
Non sempre i sogni hanno necessità di essere realizzati, a volte è già importante coltivarli e tenerli vivi per dare senso alla loro esistenza; ancor più quando lungo il percorso, con l’impegno e la dedizione messi in campo per dargli consistenza, si consolidano sentimenti di coesione che nessuno aveva neppure immaginato in partenza.
Sembra questo il messaggio del lungometraggio animato Una barca in giardino del francese Jean-François Laguionie che con la sua pacata, tenera poesia affonda le radici nel vissuto autobiografico dell’autore, che si specchia nel protagonista come suo alter ego bambino.
Nel 1949 il piccolo François aveva dieci anni e viveva in una casa di provincia a soli tre chilometri dal fiume Marna, il suo mondo era piuttosto indipendente da quello dei genitori Pierre e Geneviève, finché un giorno il padre, rappresentante di commercio spesso in viaggio che dava sempre di sé un’immagine di uomo serio nel pieno controllo della sua vita fatta di responsabilità, non inizia a lavorare ad un progetto che coinvolge ben presto tutta la famiglia. Voce narrante della storia, il bambino diventato disegnatore inizia a raccontare come sua madre, di comune accordo col marito, ha rinunciato all’orto che coltivava tra le mura del giardino per destinare quello spazio alla costruzione di una barca, ma non una barca qualunque. Pierre ha deciso di riprodurre una copia fedele della Spray, l’imbarcazione con cui il navigatore canadese Joshua Slocum – primo in assoluto nella storia umana – ha compiuto il giro del mondo in solitaria nel 1895, salpando dal porto di Boston per farvi ritorno più di tre anni dopo, avendo cura di tenere un diario di bordo che, pubblicato nel 1900 col titolo Solo intorno al mondo, è ancor oggi venerato punto di riferimento per tutti gli appassionati che si vogliono cimentare con la navigazione in barca a vela.

Disegnando per lo schermo il racconto, che solo una foto del padre al lavoro sulla sua imbarcazione posta in fondo ai titoli di coda rivela come autobiografico, il cineasta Jean-François Laguionie ripercorre quel passaggio cruciale dall’infanzia all’adolescenza, con la storia di un sogno che indipendentemente dal suo giungere a definizione completa, ha consolidato il suo rapporto con i genitori e in particolare col padre Pierre che, non essendo genitore biologico, ha sempre avuto difficoltà a esprimergli i propri sentimenti fino in fondo.

Scritto con Anik Le Ray, il film adotta deliberatamente ritmi narrativi ben più rallentati rispetto a quelli più concitati in voga nella gran parte dei lungometraggi contemporanei, cifra stilistica di un autore che legittimamente rifiuta di aderire ai modelli precostituiti attuali. Oggi a monte di ogni produzione audiovisiva viene stabilito il pubblico di riferimento a cui rivolgersi, il famoso target di partenza enunciato a priori, e rifiutando di scegliere a chi parlare, se agli adulti o ai bambini, Laguionie rivendica una piena libertà creativa a cui non ha mai rinunciato.

Il risultato è un’opera dai toni, cromatici ed emozionali, molto delicati che fa appello alla sensibilità di ogni spettatore, indipendentemente dalla quantità di primavere che ha al suo attivo. Una barca in giardino di Jean-François Laguionie è una piccola gemma di poesia, sarà nelle sale italiane dal prossimo 13 febbraio, distribuito da Trent Film.