Doverosa trasferta a Torino – affollatissima nei giorni del Salone Internazionale del Libro – per i melomani alla ricerca di opere rare, che si sono dati appuntamento al Teatro Regio per la seconda recita di quello che definiremmo l’evento più atteso della stagione operistica: la prima rappresentazione scenica mondiale della versione per tenore dell’opera di Ambroise Thomas, su libretto di Michel Carré e Jules Barbier, che debuttò con grande successo all’Opéra de Paris il 9 marzo 1868. Con le sue danze piene di brio, le scene spettrali e le grandi arie da cantare con il cuore in mano, per settant’anni, fu uno dei titoli di punta dell’Opéra di Parigi, diventando il maggior successo di Ambroise Thomas, un operista della generazione di Wagner e di Verdi con uno stile improntato all’immediatezza.
I ricordi tornano al 2001 quando, lo stesso teatro, propose per la prima volta in Italia la rappresentazione in lingua originale con il ruolo di Hamlet / baritono – i due giovani protagonisti erano Ludovic Tezier (Hamlet) e Annik Massis (Ophelie) – che ottenne un apprezzato grande successo.

Il libretto è ispirato liberamente all’omonima tragedia di Shakespeare: Hamlet, figlio del re di Danimarca, scopre che il padre è stato ucciso dallo zio, per poter così sposare la regina e impossessarsi del trono. Per smascherare l’assassino, il giovane dovrà sacrificare persino l’amore della fedele Ofelia. Il finale è tutt’altro che scontato.

Un’opéra romantique dal fascino immortale che, pur ispirandosi alla tragedia shakespeariana, ne offre una rilettura in chiave romantica, riducendo il numero dei personaggi e ponendo al centro il tormento interiore del protagonista. A differenza dell’originale, la madre Gertrude è qui complice del crimine, accentuando il dramma psicologico e il conflitto tra dovere e ribellione di Hamlet. Fantasmi, amore, follia e vendetta animano il lavoro e uno dei momenti più intensi della partitura, è la spettacolare scena della follia di Ophélie nel quarto atto.

Ambroise Thomas concepì il ruolo del protagonista per la voce di tenore, salvo poi doverla adattare per il primo interprete, il baritono Jean-Baptiste Faure, determinando così la tradizione esecutiva dell’opera sino ai giorni nostri. Il recupero della versione originale, curata dall’editore Bärenreiter, restituisce al ruolo del principe di Danimarca il registro vocale dell’idea autentica del compositore. John Osborn è stato il primo a eseguire in forma di concerto questa versione, che ora il Teatro Regio realizza per la prima volta in una produzione scenica di forte impatto visivo e drammaturgico.

Jacopo Spirei, con alle spalle un percorso artistico ispirato alla lezione di Graham Vick e al teatro shakespeariano come spazio di dialogo con il pubblico, affronta Hamlet, appunto, come una lettura psicologica. La sua regia mette in scena l’afflizione di un giovane incapace di sostenere il peso del potere, immerso in un mondo gotico e decadente in cui la ferocia e l’ambizione governano i destini delle persone. Il regista sottolinea: «Essere o non essere? La più grande domanda della nostra vita. Cosa dobbiamo fare quando un compito più grande di noi cade sulle nostre spalle? Dobbiamo diventare i nostri genitori? Il loro spirito di rivalsa? Hamlet è pieno di domande senza risposta, responsabilità troppo grandi, una realtà traumatica che genera incubi di ogni specie. Questo Hamlet è un viaggio all’interno di noi stessi attraverso l’introspezione, la domanda, la ricerca».

In questa rilettura, dove le scene di Gary McCann e i costumi di Giada Masi definiscono con forza l’identità dei personaggi, e le luci di Fiammetta Baldiserri amplificano il contrasto tra grandiosità e inquietudine, è impossibile non scorgere un’eco della tragedia di Macbeth: quasi che la coppia maledetta avesse generato un figlio. Un’idea che sembra sottintendere la visione del regista, tanto più se si considera il ruolo assunto da Gertrude per cui Spirei trasforma il dramma in un viaggio interiore denso di simboli: dal fasto inquietante del salone dell’incoronazione al caos del banchetto, fino al climax finale, dove il protagonista si ritrova re di un mondo ormai in rovina.

Sul podio, a dirigere Orchestra e Coro del Teatro Regio, Jérémie Rhorer che unisce, alla solida formazione di clavicembalista e compositore, un’intensa carriera internazionale. La sensibilità del Direttore francese (lo ricordiamo quando nel 2018 diresse sapientemente a Bologna Dialogues des Carmelites di Francois Poulenc), alla guida dell’Orchestra e del Coro – che in quest’opera ha una parte importantissima – ha esaltato le atmosfere contrastanti di Hamlet, rivelando la ricchezza espressiva della partitura. Nella parte strumenti a solo, si percepisce una sensazione di gioia per l’udito, tale è il lavoro di cesello degli orchestrali.

Molta curiosità da parte del pubblico ed, entrando in sala, si nota il sipario aperto, poi circa dieci minuti prima dell’inizio, cominciano a entrare poco alla volta delle comparse: uomini e donne vestiti in nero, intenti a leggere un libro (saranno presenti altre volte nel corso dell’opera). L’impianto è fisso, caratterizzato da porte laterali e un portone centrale che si aprono e chiudono mostrando i vari momenti dello spettacolo. Dopo il Preludio il portone centrale mostra un obitorio dove, disteso su un lettino, giace il corpo esanime del re di Danimarca con suo figlio Hamlet che lo contempla: l’obitorio lo rivedremo all’apertura del quinto atto.
Segue una grande festa al castello di Elsinore per l’incoronazione di Claudius: tutto è sontuoso, molta attenzione ai particolari, per il dramma spostato in epoca tardo Ottocento con i costumi che richiamano lo stile gotico. Si continua sempre con pareti scorrevoli, che mutano gli ambienti, anche quando compare lo spettro del defunto in una sorta di Campi Elisi con due piccoli Hamlet e Ophelie che giocano con il re; un risultato visivo stupendo. L’intero spettacolo si basa su simbolismi, come il piccolo cavallo a dondolo in scena spesso. Notevole il momento del banchetto reale, dove viene allestito uno spettacolo con grandi pupazzi, che raccontano una storia causando forte turbamento nel re Claudius. Bellissima la parte della pazzia di Ophelie, dove tutto viene risolto con veli che rappresentano l’acqua e non solo.

Grandi aspettative, tutte confermate, per la compagnia di canto, iniziando dal tenore statunitense John Osborn perfetto nel ruolo del titolo, sempre in un crescendo fino al culmine dell’ultimo atto; la sua preparazione nei ruoli belcantisti è da manuale: eleganza, fraseggio perfetto e tecnica sono carte vincenti. 
Il soprano Sara Blanch è un’Ophelie di grande virtuosismo vocale, timbro vellutato e rotondo che, nella famosa aria della pazzia offre prova di grande levatura, considerando come l’aria sia veramente funambolica.
Il mezzosoprano Clementine Margaine interpreta Geltrude, personaggio controverso per il difficile compito di tenere nascosta la sua complicità nell’omicidio del marito; voce bellissima supportata da un ottimo fraseggio.
Il basso Riccardo Zanellato, nella parte di Claudius, importante presenza scenica e bene il canto.
Molto convincente Laerte del tenore Julien Henric, come anche il basso Alastair Miles che canta il ruolo dello spettro del re defunto. A completare il cast: Nicolo Donini (Polonius), Tomislav Lavoie (Horatio), Alexander  Marev (Marcellus).

Dopo  quasi quattro ore di spettacolo, alla fine, tantissimo calore dal pubblico presente. Mattatore della serata indubbiamente John Osborn (per lui standing ovation), ma anche per tutti gli altri artisti non si sono contate le chiamate sul palcoscenico.
Apprezzatissimo, all’uscita, anche il direttore, perché non è facile ascoltare una bacchetta così; di lui vi riferiremo ancora il prossimo settembre, in occasione di Les Pecheurs de Perles al Teatro dell’Opera di Firenze.

Dettagli

Hamlet

Opera in cinque atti – Versione per tenore
Musica di Ambroise Thomas
Libretto di Michel Carré e Jules Barbier
tratto da William Shakespeare

Jérémie Rhorer direttore d’orchestra
Jacopo Spirei regia

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Ulisse Trabacchin maestro del coro

Personaggi e interpreti

  • Hamlet John Osborn
  • Ophélie Sara Blanch
  • Gertrude Clémentine Margaine
  • Claudius Riccardo Zanellato
  • Laërte Julien Henric
  • Lo spettro del defunto re Alastair Miles
  • Marcellus Alexander Marev
  • Horatio Tomislav Lavoie
  • Polonius Nicolò Donini
  • Primo becchino Janusz Nosek
  • Secondo becchino Maciej Kwaśnikowski

Gary McCann scene
Giada Masi costumi
Ron Howell coreografia
Fiammetta Baldiserri luci

Prima rappresentazione assoluta
Edizione in lingua originale francese

Didascalia immagini

alcuni scatti durante Hamlet
foto © Daniele Ratti – Mattia Gaido

(courtesy Ufficio stampa Teatro Regio Torino)