Penso a nonno Angiolo, a quanta verità mi disse quando stavo per intraprendere questo lavoro: ‘tu sei una donna’
(Bianca Bianchi)

Il 2 giugno 1946, alle elezioni per l’Assemblea Costituente – che aveva il compito di “deliberare la nuova costituzione dello Stato” e scegliere “le forme istituzionali” della neonata Repubblica Italiana – per la prima volta parteciparono le donne, sia come elettrici che come candidate. Un evento epocale, in un Paese dove da ventidue anni non si svolgevano libere elezioni e dove il ruolo della donna era stato fortemente identificato dal regime come quello di angelo del focolare e prolifica fattrice con il compito di dare figli alla patria e braccia all’agricoltura.

Durante lo spoglio delle schede, la prima donna che risultò eletta (alla fine saranno 21 su un totale di 556 deputati) fu Bianca Bianchi, nata a Vicchio in provincia di Firenze, insegnante di Filosofia, eletta nella lista del Partito Socialista. Un successo personale travolgente: Bianca ottenne il doppio delle preferenze di Sandro Pertini, scelto come capolista in seguito ai malumori che aveva suscitato l’iniziale collocazione di Bianca in quella posizione. Pur consapevole di essere stata considerata “lo strumento giusto per accrescere voti e attirare le donne fuori dall’indifferenza. Servivo insomma ai fini della propaganda elettorale, ma in cuor loro speravano che non venissi eletta“, Bianca non si perse d’animo e condusse la sua campagna elettorale senza risparmiarsi, tenendo oltre cento comizi nel collegio elettorale di Firenze-Pistoia; scarso fu l’appoggio da parte della dirigenza del partito, che si era comunque premurata di farle firmare una lettera di dimissioni in bianco.

La carriera parlamentare di Bianca Bianchi durò fino al 1953, e la vide impegnata nel settore dell’istruzione – dove fino dalla Costituente osteggiò in ogni modo le sovvenzioni statali alle scuole private, che considerava una sorta di “diplomifici” a pagamento – e soprattutto nella battaglia per i diritti dei figli naturali. Nel 1948 il suo intervento al Congresso Internazionale delle Donne ad Amsterdam suscitò emozione e scalpore quando comunicò a una platea attenta e stupita, che in Italia sui documenti dei figli naturali e persino sulle pagelle scolastiche veniva apposta la dicitura “figlio di NN“.

L’anno seguente, Bianca presenta la proposta di legge Disposizioni relative alla obbligatorietà del riconoscimento materno, alla ricerca della paternità e alla unificazione dei servizi assistenziali dei figli illegittimi, e la illustra al Presidente della Repubblica Gronchi premettendo che «La questione è grave e complessa; ha aspetti morali, giuridici e sociali che si incontrano e si determinano vicendevolmente», e affrontando con spirito concreto e senza ipocrisie un problema che all’epoca riguardava la nascita di oltre trecentomila bambini ogni anno.

La sua battaglia, condotta caparbiamente tra mille ostacoli, la rese bersaglio di vignette satiriche e di attacchi da parte della stampa. Fra i più aggressivi, l’allora giornalista Giovanni Spadolini che su “Il Messaggero” del 23 maggio 1950, nell’articolo Gli illegittimi, sollevava dubbi sul fatto che si possa essere «sicuri che la prole sarà allevata meglio da due genitori divisi e implacabilmente ostili fra loro, che non da un ente di pubblica assistenza, da un qualunque brefotrofio». Con molte battute d’arresto e molte esitazioni, finalmente nel 1955 la dicitura “figlio di NN” venne eliminata dai documenti anagrafici, ma per giungere alla parificazione dei diritti tra figli naturali e figli legittimi si dovranno attendere quasi sessanta anni, con un lungo e sofferto cammino che si concluderà solo nel 2012.

Uscita dalla carriera parlamentare, Bianca si dedica ad approfondire i temi pedagogici che rappresentavano il suo principale interesse. Pubblica i Lineamenti di Metodologia, un testo che intende affrontare una serie di questioni fondamentali per la formazione del bambino: “Quali sono i bisogni psicologici del bambino? Quali le leggi del suo sviluppo fisiopsichico? Come debbono essere i programmi ed i metodi scolastici, per ispirarsi a questi principi?“. Nel 1958 fonda la “Scuola d’Europa“, situata sulle pendici del preappennino toscano a oltre settecento metri di altezza, immersa nel verde dei boschi che circondano il Monastero di Montesenario a una quindicina di chilometri da Firenze.

Si tratta di un centro educativo sperimentale per ragazzi delle elementari e medie, ispirato ai metodi del pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi, il cui motto Imparare con la testa, le mani e il cuore, veniva qui applicato coniugando istruzione e attività pratica. La scuola rimase aperta per una decina d’anni, e Bianca ripercorrerà la storia di questa sua avventura nel volume L’esperienza di un’educazione nuova alla Scuola d’Europa.

Tornata a vivere nella natia Vicchio, “eterno, unico, paese dell’anima, casa mia“, Bianca si dedica a scrivere una serie di saggi sulle sue esperienze politiche e pedagogiche. Rientra in politica per alcuni anni in occasione delle elezioni amministrative per il Comune di Firenze tenutesi nel 1970, dove viene eletta consigliera comunale e poi vicesindaco e Assessora alle questioni legali e affari generali. Nel 2020, a venti anni dalla sua scomparsa, il Comune di Firenze ha voluto ricordare Bianca Bianchi, Madre Costituente, intitolandole il giardino di Piazza della Costituzione.

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Didascalie immagini

  1. Copertina del libro di Bianca Bianchi La Storia è memoria “ti racconto la mia vita”, (Giorgi & Gambi Editori. Firenze, 1998)
    (fonte)
  2. Gli edifici della Scuola d’Europa Lo Scoiattolo in una cartolina degli anni Sessanta; in alto il Monastero di Montesenario
    (Courtesy Gabriele Baldi)