Questa 97ª edizione dei premi Oscar è stata segnata dall’anomalia Emilia Pérez: il film di Jacques Audiard dopo esser partito favorito come film più candidato quest’anno, ha visto frenare la sua corsa a causa delle polemiche su vecchi messaggi controversi, scritti sui social diversi anni fa, della protagonista Karla Sofía Gascón. Risultato: il film porta a casa solo due statuette su tredici candidature, per l’attrice non protagonista e per la canzone originale, consolazione per il grande regista che vince almeno questo premio come coautore del testo.

Posto che siamo consapevoli della valenza economica, quindi politica, dell’Oscar e che ogni anno si scatena una vera e propria campagna elettorale in questa stagione, la riflessione è d’obbligo: anche se in campo artistico le opere cinematografiche sono uniche e mai paragonabili tra loro, è possibile che il verdetto dell’Academy possa essere così avvelenato dal politicamente corretto, vincolato a considerazioni che in ogni caso esulano dalla qualità artistica dell’opera in gara, messa al bando per le idee di un singolo – oggi forse anche rinnegate – che penalizzano il lavoro collettivo di una squadra intera che sta dietro la realizzazione di un film?

Da un lato questa demolizione (controllata?) del favorito ha dato vita a un’edizione stimolante, perché quasi del tutto imprevedibile, in cui tra i vincitori quotati alla vigilia l’unico premiato è stato il lungometraggio di animazione Flow – un mondo da salvare di Gints Zilbalodis, una produzione indipendente lettone che ha prevalso sui giganti hollywoodiani dell’intrattenimento animato per l’infanzia, come Disney Pixar e Dreamworks. È questo l’unico motivo di soddisfazione per l’assegnazione del premio a un cartone animato che personalmente non ho amato granché e che trovo, con tutto il rispetto, molto sopravvalutato.

Trionfo del cinema indipendente, fatto di poche risorse lontano dagli studios, si può definire anche la bella affermazione della Palma d’Oro a Cannes, Anora di Sean Baker, con cinque vittorie su sei candidature. L’amara commedia su una lavoratrice del sesso di New York che sposa il figlio di un ricco oligarca russo, si porta a casa i premi al miglior film, attrice, regista, montaggio e sceneggiatura originale – gli ultimi tre vinti da Baker personalmente, insieme a un quarto come produttore per la categoria miglior film – che ne fanno il titolo più premiato di questa edizione. Un’opera drammatica e divertente, con un toccante finale che sa toccare il cuore rendendo comprensibile il motivo di tanto successo.

Personalmente avrei voluto che andasse ad Anora anche l’unico premio mancato, quello a Yura Borisov come non protagonista che offre una prova straordinaria, complessa e piena di sfumature, comica e tenera, ma anche estremamente viva e commovente. Gli è stato preferito Kieran Culkin per A real pain, ha dato una bella prova anche lui, però è presente sullo schermo per tutto il film e il suo non può essere definito ruolo di supporto, smascherando l’ipocrisia di maneggi che con le candidature mirano a evitare ogni tipo di competizione tra attori dello stesso film; discorso valido anche con l’ottima prova di Zoe Saldaña premiata non protagonista, quando è addirittura la voce narrante, per Emilia Pérez.

Delusione per la mancata vittoria della splendida Fernanda Torres, la sua interpretazione in Io sono ancora qui di Walter Salles è incomparabile, ma almeno al titolo brasiliano è stato assegnato il premio al miglior film internazionale. Il fluviale The brutalist di Brady Corbet prevale in tre categorie su dieci candidature: con l’attore Adrien Brody – una prova indiscutibile, che ha però delle analogie con il ruolo del suo primo Oscar vinto ventidue anni fa per Il pianista di Roman Polanski – e con i riconoscimenti tecnici alla colonna sonora di Daniel Blumberg e alla fotografia firmata da Lol Crawley, meritatissimi entrambi, alla loro prima candidatura.

Due i momenti politici altrimenti esclusi dalla serata: quando gli iraniani Shirin Sohani e Hossein Molayemi, premiati per il cortometraggio animato In the shadow of the cypress, hanno rivelato di non aver avuto alcun visto d’ingresso negli USA fino al giorno prima e di essere atterrati a Los Angeles da appena tre ore; quando il palestinese Basel Adra e l’israeliano Yuval Abraham, premiati per il loro documentario No other land, hanno rivendicato parità di trattamento e diritto a vivere in pace sulla stessa terra per entrambi i popoli ebreo e arabo, perché la legge di Israele che concede a Yuval la libertà del Diritto Civile impone a Basel una forma di segregazione in base al Diritto Militare.

Tra l’imperdonabile dimenticanza dell’Academy, che non ha inserito Alain Delon nel segmento dedicato alla Memoria di chi è passato nell’Oltre e la conduzione sbiadita del maestro di cerimonie Conan O’Brien, che con tutti gli sforzi non è riuscito mai a essere divertente, anche questa edizione è scivolata via; a seguire come di consueto l’elenco completo di candidati e vincitori.

97° Academy Award – vincitori e candidati
Miglior film: Anora (Alex Coco, Samantha Quan, Sean Baker produttori)
The brutalist (Nick Gordon, Brian Young, Andrew Morrison, D.J. Gugenheim e Brady Corbet produttori)
A complete unknown (Fred Berger, James Mangold, Alex Heineman produttori)
Conclave (Tessa Ross, Juliette Howell, Michael A. Jackman produttori)
Dune – parte due (Mary Parent, Cale Boyter, Tanya Lapointe, Denis Villeneuve produttori)
Emilia Pérez (Pascal Caucheteux e Jacques Audiard produttori)
Io sono ancora qui (Maria Carlota Bruno e Rodrigo Teixeira produttori)
Nickel boys (Dede Gardner, Jeremy Kleiner e Joslyn Barnes produttori)
The substance (Coralie Fargeat con Tim Bevan & Eric Fellner produttori)
Wicked (Marc Platt produttore)

Miglior regia: Sean Baker per Anora
Brady Corbet per The brutalist
James Mangold per A complete unknown
Jacques Audiard per Emilia Pérez
Coralie Fargeat per The substance

Migliore attrice: Mikey Madison per Anora
Cynthia Erivo per Wicked
Karla Sofía Gascón per Emilia Pérez
Demi Moore per The substance
Fernanda Torres per Io sono ancora qui

Migliore attore: Adrien Brody per The brutalist
Timothée Chalamet per A complete unknown
Colman Domingo per Sing Sing
Ralph Fiennes per Conclave
Sebastian Stan per The apprentice – alle origini di Trump

Migliore attrice non protagonista: Zoe Saldaña per Emilia Pérez
Monica Barbaro per A complete unknown
Ariana Grande per Wicked
Felicity Jones per The brutalist
Isabella Rossellini per Conclave

Migliore attore non protagonista: Kieran Culkin per A real pain
Yura Borisov per Anora
Edward Norton per A complete unknown
Guy Pearce per The brutalist
Jeremy Strong per The apprentice – alle origini di Trump

Migliore sceneggiatura originale: Sean Baker per Anora
Brady Corbet & Mona Fastvold per The brutalist
Jesse Eisenberg per A real pain
Moritz Binder e Tim Fehlbaum con Alex David per September 5 –  La diretta che cambiò la storia
Coralie Fargeat per The substance

Migliore sceneggiatura non originale: Peter Straughan per Conclave
James Mangold e Jay Cocks per A complete unknown
Jacques Audiard con Thomas Bidegain, Léa Mysius e Nicolas Livecchi per Emilia Pérez
RaMell Ross & Joslyn Barnes per Nickel boys
Clint Bentley e Greg Kwedar con Clarence Maclin e John “Divine G” Whitfield per Sing Sing

Miglior fotografia: Lol Crawley per The brutalist
Greig Fraser per Dune – parte due
Paul Guilhaume per Emilia Pérez
Ed Lachman per Maria
Jarin Blaschke per Nosferatu

Miglior montaggio: Sean Baker per Anora
David Jancso per The brutalist
Nick Emerson per Conclave
Juliette Welfling per Emilia Pérez
Myron Kerstein per Wicked

Miglior scenografia: Nathan Crowley e Lee Sandales per Wicked
Judy Becker e Patricia Cuccia per The brutalist
Suzie Davies e Cynthia Sleiter per Conclave
Patrice Vermette e Shane Vieau per Dune – parte due
Craig Lathrop e Beatrice Brentnerová per Nosferatu

Migliori costumi: Paul Tazewell per Wicked
Arianne Phillips per A complete unknown
Lisy Christl per Conclave
Janty Yates e Dave Crossman per Il gladiatore II
Linda Muir per Nosferatu

Miglior colonna sonora originale: Daniel Blumberg per The brutalist
Volker Bertelmann per Conclave
Clément Ducol e Camille per Emilia Pérez
Kris Bowers per Il robot selvaggio
John Powell e Stephen Schwartz per Wicked

Miglior canzone originale: El mal di Clément Ducol, Camille e Jacques Audiard da Emilia Pérez
The journey di Diane Warren per The Six Triple Eight
Like a bird di Abraham Alexander e Adrian Quesada per Sing Sing
Mi camino di Clément Ducol & Camille per Emilia Pérez
Never too late di Elton John, Brandi Carlile, Andrew Watt e Bernie Taupin per Elton John: never too late

Miglior trucco e acconciature: Pierre-Olivier Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli per The substance
Mike Marino, David Presto e Crystal Jurado per A different man
Julia Floch Carbonel, Emmanel Janvier e Jean-Christophe Spadaccini per Emilia Pérez
David White, Traci Loader e Suzanne Stokes-Munton per Nosferatu
Frances Hannon, Laura Blount e Sarah Nuth per Wicked

Miglior sonoro: Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill per Dune – parte due
Tod A. Maitland, Donald Sylverster, Ted Caplan, Paul Massey e David Giammarco per A complete unknown
Erwan Kerzanet, Aymeric Devoldère, Maxence Dussère, Cyril Holtz e Niels Barletta per Emilia Pérez
Randy Thom, Brian Chumney, Gary A. Rizzo e Leff Lefferts per Il robot selvaggio
Simon Hayes, Nancy Nugent Title, Jack Dolman, Andy Nelson e John Marquis per Wicked

Migliori effetti speciali: Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer per Dune – parte due
Eric Barba, Nelson Sepulveda-Fauser, Daniel Macarin e Shane Mahan per Alien: Romulus
Luke Millar, David Clayton, Keith Herft e Peter Stubbs per Better man
Erik Winquist, Stephen Unterfranz, Paul Story e Rodney Burke per Il regno del pianeta delle scimmie
Pablo Helman, Jonathan Fawkner, David Shirk e Paul Corbould per Wicked

Miglior film d’animazione: Flow – un mondo da salvare (Lettonia) di Gints Zilbalodis
Inside out 2 (USA) di Kelsey Mann
Memoir of a snail (Australia) di Adam Elliot
Il robot selvaggio (USA) di Chris Sanders
Wallace & Gromit: le piume della vendetta (Regno Unito ) di Nick Park & Merlin Crossingham

Miglior cortometraggio d’animazione: In the shadow of the cypress di Shirin Sohani & Hossein Molayemi
Beautiful men di Nicolas Keppens
Magic candies di Daisuke Nishio
Wander to wonder di Nina Gantz
Beurk! di Loïc Espuche

Miglior film internazionale: Io sono ancora qui (Brasile) di Walter Salles
Emilia Pérez (Francia) di Jacques Audiard
Flow – un mondo da salvare (Lettonia) di Gints Zilbalodis
The girl with the needle (Danimarca) di Magnus von Horn
Il seme del fico sacro (Germania) di Mohammad Rasoulof

Miglior documentario: No other land di Basel Adra, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Yuval Abraham
Black box diaries di Shiori Itô
Porcelain war di Brendan Bellomo e Slava Leontyev
Soundtrack to a coup d’etat di Johan Grimonprez
Sugarcane di Emily KassieJulian e Brave NoiseCat

Miglior cortometraggio documentario: The only girl in the orchestra di Molly O’Brien
Death by numbers di Kim A. Snyder
I am ready, warden di Smriti Mundhra
Incident di Bill Morrison
Instruments of a beating heart di Ema Ryan Yamazaki

Miglior cortometraggio: Ik ben geen robot [Non sono un robot] di Victoria Warmerdam
A lien di David Cutler-Kreutz & Sam Cutler-Kreutz
Anuja di Adam J. Graves
The last ranger di Cindy Lee
Covjek koji nije mogao sutjeti [L’uomo che non rimase in silenzio] di Nebojsa Slijepcevic

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Karla Sofía Gascón controversa protagonista di Emilia Pérez / Clément Ducol, Camille e Jacques Audiard con l’Oscar alla canzone originale
  2. Zoe Saldaña miglior attrice non protagonista, si fa per dire, per Emilia Pérez
  3. Flow – un mondo da salvare del lettone Gints Zilbalodis miglior film d’animazione
  4. Sean Baker premiato con tutte le quattro statuette per cui era candidato: sceneggiatura originale, montaggio, regia e produzione per il suo Anora
  5. Lo straordinario Yura Borisov è Igor in Anora di Sean Baker
  6. Fernanda Torres splendida protagonista del brasiliano Io sono ancora qui di Walter Salles, miglior film internazionale
  7. I registi Basel Adra, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Yuval Abraham del miglior documentario No other land
  8. Alba Rohrwacher ha introdotto la candidatura di Ed Lachman, autore della fotografia per Maria di Pablo Larraín / Per fortuna la retorica bellica ucraina nel documentario Porcelain war questa volta non ha prevalso / Un ricordo di Gene Hackman scomparso in circostanze poco chiare
  9. Mikey Madison miglior attrice per Anora
  10. Adrien Brody miglior attore per The brutalist
  11. Kieran Culkin premiato come attore non protagonista per A real pain di Jesse Eisenberg / Penelope Cruz ha consegnato la statuetta al miglior film internazionale
  12. Peter Straughan premiato alla miglior sceneggiatura non originale per Conclave di Edward Berger / Isabella Rossellini vestita di velluto blu in omaggio allo scomparso David Lynch
  13. Daniel Blumberg con la statuetta alla miglior colonna sonora per The brutalist di Brady Corbet / Il duetto canoro che ha aperto la serata tra Cynthia Erivo e Ariana Grande da Wicked di Jon M. Chu
  14. Paul Tazewell, primo nero a vincere la statuetta per i costumi di Wicked e gli scenografi premiati per lo stesso film: Nathan Crowley e Lee Sandales
  15. I francesi Pierre-Olivier Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli premiati per il trucco che in The substance di Coralie Fargeat ha trasformato Demi Moore in un mostro
  16. Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer premiati per gli effetti speciali di Dune – parte due di Denis Villeneuve
  17. Gli iraniani Shirin Sohani & Hossein Molayemi con l’Oscar al cortometraggio animato per il loro In the shadow of the cypress che aveva esordito a Venezia 80
  18. Tutto il gruppo di Anora, tecnici e attori, sul palco del Dolby Theater per il gran finale della cerimonia

IN COPERTINA

Sean Baker dominatore indiscusso della 97ª notte degli Oscar con il suo Anora

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