Nato dalla collaborazione del Teatro Comunale di Bologna con il Teatro Regio di Parma e con la Fondazione Rete Lirica delle Marche, l’allestimento di Un ballo in maschera  – che ha debuttato a Busseto per il XXIV Festival Verdi – nella lettura di Daniele Menghini è stato in in scena al Comunale Nouveau dal 13 al 19 aprile riadattato a tale palcoscenico.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna torna Riccardo Frizza, direttore artistico e musicale del Donizetti Opera Festival, che ha definito l’opera di Verdi un “enigmatico capolavoro” sia per l’atmosfera che precede lo smascheramento, dove il pubblico, scoprendo quali personaggi si nascondano dietro le maschere, diventa motore partecipe dell’azione arrivando a svelare l’enigma prima del crescendo drammaturgico finale, sia per il grande equilibrio fra la drammaticità musicale e la leggerezza da opera buffa che si esplicita, ad esempio, nella figura del paggio Oscar. 

Lo spettacolo, con le scene di Davide Signorini, i costumi di Nika Campisi (sono dell’epoca a eccezione di Renato, i congiurati, il paggio Oscar e Amelia che vestono in abiti moderni) e le luci di Gianni Bertoli, come ha spiegato il giovane regista «ha un impianto visivo che nasce da un profondo ascolto di tutta la gamma dei colori della sua partitura, Verdi è affascinato dall’opera francese, ci gioca però con colori e toni che potremmo definire per certi versi nordeuropei. Del resto, tutto nasce dal Gustavo III svedese, c’è qualcosa di quel mondo e c’è il mondo cortigiano costantemente in fuga dove la festa diventa la chiave di volta per fuggire dall’oppressione costante della morte. La festa è il dispositivo che abbiamo fatto esplodere e che va a permeare tutta l’opera. […] L’orrido campo è un luogo terribile cosparso di teste mozzate, al confine fra realismo e allucinazione; […] il fatto che il duetto d’amore avvenga qui rappresenta già un cortocircuito potente. Ecco perché ho voluto visivamente giocare con l’immagine e la suggestione della morte».   

È infatti ispirato a un regicidio, quello di Gustavo III di Svezia durante un ballo mascherato, il melodramma in tre atti di Verdi su libretto di Antonio Somma da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe, in cui l’intreccio politico fa da sfondo a quello amoroso che coinvolge i personaggi. Ben note le difficoltà che ebbe l’opera a vedere la luce a causa della censura, in particolare quella napoletana facendo tramontare l’idea di una rappresentazione al Teatro di San Carlo. 

Un ballo in maschera debuttò, però con successo, al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859, seppur con alcuni aggiustamenti: ne sono esempi lo slittamento della vicenda dalla corte illuminista svedese al Massachusetts del XVII secolo e la trasformazione del protagonista da re a conte, governatore di Boston.
La prima rappresentazione dell’opera negli Stati Uniti avvenne all’Academy of Music di New York City, con sette recite a partire dall’11 febbraio 1861: tra il pubblico, il 20 febbraio, era presente Abraham Lincoln, presidente eletto che avrebbe assunto l’incarico dopo poche settimane, il 4 marzo.  

L’ultima volta dell’opera nella città felsinea risale al 2015 (diretta da Michele Mariotti e firmata da Damiano Michieletto) proveniente dal Teatro alla  Scala dove, circa un anno e mezzo prima, era stata fischiata.
Sabato scorso, all’ultima replica, prima dello spettacolo, come sempre, abbiamo assistito alla presentazione a cura di Fulvio Macciardi che ha colto l’occasione di salutare il pubblico con questa ultima produzione del suo incarico da sovrintendente del teatro.

Nella rappresentazione, all’apertura del sipario, l’impianto è fisso e, nel corso degli atti, vengono aggiunti e tolti elementi scenici. Le pareti sono tappezzate da listelli color legno e tutt’intorno teschi e ossa mentre, in alto, volteggiano cherubini mascherati con sembianze demoniache. Sul lato sinistro campeggia un trono dove poi ci saranno – nella scena “dell’orrido campo” – teschi e scheletri e dove avverrà un’esecuzione. Anche nella scena dell’antro di Ulrica tutto si tinge di rosso sangue, con luci usate magistralmente.

Nella parte musicale il direttore Riccardo Frizza è riuscito a farci ascoltare una lettura drammatica e teatrale del dramma mettendo in luce i colori della partitura e l’equilibrio tra voci soliste, Coro e Orchestra. Da segnalare come, il Coro diretto da Gea Garatti Ansini, si sia superato nel secondo atto e nel finale tragico. Grandi prestazioni anche per la compagnia di canto dove, Fabio Sartori ha dato a Riccardo bel timbro e ottimo fraseggio; la voce del tenore trevigiano è ampia e morbida in un ruolo che gli sta a pennello.

Maria Teresa Leva sostituisce l’annunciata Anastasia Bartoli in Amelia con voce che svetta negli  acuti di una parte impervia, risolta sempre senza problemi anche scenicamente incarnando la donna innamorata e, al contempo, la madre disperata.
Buona performance del baritono Sebastian Catana nei panni di Renato, un uomo diviso tra amicizia e doppio tradimento.

Non è una sorpresa Ulrica del mezzosoprano Silvia Beltrami; la sua voce è  profonda, scura, robusta e scenicamente perfetta.
Oscar il paggio cantato dal soprano Silvia Spessot, che ha mostrato bell’agilità vocale, voce squillante e scenicamente credibile. Molto bravi anche tutti gli altri, soprattutto i due congiurati.
Alla fine grandissimi applausi per tutto il cast e, ancora una volta, soddisfazione per la consapevolezza di aver ascoltato quasi tre ore di musica che sono volate. 

Dettagli

Un ballo in maschera  
melodramma in tre atti
 musica di Giuseppe Verdi
libretto di Antonio Somma tratto da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe
Direttore Riccardo Frizza
RegiaDaniele Menghini
Maestro del Coro Gea Garatti Ansini
Orchestra, Coro e Tecnici
del Teatro Comunale di Bologna
Personaggi e interpreti
  • Riccardo Fabio Sartori (13, 16 e 19 aprile) |
    Matteo Lippi (15 e 17 aprile)
  • Renato Amartuvshin Enkhbat (13, 15 e 16 aprile) |
    Sebastian Catana (17 e 19 aprile)
  • Amelia Maria Teresa Leva (13, 16 e 19 aprile) |
    Laura Stella (15 e 17 aprile)
  • Ulrica Silvia Beltrami (13, 16 e 19 aprile) |
    Chiara Mogini (15 e 17 aprile)
  • Oscar Silvia Spessot (13, 16 e 19 aprile) |
    Claudia Ceraulo (15 e 17 aprile)
  • Silvano Andrea Borghini
  • Samuel Zhibin Zhang
  • Tom Kwangsik Park
  • Primo giudice Cristobal Campos Marin
    Un servo d’Amelia Sandro Pucci (13, 16 e 19 aprile) |
    Alfredo Stefanelli (15 e 17 aprile)
Scene Davide Signorini
CostumiNika Campisi
Luci Gianni Bertoli
Assistente alla regia Andrea Piazza

Assistente alla regia per i movimenti scenici e coreograficiMarco Caudera

In collaborazione per le azioni sceniche con la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone
Nuova Produzione del Teatro Comunale di Bologna con Teatro Regio di Parma e Fondazione Rete Lirica delle Marche

Didascalia immagini

alcuni scatti durante l’opera foto © Andrea Ranzi

courtesy Ufficio Stampa Teatro Comunale di Bologna