“Dato che il mondo si sta allontanando dalla pace,
ho sentito il dovere di girare questo film,
come se fosse una preghiera.”
– Shinya Tsukamoto –

A quasi due anni dalla presentazione in concorso nella sezione Orizzonti dell’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, finalmente uno dei titoli più belli dell’intera selezione presente al Lido nel 2023, Hokage – ombra di fuoco di Shinya Tsukamoto, sarà nelle sale italiane dal prossimo 13 marzo distribuito da Cat People, grazie a Minerva Pictures e RaroVideo. Un’uscita in sala nient’affatto scontata, visto che il suo ultimo titolo arrivato nei nostri cinema è stato, oltre vent’anni fa, A snake of june (2002) e che anche il suo straordinario esordio Tetsuo: the iron man (1989) – oggetto di culto sperimentale, punto di riferimento ancora oggi nel genere fantascienza, che proprio in Italia trionfò al Fantafestival di Roma dandogli fama internazionale – è sempre inedito da noi; ma Cat People si approssima a porvi rimedio portandolo sul grande schermo dal prossimo 7 aprile.
Regista, produttore, sceneggiatore, autore della fotografia e montatore – oltre che attore per altri, come in Silence di Martin Scorsese – Tsukamoto incarna un’idea di cinema pienamente indipendente e con questo suo ultimo film torna a esplorare i recessi più remoti della psiche, dando forma a una parabola contro ogni conflitto bellico, che mette in primo piano la vulnerabilità dell’essere umano esposto alla brutalità.
Il titolo del film Hokage – ombra di fuoco fa riferimento alla metafora adottata dall’autore, quando afferma che “il film narra di un fuoco e delle ombre in continuo movimento che questo proietta tutto intorno, ma soprattutto delle persone che vivono nascoste tra queste ombre” perché i quattro personaggi principali, ridotti a essere quasi fantasmi, solo ombre, dai traumi incancellabili delle violenze subite, non sono più se stessi.

Una città imprecisata del Giappone sconfitto all’indomani dell’ecatombe nucleare, completamente rasa al suolo con le macerie sparse ovunque. Una donna sopravvive vendendosi in quello che resta del suo piccolo ristorante, l’arrivo di un reduce dal fronte che si presenta come cliente per mangiare e l’intrufolarsi di un orfano dedito al furto, vanno a comporre un accidentale nucleo familiare, unito dalla casualità degli eventi, in cui ognuno cerca rifugio e protezione dalla crudeltà del mondo.

Con una messa in scena essenziale e il racconto diviso quasi nettamente in due parti ben distinte, dove la prima si svolge un po’ claustrofobicamente tutta all’interno del piccolo ristorante e la seguente in esterni introducendo la quarta figura, un venditore del mercato nero con un intento segreto da portare a termine, il film narra gli sforzi di ogni personaggio per affrancarsi dalla sua devastazione interiore, nell’intento di dare forma a una nuova ragione di vita che possa riscattarne l’esistenza segnata dall’impatto col proprio dolore.

Persone distrutte e senza identità, non a caso l’unico ad avere un nome è il venditore del mercato nero – l’attore e ballerino Mirai Moriyama – ancorato al suo passato e motivato dal progetto da portare avanti che, per quanto malsano, gli dà uno scopo proiettato nel futuro. Brilla straordinaria la prova del piccolo Tsukao Oga nel ruolo del bambino, vero protagonista dell’intera vicenda al centro di entrambe le parti del racconto, con Hiroki Kôno a dare forma al trauma del giovane reduce, pronto a scivolare nella follia, e con Shuri (Mizutani) nei panni della giovane donna sola del ristorante.

Oppressi dal caldo torrido tipico dell’estate giapponese, i personaggi sembrano senza più forze, privi dell’energia vitale che è stata annientata dal male subito, ma orientati verso una necessaria mutazione morale che, anche se non è fisica come quella che fonde uomo e macchina in Tetsuo: the iron man, è comunque ascrivibile a uno dei temi ricorrenti nel Cinema d’autore di Shinya Tsukamoto. Primo appuntamento di un omaggio per i sessantacinque anni di età del cineasta nipponico, Hokage – ombra di fuoco è un capolavoro morale assolutamente da non perdere.

Dopo l’uscita del già citato film d’esordio poi, dal 14 aprile, sotto il nome Tsukamoto 65 saranno nelle sale altri sette titoli, che daranno anche al pubblico italiano la possibilità di conoscere l’opera del regista, in gran parte inedita da noi al di fuori dei festival: Tetsuo II: body hammer (1992), Tokyo fist (1995), Bullet ballet (1998), A snake of june (2002), Vital – autopsia di un amore (2004), Kotoko (2011) e Zan – Killing (2018). Un’iniziativa preziosa e coraggiosa, un’occasione rara da non lasciarsi sfuggire.
