
Grande successo in Francia dove ha esordito in sala nell’ottobre scorso, Sotto le foglie di François Ozon segna il ritorno del poliedrico cineasta a una storia originale, nata ex novo da un ricordo d’infanzia personale, dopo i tanti film degli ultimi anni che traevano spunto da origini letterarie.
Scandito dal ritmo rallentato della provincia – siamo nella campagna della Borgogna, dove il cineasta passava le vacanze quando era bambino – l’inizio del racconto mostra la tranquilla vita quotidiana, abbastanza solitaria e dominata dal silenzio, dell’anziana Michelle Giraud, ottantenne che dopo una vita passata a Parigi si è ritirata lasciando alla sua unica figlia l’appartamento in città. Le giornate trascorrono tranquille con la messa del mattino, le passeggiate nei boschi insieme all’amica di una vita Marie-Claude Perren – praticamente una sorella – a raccogliere funghi, la cura dell’orto intorno alla casa, il piacere della lettura e l’attività davanti ai fornelli. La cosa che davvero dà forza e rigenera lo spirito vitale di Michelle però, è vedere il nipotino Lucas, prossimo a raggiungere la nonna per una vacanza estiva insieme alla sua mamma. I rapporti tra Michelle e la figlia Valérie però sono piuttosto conflittuali, aggravati dalle tensioni per la recente separazione dal marito, quest’ultima nutre una pervicace ostilità verso sua madre di cui ignoriamo l’origine. Le cose precipitano quando in seguito a un malaugurato incidente il giorno dopo il suo arrivo, la figlia decide di andarsene repentinamente portandosi via Lucas e promettendo di non farlo più vedere a sua nonna, gettando nello sconforto l’anziana signora. L’uscita dal carcere di Vincent, figlio dell’amica Marie-Claude, arriva imprevista ad alterare ulteriormente gli equilibri di questa famiglia allargata.

Ispirandosi alle atmosfere dei romanzi gialli di Georges Simenon, Ozon costruisce una storia che s’interroga su questioni morali complesse, lasciando deliberatamente fuori campo fatti determinanti e indefinite spiegazioni fondamentali; pur fugando ogni dubbio sugli eventi accaduti e su chi ha fatto cosa, Sotto le foglie invita a guardare la vita con occhi immuni al pregiudizio, lasciando valutare liberamente l’eventuale presenza di premeditazione.

Vera protagonista della storia è la colpa, unitamente al senso di colpa, un tema non a caso introdotto dall’omelia iniziale del sacerdote in chiesa, su Maria Maddalena che rende omaggio al Cristo usando oli profumati e i suoi capelli, cui fa eco l’affermazione di Michelle – una splendida Hélène Vincent, sempre poco valorizzata dal cinema – che rivendica la necessità e il diritto a una seconda occasione per chiunque abbia sbagliato e sia caduto.

Sotto le foglie si apre anche all’invisibile dando corpo ai fantasmi che ognuno porta con sé e gioca in modo perfetto con l’ambiguità di personaggi dalle molte sfaccettature, grazie a un gruppo di attori di prima qualità: la veterana Josiane Balasko nel ruolo di Marie-Claude, Ludivine Sagnier in quello di Valérie che torna a essere diretta da François Ozon vent’anni dopo il thriller del 2003 Swimming Pool, ma anche il giovane esordiente Garlan Erlos nei panni di Lucas.

Dopo L’orchestra stonata di Emmanuel Courcol che gli ha finalmente dato riconoscibilità è qui impegnato nel ruolo di Vincent anche uno splendido Pierre Lottin, superlativo nel dare al suo personaggio un alone di svagata innocenza che convive con l’ombra di un passato indefinito, per cui siamo sempre pronti a crederlo capace di qualsiasi cosa. All’atmosfera contribuisce anche la partitura di Sacha e Evgueni Galperine, già autori per Ozon della musica di Grazie a Dio.

Sotto le foglie di François Ozon è un’opera che invita a riflettere sull’inadeguatezza di leggi e regole umane, perché la realtà con tutte le sue sfumature è sempre più complessa di qualsiasi codifica si tenti di darle; adesso, dopo l’anteprima italiana alla quindicesima edizione del Rendez-vous di Roma, sarà nelle sale italiane dal prossimo 10 aprile per Bim Distribuzione.