«Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni»
(Vincent van Gogh)
Il termine “ospite”, mutuato dall’etimologia latina che dà alla parola la duplice accezione – “dare ospitalità” e “riceverla” – va oltre il significato di assicurarsi un’opera ed esporla al pubblico, quanto averne cura, farne oggetto di studio e di confronto con altre creazioni artistiche e di fruizione da parte dei visitatori e a Milano, nello spazio della Grande Brera riaperto al pubblico lo scorso dicembre, accoglie fino a domenica 11 maggio, L’Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux), dipinto da Vincent van Gogh nel 1890, proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Con il capolavoro del maestro olandese si è inaugurato il nuovo ciclo di esposizioni dal titolo L’Ospite che vedrà Palazzo Citterio ricevere, in prestito temporaneo, opere particolarmente significative della storia dell’arte.

Il quadro, (olio su tela, 61×50 cm) ritrae la proprietaria del Café de la Gare di Arles, meta di artisti tra i quali Paul Gauguin e Vincent van Gogh che, nella città provenzale, trascorrono un periodo di sodalizio artistico (1888-1889) condividendo la casa-studio. La donna ritorna come soggetto più volte nella produzione di van Gogh e di Paul Gauguin; queste opere testimoniano lo stretto rapporto che si era instaurato tra i due, tanto che van Gogh scrisse all’amico che andavano considerate “come un lavoro tuo e mio insieme, come una summa dei mesi in cui abbiamo lavorato insieme”.
Tuttavia, un drammatico episodio, culminato con l’automutilazione dell’orecchio, a seguito di una furibonda lite con Gauguin che immediatamente lo abbandona per tornare a Parigi, segnerà per sempre il destino delle loro vite. Dopo il tragico gesto, Vincent viene assistito dai coniugi Ginoux e anche durante i frequenti disturbi nervosi.

Nel febbraio 1890, van Gogh elaborò una nuova serie di ritratti di Madame Ginoux, tra cui quello in mostra della donna, rispetto alle precedenti raffigurazioni, differisce per la posa, oltre che per l’espressione e la cromia più chiara e pacata. È rappresentata con il costume tradizionale della regione e colta, con dolcezza, quale figura affettuosa e protettiva. Lo sguardo triste, il sorriso appena accennato, il volto appoggiato sulla mano sinistra, suggeriscono la presenza di un messaggio nascosto (la personificazione della Malinconia) in quello che, a prima vista, potrebbe sembrare un “semplice” ritratto.

I due libri sul tavolo in primo piano confermano il significato metaforico della figura femminile: La Case de l’Oncle Tom (La capanna dello zio Tom) di Harriet Beecker Stowe e i Contes de Noël (I racconti di Natale) di Charles Dickens costituiscono, infatti, una chiara allusione ai valori profondi attribuiti alla donna con cui si era instaurato un importante rapporto di empatia e comprensione reciproca, grazie al sostegno durante le crisi depressive di cui soffrivano entrambi.

La tela mostra non solo la propria vicinanza alla persona dipinta, ma, soprattutto, l’analisi introspettiva della sua situazione esistenziale. A far emergere l’incidenza iconico-simbolica nell’Arlesiana, presente in tutta l’opera del pittore olandese, sono le stesse parole di Vincent van Gogh scritte in una lettera indirizza a Paul Gauguin: “è un quadro che lei comprenderà, Lei, io e poche altre persone sappiamo come vorremmo che fosse capito”.