Nei due hangar della Fondazione Brodbeck, a Catania, si svolge “An interspecies journey”, mostra di Barbara Cammarata, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Patrizia Monterosso.

L’artista ìdea una riflessione visionaria e surreale, in cui pittura, uomo e animale si uniscono in “danze” simbiotiche e fusioni sciamaniche. Il progetto espositivo, site specific, è un macro allestimento dall’aria worlding con fascinose narrazioni tribali e stregonesche, che si snodano in due padiglioni monumentali mediante dipinti, sculture tessili e installazioni ambientali.
In Adolescente una figura umana dal busto sgraziatamente coperto da una sottoveste fiorata e con la testa di cervo fissa negli occhi lo spettatore, mentre il colore sgorga dalle sue appendici ramificate come liquidi della società baumaniana; il colore a olio copre il lino a stesure nette e piatte, cifra del linguaggio formale dell’artista: risulta puro, sgargiante, e la sua funzione si fa simbolica e straniante come quella postimpressionista della Camera di Vincent ad Arles. Colano e si disfanno le forme vegetali in Domestic Garden, tra anelli di cortecce legnose e cromie accese. Figure umane inscenano una nuova danza in Ring a ring a roses, quasi a voler proseguire l’unione baccanale tra uomo, cielo e natura del capolavoro di Matisse; e l’innocenza del girotondo evocato dal titolo è qui genuinità primordiale, rito ancestrale in cui l’uomo si fa animale muovendosi tra pietre, fossili e chiazze di colore.

“An interspecies journey” è infatti un viaggio filosofico tra le specie, un’indagine etica sui nuovi legami tra la natura, l’uomo e l’artificio. Legami dai risvolti antropocentrici, come afferma la stessa artista: “L’essere umano che da tempo, troppo tempo, si è riconosciuto una posizione centrale e superiore rispetto alle altre specie, oggi si ritrova a discutere la sua posizione rispetto a tutto il resto. Antropocentrismo, specismo e postumano sono i punti di partenza della mia pratica”, dichiara.
Barbara Cammarata, artista visiva e docente dell’Accademia di belle arti di Catania, per oltre un decennio utilizza gli strumenti artistici, in particolare la pittura, per accedere a mondi irreali, psichedelici, luoghi di domanda e di limite, in cui i corpi sono al contempo umani e animaleschi. Nella mostra c’è quindi “un patto sociale interspecie che lega gli esseri umani al regno animale, vegetale e tecnologico, dove il simile e il diverso sono compresenti in una dimensione simbiotica di vitalità e crescita, dove la condivisione significa trasformazione etica, morale, filosofica e addirittura religiosa, in grado di generare un nuovo ordine. L’assenza di pareti tradizionali fa in modo che opera e pubblico siano sempre in scena come sul set di Dogville di Lars von Trier”, dichiarano i curatori della mostra.

L’universo metafisico e immaginifico della mostra, dunque, offre al visitatore l’occasione di riflettere sulla condizione umana nel mondo, quella di un essere attivo, dalla volontà rivoluzionaria e metamorfica, creatrice e camaleontica seppur spesso demolitiva.