La galleria moderna di Palazzo Pitti a Firenze custodisce un incredibile quantità di dipinti che ci possono far avvicinare ad una pittrice di origine francese che scelse Firenze come sua patria d’elezione. Figlia della scultrice e poetessa Marguerite Bavier-Chafour e di William Chaplin, suo nonno Charles Joshua Chaplin è stato il celebre pittore di origine inglese, famoso soprattutto per ritratti e acqueforti.
Elisabeth Chaplin, con una carriera che l’ha resa una delle artiste più affermate del XX secolo, pur se nata a Fointainebleau nel 1890, si è sempre sentita italiana, tanto che dopo la seconda guerra mondiale è tornata a vivere a Firenze fino alla fine dei suoi giorni. Il padre decide nel 1900, per motivi politici, di lasciare la Francia e nel 1904, durante un viaggio verso Roma, una sosta imprevista alla stazione di Firenze, gli fa scoprire il fascino della città dove Elisabeth vivrà inizialmente dal 1904-1906.

A questo periodo risalgono i primi dipinti di una giovanissima ma già pienamente matura Elisabeth, come il famoso Ritratto di famiglia in esterno del 1906. Ha cominciato da autodidatta, ma sia suo nonno che sua madre sono stati artisti importanti, che le hanno certamente impartito le prime lezioni e lei cresce in un fecondo milieu culturale, soprattutto grazie alla madre, amica di Maurice Denis e degli artisti simbolisti.
A Firenze frequenta gli studi di alcuni grandi maestri attivi in città, tra cui Francesco Gioli e l’anziano ma sempre attivo Giovanni Fattori, da cui imparerà l’attenzione alla luce. Come prevedeva la didattica artistica dell’epoca, frequenta assiduamente gli Uffizi e fa numerose copie di dipinti degli antichi maestri della Galleria. Les enfants au soleil e l’Autoritratto con ombrello verde, che oggi è proprio nelle sale di questo museo, sono tra le prime opere realizzate in quegli anni, e mostrano chiare suggestioni legate al tardo-impressionismo di Mary Cassat, e al linguaggio Favués. Nel 1907 trasloca con la famiglia a Villa Levi a San Domenico di Fiesole, insieme all’istitutrice Ida Capecchi, una donna colta e discepola di Edmondo De Amicis che vivrà settanta anni con la famiglia.

È nel 1911 che si trasferisce a vivere in quella che diventerà la dimora di tutta la vita: villa il Treppiede, una villa situata lungo percorsi solitari sulle colline fiesolane, che scendono silenziosi tra ville e giardini. La sua casa viene frequentata da personaggi importanti in campo artistico e intellettuale, provenienti da ogni angolo del pianeta e la sua preparazione, il suo sguardo e il suo atteggiamento è veramente di carattere internazionale, moderno ed indipendente: una donna emancipata. Nel Ritratto di famiglia: interno, del 1910, conservato alla Galleria d’Arte moderna in Palazzo Pitti, il suo sguardo si posa sul salotto della sua casa, illuminato in modo vario dalla fiamma del camino acceso, che crea giochi di luce ed ombre sulle figure. La composizione è affollata.

La madre dell’artista è al centro, assorta nei suoi pensieri, seduta su un divano, quasi appoggiata a Nenette, la sorellina più piccola che, addossata al bracciolo, ha un libro aperto sulle gambe e sembra ridere per qualcosa che ha appena visto. La bimba è vestita di bianco, ha il volto illuminato e sembra emanare grande gioia. La pittrice è dietro di loro, in piedi
davanti al camino, ci guarda seria in modo diretto, voltandosi con la testa; la sua figura proietta un’ombra gigante sulla parete di fondo.
Sul lato opposto del divano, in una posa rilassata, con un gatto nero sulle gambe, troviamo l’istitutrice Ida, mentre al lato opposto ci sono la sorella e il fratello dell’artista: lei in piedi, capelli raccolti con un fiocco verde, che guarda in modo malinconico verso l’esterno della scena e lui, Jean-Jacques, con espressione grave, appoggiato al tavolo, dove è stato poggiato un violino. Anche le loro ombre creano effetti spettrali sul tendaggio di fondo. In questa opera si nota l’attenzione e la ricerca sui giochi di luce, ma al contempo un’analisi senza orpelli degli affetti familiari della Chaplin. Si passa dal riso innocente della piccola, al rilassato godere nelle poltrone delle due donne mature, per finire sui volti annoiati e tristi dei due adolescenti, colti nel loro ombroso e schivo atteggiamento. Elisabeth risalta in tutta la sua forza, pienamente consapevole del suo incredibile talento, una giovane donna colta, anticonformista, inserita negli ambienti che le danno il giusto humus per la sua fertile vena artistica.

Quando, nel 1916, la famiglia Chaplin si trasferisce a Roma, Elisabeth incontra il pittore francese Paul-Albert Besnard, direttore di Villa Medici, che diviene il suo mentore. Espone ben due volte alla Biennale di Venezia, prima di trasferirsi a Parigi alla fine degli anni Venti, dove eseguirà opere su larga scala per Notre-Dame de la Salut e per Saint Esprit e riceverà nel 1938 la Legion d’Onore della Repubblica Francese per i suoi incredibili successi artistici.

Firenze, però, non si dimentica, ed Elisabeth Chaplin tornerà a vivere stabilmente a villa Il Treppiede. E questo amore troverà la sua consacrazione nel 1974, con la donazione dell’artista alla Galleria d’arte moderna di Firenze di ben settecentoventiquattro opere, fra cui sculture di sua madre Marguerite, disegni e dipinti di suo nipote Robert, di suo nonno, dell’avo Charles, oltre alle sue bellissime ed intense pitture. Un gesto di gratitudine e amore verso Firenze, la sua patria d’adozione.

Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti)

  1. Elisabeth Chaplin fotografata da Mario Nunes Vais, 1932
  2. Villa il Treppiede, 1932, olio su tela, Palazzo Pitti
  3. Ritratto di Famiglia: interno, 1910 circa, olio su tela, Palazzo Pitti
  4. Giovani ragazze in giallo, 1921, olio su tela, Palazzo Pitti
  5. Nenette che sale le scale, 1911 circa, olio su tela, Palazzo Pitti