
Il Teatro Claudio Abbado di Ferrara, in collaborazione con Wigmore Hall di Londra dove l’opera approderà il prossimo 28 ottobre, ha proposto lo scorso 30 marzo una straordinaria prima mondiale: Serenata D’Amore di Antonio Vivaldi, a continuazione del progetto, iniziato circa quattro anni fa, per “riabilitare” il famoso compositore che aveva un legame importante con Ferrara.
Scritto nel primo Settecento, lo spettacolo appartiene a un genere strumentale che spesso veniva eseguito all’aperto, nelle ore serali e anche di notte, per festeggiare eventi importanti, aristocratici, caratterizzato da strumenti che si accordano perfettamente con le voci.
Il titolo della serenata è frutto di fantasia non assegnato dall’autore poiché, come spiegato dal maestro Sardelli, è stato pensato perché al ritrovamento il manoscritto era privo di frontespizio.
Si tratta di una composizione a tre voci: la vicenda narra la triste storia d’amore tra la ninfa Eurilla e il pastore Alcindo che, freddo nei confronti del sentimento d’amore, la respinge con decisione. Con la furbizia e la complicità dell’amica Nice, Eurilla incoraggia Alcindo a individuare la vera natura del sentimento che lo unisce a lei; ma nel momento stesso in cui il giovane decide di rivelare il suo amore, si palesa il tranello teso da Eurilla che, offesa da quella che crede l’ennesima bugia, riunisce ninfe e pastori per castigare l’arroganza di Alcindo nella convinzione che sia solo un libertino.

L’amore della ninfa per un pastore, mentre avrebbe dovuto amare un semidio essendo lei una divinità – seppur minore – legata alla natura, sembra avere delle analogie con la realtà di quel momento, infatti il marchese Toureil sposa in gran segreto e con una cerimonia privata la veneziana Marina Berti, che non apparteneva alla stessa classe sociale dello sposo.
Si pensa che la serenata sia stata commissionata a Vivaldi proprio per il matrimonio, per festeggiare la potenza dell’amore che soverchia qualsiasi schema.

L’importante cast annovera nella parte di Eurilla il soprano Valeria La Grotta che ha affrontato le numerose e impegnative arie con disinvoltura, passando da una languorosa a una tarantella e poi a una spumeggiante, grazie a tecnica e voce utilizzate da grande professionista; aria “Vorresti lusingarmi“. Tutti i gorgheggi erano considerati una trasfigurazione della consapevolezza che l’amore vero non esiste, che è tutto un inganno e quindi ecco un’esplosione di note nel dire questo. Nella parte di Nice, il mezzosoprano Giuseppina Bridelli, splendida voce e tecnica raffinata, ha cantato benissimo, aria “Come l’erba in vago prato“; nella parte di Alcindo, il tenore Valentino Buzza, voce levigata, dizione perfetta e timbro potente fanno di lui un cantante elegante e perfettamente in ruolo, aria “Acque placide che correte“.

Il maestro Federico Maria Sardelli ha diretto l’orchestra Modo Antiquo da lui stesso creata con la bravura che lo contraddistingue e l’affiatamento con i “suoi” musicisti si percepisce ampiamente.
Un’ora e mezza di vero rapimento, una musica sublime che fa sognare con un utilizzo degli strumenti che stimola l’immaginazione.
Il pubblico ha accolto con entusiasmo e applausi scroscianti tutti gli artisti, decretando un grande successo che si spera vivamente non sia relegato solo a questa rappresentazione.