Al Centro Arti e Scienze Golinelli di Bologna prosegue fino a lunedì 30 giugno il percorso espositivo di ricerca fra arte, scienza e tecnologia curato da Andrea Zanotti, Antonio Danieli, Luca Ciancabilla e Simone Gheduzzi, un progetto che esplora la trama del progresso della cultura umana, indagandone sia la dimensione universale che soggettiva. Con il titolo Dall’origine al destino la mostra invita a riflettere sui momenti salienti dell’evoluzione – dalla comparsa dell’uomo sulla Terra all’avvento dell’Intelligenza Artificiale – focalizzando sulle nostre capacità di orientamento rispetto alla velocità dello sviluppo della tecnica.

Suddivisa in due grandi capitoli in cinque tappe, il primo si concentra sui passaggi evolutivi della civiltà, intesa come esperienza collettiva, somma integrale di tutte le vite individuali che hanno solcato il nostro pianeta nel corso di milioni di anni. Sono indagate le modalità con cui l’umanità, a partire dall’homo sapiens, nella sua lentissima evoluzione, ha sempre tentato di orientarsi nel mondo, interrogandosi sulla sua origine e sul suo destino.
Dall’invenzione della scrittura a quella della stampa, dal Rinascimento alle Rivoluzioni industriali e digitali, dalla velocità a passo d’uomo a quella dell’acqua e del vento, alle massime vette oggi raggiungibili grazie alla tecnica. I visitatori ripercorreranno le tappe dello sviluppo attraverso lo spazio, il tempo e la sfera dell’informazione, riconoscendo il ruolo cruciale della tecnica, che ha guidato il progresso e trasformato il nostro rapporto con la natura prima e l’universo poi. Un vero e proprio viaggio temporale per la presenza di reperti, manufatti, strumenti tecnico-scientifici, installazioni, opere d’arte e di design in diversi materiali e tecniche artistiche, dall’Antica Mesopotamia e dall’Antico Egitto fino ai giorni nostri.

Accanto a lavori di alcuni dei nomi più importanti dell’arte italiana del Novecento, da Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato De Pero, Mario Sironi, Emilio Isgrò, grafiche di Bruno Munari, sono esposti oggetti di design di Pablo Picasso e Ettore Sottsass, insieme a capolavori dell’ingegneristica ad alto contenuto creativo, come la nuova Ducati Panigale V4 S con la sua sofisticata base meccanica o il fondo di una supercar ad alte prestazioni, la Dallara Stradale, dal quale emergono le linee di flusso aerodinamiche e la distribuzione di pressione dell’aria.
Oltre centocinquanta opere, oggetti e reperti provenienti da cinquanta musei, istituzioni culturali e collezioni private per una duplice lettura con livelli semantici e sintattici paralleli dove, alcuni exhibit, raccontano l’avanzamento della cultura tecnologica e, al contempo, di quella materiale, trasmettendoci notizie sugli usi e i costumi di una certa epoca. A esempio, il modello di imbarcazione con marinai, proveniente dal Museo Egizio di Torino, è un manufatto artistico, appartenente a un corredo funebre che, da un lato descrive le tecniche di navigazione del tempo, dall’altro ci fa comprendere la complessità dei riti funerari e dell’evoluzione delle tecniche artistiche di lavorazione nel Medio Regno.

La mostra è quindi sperimentale proprio per la possibilità di leggerla su più piani, visivi e storici che, talvolta, procedono in parallelo, a volte si intersecano. La percezione della velocità incrementale – che accompagna il pubblico nella prima parte della mostra – si materializza in una spirale tridimensionale che ripercorre le principali fasi evolutive dell’uomo. Andando avanti la spirale si restringe, generando una sensazione crescente di accelerazione, fino quasi ad arrivare allo spaesamento. Per la nostra cultura latina la spirale rappresenta la congiunzione tra linea e cerchio, ossia tra il vivente e l’uomo: “il vivente è il cerchio che torna sempre su se stesso per soddisfare un bisogno, la linea è l’uomo che desidera e si proietta nel futuro.” – commenta l’architetto Simone Gheduzzi – “Nello specifico, per la mostra Dall’origine al destino abbiamo utilizzato la Spirale di Archimede, che si ottiene tracciando una circonferenza in modo continuo e aumentando il raggio in maniera proporzionale all’angolo descritto. Il polo della spirale è il punto di maggiore velocità, che proietta i visitatori dal primo al secondo capitolo del percorso.” La complessità delle sfide che attendono l’umanità, in termini di avanzamento ed elaborazione di nuove strategie di sviluppo, è evidenziata nell’allestimento dall’analogia con il gioco degli scacchi. All’interno della spirale, i movimenti di quattro pezzi del gioco (pedone, cavallo, alfiere e re), sono associati a momenti specifici di importanti scoperte tecniche e scientifiche compiute dall’uomo, che hanno prodotto un avanzamento nella storia, fino ad arrivare a un presente in cui il ritmo del progresso raggiunge livelli parossistici.

Nel secondo capitolo il visitatore è sollecitato a riflettere sulla propria condizione esistenziale e, al contempo, a un esercizio più intimo: riscoprire, in un’epoca dominata da un divenire frenetico e incessante, la consapevolezza di un futuro il cui senso appare sempre più sfuggente. Il vorticare della spirale della storia ha raggiunto accelerazioni non più compatibili con l’esistenza, provocando un diffuso senso di vertigine e disorientamento. L’avvento di tecnologie avanzate legate all’Intelligenza Artificiale – reti neurali, machine learning, big data, Large Language Model – stanno rivoluzionando l’incedere dell’uomo. Il punto di partenza dell’avventura umana non è più chiaro e definito e il filo del destino si perde nel labirinto del virtuale sempre più indistinguibile dalla realtà. Quali passi dovrà compiere l’uomo per riconquistare un senso soggettivo e collettivo di progresso? La mostra stimola i visitatori a tornare a riflettere sulla propria origine e sul proprio destino, ad esplorare le possibilità di un nuovo Umanesimo, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, e a immaginare una nuova prospettiva per il futuro, quella di un’intelligenza collettiva e solidale umana.

Il secondo capitolo della mostra si apre con Luzifer (Lucifero), opera di Anselm Kiefer, e ospita i lavori di altri artisti contemporanei, tra cui The Stainless Pure di Nicola Samorì e Immortal Hunting di Ronald Ventura, che riflettono sul tema dello spaesamento e sulla condizione umana attuale. Nel monumentale dipinto di Kiefer, Lucifero precipita da un aereo la cui ala sembra investire anche gli osservatori, in un disastro dove proprio il collasso del mezzo – costruito dall’uomo per sfidare il cielo e le leggi di gravità – sembra togliere la speranza che possa essere la tecnica a salvarci da un destino oscuro e incombente. Le ali in Kiefer richiamano il mito di Icaro, al quale guarda anche l’opera dell’artista filippino Ronald Ventura. Icaro provò a volare con ali di cera, ma cadde rovinosamente in mare per essersi avvicinato troppo al sole: un’allegoria dell’uomo contemporaneo, il cui destino appare sempre più precario.
Conclude il percorso un exhibit immersivo: il T-Simmetry, il tunnel a “cronologia inversa” ideato e realizzato da Fondazione Golinelli con le tecnologie più avanzate così da permettere al pubblico di avventurarsi in un viaggio interattivo ed esperienziale a ritroso nel tempo, ripercorrendo simbolicamente le tappe fondamentali della propria esistenza, come se il “nastro” della vita di ognuno venisse riavvolto. L’installazione consente di distaccarsi dalla dimensione collettiva della civiltà, presente nella prima parte della mostra, e di abbandonarsi a una ricerca personale e interiore, accompagnati dai versi inediti e originali dei poeti Milo De Angelis e Gian Ruggero Manzoni, a cui dà voce l’attrice Viviana Nicodemo. La poesia ha, infatti, un ruolo primario all’interno del percorso espositivo: tra tutte le arti è quella che riesce a operare la più alta sintesi cognitiva ed espressiva, custodendo in sé l’essenza più autentica dell’umanità e i componimenti, scritti appositamente per la mostra, hanno contribuito a ispirarne il concept costituendo il cuore della performance artistica che si è svolta dal vivo in occasione dell’inaugurazione.