica anni Novanta con Hugh Grant (e chi altri?) un amico del protagonista, pittore da strapazzo, lancia in un fiumiciattolo un paesaggio appena terminato, considerando sconsolato che ormai era diventato un buono a nulla, capace solo di realizzar dipinti che avrebbero decorato qualche triste camera d’albergo. Ecco, dimenticate tutto: i tristi paesaggi appesi sulla parete del letto, le pseudo-sculture che prendono tristemente polvere alla reception, le anonime sale colazioni. Gli alberghi hanno capito che possono essere molto di più. E lo ha capito anche Martina Scavone, storica dell’arte che ha dedicato alle collezioni degli alberghi (e non solo) il suo Corporate Art e Hôtellerie. Due mondi a confronto, appena pubblicato da Nardini Editore.
Non solo alberghi in realtà: le collezioni aziendali sono una realtà da almeno un secolo, da quando cioè le imprese hanno cominciato a rivolgersi agli artisti per finalità che hanno a che vedere col marketing (creazione di manifesti pubblicitari e packaging, per esempio) ma anche con la creazione di un’identità ben definita: in Italia una pioniera in questo ambito è stata la Barilla: avviata da Pietro Barilla (1913-1993), che già dal 1957 donava opere d’arte ai propri dipendenti al posto del più convenzionale “premio di produzione”, la collezione comprende opere di De Chirico, Savinio, Ernst, Magritte per arrivare a Gnoli, Guarienti, Clerici. Tra i maestri del Novecento sono presenti Boccioni, Morandi, de Pisis, Sironi, Picasso e Léger.
E gli alberghi? Il motivo per cui – sempre più spesso – alcuni hotel somigliano a gallerie d’arte contemporanea ha a che fare col voler trasmettere un’immagine colta e socialmente impegnata, unita alla volontà di accogliere l’ospite in un luogo che possa essere riconosciuto come esclusivo: prenotare per un fine settimana in una città d’arte, e scegliere un Art Hotel non vuol dire allora solo mangiarsi le noccioline del minibar e infilare colpevolmente le boccettine di bagnoschiuma in valigia, ma significa far cominciare la propria esperienza del bello già al check in. Gli esempi, anche solo in Italia, sono sempre più numerosi: si va dal palazzo Ripetta a Roma, che può vantare tra le altre opere una Sfera di Arnaldo Pomodoro all’Alexander Museum Palace di Pesaro, dove si trovano opere di più di venti artisti, tra cui Mimmo Paladino e Sandro Chia. Fateci caso, quando prenoterete la vostra prossima vacanza.