A Genova, nel Palazzo Nicolosio Lomellino prosegue fino a domenica 26 gennaio, l’evento espositivo volto ad approfondire la percezione del complesso mondo ottomano nell’arte genovese, in un dualismo tra paura e ammirazione dell’Altro, inteso come straniero portatore di usi e costumi diversi dai propri. Gli abitanti dei territori ottomani venivano identificati dall’Occidente come l’Altro per eccellenza, anche nei termini di luogo simbolico in cui convergevano le paure, le aspirazioni, i conflitti della civiltà europea: la forza di questa associazione ha condotto l’Europa cristiana a utilizzare l’immagine del Turco come modello di partenza e strumento interpretativo per rappresentare realtà anche molto lontane, incluse le figure di molte narrazioni religiose.

Allo stesso tempo, però, altri fili si sono intrecciati a comporre il variegato arazzo di questa narrazione visiva, che include le molte sfaccettature di una realtà complessa: la ricca produzione di testi e di immagini legati alla fascinazione occidentale per la vita e i costumi ottomani, così come l’importazione, la circolazione e la rappresentazione ininterrotta di pregiati oggetti d’uso comune e tessili ottomani, sono la prova di uno sguardo che va ben oltre una percezione solo negativa. Nel doppio registro del conflitto e dell’attrazione verso il mondo ottomano, l’attenzione dei Genovesi a queste realtà fu intensa e costante, in continuità con la ricca rete di rapporti tra la città e il Levante in epoca medievale (di cui è emblema la colonia genovese di Pera, attuale municipalità di Beyoğlu, nella parte europea di Istanbul, con la quale Genova è gemellata dal 2013). A livello di costruzione mentale, descrizione letteraria e rappresentazione artistica, la percezione occidentale dei Turchi, dei Barbareschi (abitanti degli stati del Maghreb, comunque politicamente sottoposti all’impero ottomano) e dei Mori (termine che nell’uso storico comprendeva anche gli africani neri) è attualmente al centro dell’attenzione della comunità scientifica internazionale.

La mostra “Ottomani Barbareschi Mori e altre genti nell’arte a Genova” accompagnata da un catalogo edito da Sagep, è stata curata da Laura Stagno e Daniele Sanguineti in collaborazione con Valentina Borniotto, ha selezionato cinquantadue opere e sceglie il tema del ‘Turco’, termine con il quale si indicavano in Occidente, nella prima età moderna, tutti i popoli che abitavano i territori dell’impero ottomano, senza distinzioni. La rappresentazione dell’alterità, nella sua accezione più ampia, entra nella cultura figurativa occidentale con particolare forza nella prima età moderna, a partire dal Cinquecento. Combattenti, schiavi, dignitari e sultani popolano le scene raffigurate nei dipinti e negli altri manufatti esposti, in scenari che spaziano dalla corte di Costantinopoli al porto della Lanterna, dove si svolgeva la vita quotidiana degli schiavi quando non erano sulle galee, in mare.

Esposti dipinti di alcuni tra più importanti artisti attivi nel contesto genovese – da Paggi a Carlone, da Orazio De Ferrari a Bartolomeo Biscaino, da Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, a Cornelis De Wael, fino a Giovanni Bernardo Carbone e Domenico Parodi – in dialogo con quelle di artisti di diversa provenienza, quali il capolavoro dedicato da Paolo Veronese alla vittoria di Lepanto e la grande bozza di Francesco Solimena raffigurante la Strage dei giovinetti Giustiniani.
Ai dipinti si alterneranno una varietà di altri manufatti artistici – dal vaso in ceramica di produzione ottomana con elaborati decori blu (la cui tipologia ha influenzato le coeve maioliche liguri) a un tappeto turco di fine Cinquecento, da libri e giochi da tavolo del XVI e XVII secolo che illustrano i costumi dei Turchi, ai cartoni per arazzi eseguiti da Luca Cambiaso e dai suoi collaboratori.

Un’esposizione che parte dalla premessa della ricca rete di rapporti di Genova con il mondo islamico nell’età medievale, richiamata in mostra da una teca d’avorio di manifattura arabo-sicula del XII secolo, per concentrare l’attenzione sull’età moderna e sulle diverse modalità con cui, in contesti diversi, sono state proposte in città immagini di Ottomani, Barbareschi e Mori.