Un curioso titolo attira l’attenzione nel programma 2025 del Teatro Malibran di Venezia: “Arcifanfano, re dei matti“di Baldassarre Galuppi, quattro repliche di cui tre per le scuole e l’ultima aperta a tutti.

Si tratta di un dramma comico per musica, andato in scena in prima esecuzione per il carnevale del 1750 a Venezia al Teatro San Moisè, su libretto scritto da Carlo Goldoni.
La collaborazione tra i due rappresenta la nascita del dramma giocoso che tanta diffusione ebbe poi in tutta Europa dopo la metà del Settecento.
La sintonia tra il commediografo e il musicista ha fatto sì che i versi di uno si adattassero perfettamente alla musica dell’altro, creando una collaborazione molto duratura.

Questo spettacolo fa parte del progetto opera giovani, l’allestimento moderno è stato appunto pensato per le scuole medie inferiori e superiori ed è infatti realizzato dalla Scuola di Scenografia e Costume dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, con le scene ideate da Matteo Corsi, che ha dimostrato una fantasia straordinaria, e i costumi da Beatrice Raspanti che ha arricchito e colorato le scene con abiti in perfetta armonia con i personaggi; mentre le luci erano curate da Andrea Benetello in collaborazione con il corso di Light Design di Abave, che ha valorizzato uno spettacolo già visivamente piacevolissimo.

La parte artistica e vocale, orchestra e cast, era affidata agli studenti del conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Grazie a Bepi Morassi per il libretto e a Francesco Erle per la musica sono state ricostruite le parti mancanti, essendo poi quest’ultimo anche il direttore d’orchestra stesso, è stata possibile la prima rappresentazione veneziana in tempi moderni.
Si tratta di un’esilarante commedia che esalta la ‘follia’ vedendo infatti protagoniste sei figure, ciascuna a rappresentare incarnazioni di differenti forme di pazzia, vale a dire di vizi umani tipici: Sordidone è il pazzo avaro, Gloriosa la pazza superba, Semplicina la pazza ritrosa, Garbata la pazza allegra, Furibondo il pazzo collerico, Malgoverno il pazzo prodigo. Tutti e sei smaniano di essere accolti in quella, apparentemente indefinita e intoccabile, comunità sociale che è il regno di Arcifanfano, il quale, proprio perché «re de’ matti» appare impersonare la follia in una forma universale, di natura più evanescente e articolata, non connessa a un’imperfezione morale determinata.

Al di là di una lettura superficiale che ci porta inevitabilmente a sorridere per le situazioni che si creano, si può fare una profonda riflessione sulla linea sottile che divide la pazzia dalla normalità.
Tutti i giovani artisti hanno dimostrato un’ottima preparazione nel canto e nell’arte scenica, hanno infatti cantato e recitato in modo professionale dando vita perfettamente ai rispettivi personaggi.
Il Maestro Erle ha diretto con estrema scioltezza i giovani musicisti, molto preparati, che hanno eseguito la partitura senza un attimo di incertezza.
Il numeroso pubblico presente il 5 aprile, nell’unica data aperta a tutti, ha accolto con applausi entusiastici e fragorosi assensi tutti gli artisti (del primo cast).

Due ore circa di un esilarante spettacolo, che spero avvicini sempre più giovani a questo periodo musicale a cui l’Italia dovrebbe dare sempre più credito, grazie anche a dei progetti lodevoli come questo di Venezia.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Madama Gloriosa
  2. Arcifanfano e Sordidone
  3. Tutti gli artisti
  4. Arcifanfano e il fantasioso allestimento
  5. Furibondo

foto © Michele Crosera

courtesy Ufficio stampa Teatro La Fenice