Prorogata fino al 12 settembre, a Palazzo Reale di Milano, l’esposizione di circa cento opere del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo presentate in due aree tematiche: la raffigurazione delle donne nell’arte russa e le donne artiste in Russia.

Ritratto di Caterina II, 1782
Olio su tela, 1782
© State Russian Museum, St. Petersburg
Un progetto espositivo internazionale, attraverso otto sezioni, racconta l’evoluzione culturale e sociale declinata nelle manifestazioni espressive dell’arte russa, e nelle opere di artiste di spicco, nel periodo delle avanguardie creative del Novecento.

Realizzata grazie a una collaborazione esclusiva con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, la mostra, inaugurata a fine ottobre – poi chiusa a seguito delle restrizioni pandemiche – è stata concepita per visite in sicurezza ponendo particolare attenzione alle atmosfere di tutte le sale con una illuminazione studiata per la corretta osservazione delle opere, ma anche per garantire la fruibilità di tutti gli spazi con un particolare cambio di scenografia luminosa per evidenziare il passaggio da un capitolo all’altro.

Traendo lo spunto iniziale dal ruolo cruciale interpretato dalle artiste nella scena creativa russa all’inizio del Novecento, ripercorre quella che è stata la figura storica e sociale della donna in Russia in un arco temporale molto ampio, dal Quattordicesimo al Ventesimo secolo. All’interno del palinsesto de “I talenti delle donne”, che il Comune di Milano ha dedicato alle diverse discipline del pensiero creativo in cui le donne sono state e continuano a essere protagoniste, “Divine e Avanguardie. Le donne nell’arte russa” presenta grandissimi capolavori per la maggior parte mai esposti in Italia.

Se è possibile seguire il percorso della figura della donna così come è stata rappresentata, interpretata, raffigurata attraverso il racconto della trasformazione della sua immagine nelle diverse espressioni artistiche; dall’altro spicca l’approfondimento relativo al contributo rivoluzionario nell’evoluzione del linguaggio figurativo proposto dalle artiste russe nel Ventesimo secolo con capolavori di Natalia Goncharova, Ljubov Popova, Aleksandra Ekster.

Come ricorda Domenico Piraina, Direttore del Palazzo Reale «Nel 2005 la casa editrice il Saggiatore ebbe la felice intuizione di pubblicare una nuova edizione del catalogo della celeberrima mostra “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940” che si tenne a Palazzo Reale nel 1980 con la cura appassionata e rigorosa di Lea Vergine. La nuova edizione fu arricchita da un testo, sempre di Vergine che si proponeva, a venticinque anni di distanza, di redigere “un bilancio possibile” della fortuna critica delle numerose artiste che vennero presentate nella mostra del 1980. Lea Vergine constatò che le artiste che avevano riscosso il maggior successo di critica erano russe. L’autrice spiegava il fenomeno con il fatto che, avendo la società russa incentivato lo status professionale delle artiste, esse poterono esprimere appieno il loro potenziale creativo.

In effetti, nella prima e seconda decade del Novecento, si era assistito a una vera esplosione di grandi personalità innovatrici come Natal’ja Gončarova, Alexandra Ekster, Varvara Stepanova, Nadežda Udal’cova, Olga Rozanova, Ljubov’ Popova. Personalità forti, affatto condizionate dal lavoro dei compagni di vita e di arte (Larionov, Vesnin, Drevin, Kručënych, Rodčenko), punte di diamante dei movimenti artistici di avanguardia cui aderirono, dal Cubismo al Futurismo, dal Suprematismo al Costruttivismo al Raggismo. Benedikt Livšic, autore de L’arciere dall’occhio e mezzo, un volume di memorie sul Futurismo in letteratura e in arte, pubblicato nel 1933, le definì “vere amazzoni, cavallerizze scite”; amazzoni, come Pentesilea, Ippolita, Antiope o Derinoe di omerica memoria e scite, non solo per la loro mitica origine territoriale ma anche per sottolineare la matrice orientale comune a molte espressioni artistiche del periodo.

Queste artiste non solo dipinsero, ma teorizzarono, esposero, riscossero successo, viaggiarono all’estero, diressero istituzioni culturali. Pensando ai loro notevoli contributi artistici si potrebbe rispondere alla celebre domanda di Linda Nochlin “perché non ci sono state grandi artiste?” con un’altra domanda “perché ci sono state grandi artiste nella Russia delle avanguardie”?

Questa mostra si propone – attraverso uno scandaglio storico-artistico, profondo e accurato, condotto con grande acume critico da Evgenija Petrova e Josef Kiblitskij – di offrire un contributo per rispondere a quest’ultima domanda, seguendo il suggerimento metodologico proposto dalla stessa Nochlin e cioè di prestare attenzione particolare alle situazioni sociali, alle strutture istituzionali e alla visione della realtà che esse impongono, al mecenatismo e alle condizioni di produzione artistica.
La centralità delle artiste nei movimenti russi di avanguardia è stata considerata come un fenomeno eccezionale soprattutto se confrontato con la condizione immota delle donne nelle avanguardie occidentali (uno per tutti, “il disprezzo della donna” teorizzato da Marinetti).

Queste donne volitive, tenaci e indipendenti non formarono un gruppo e tra di loro non simpatizzarono; eppure rappresentarono, facendo leva sulle loro qualità morali e estetiche, un avamposto della pittura russa che senza il loro contributo non avrebbe raggiunto l’importanza che le è stata tributata.»
L’imperdibile percorso espositivo a cura di Evgenia Petrova, Direttore Scientifico del Museo Russo, e Joseph Kiblitsky si chiude con una sala dedicata alle grandi sculture monumentali dell’epoca sovietica: il modello in scala dei due protagonisti della scultura “L’operaio e la kolchoziana”, idealizzati a grande scala da Vera Muchina per l’Esposizione di Parigi del 1937, sono ambientati sullo sfondo immersivo delle immagini dell’epoca che ricreano il clima del periodo della “Grande Madre Russia”.

Completano l’evento milanase il catalogo edito da Skira e un’ampia offerta didattica formata da quattro diverse visite e laboratori che vanno dalle scuole primarie a quelle secondarie di II grado. Infine, per chi non potrà raggiungere Milano è anche possibile passeggiare virtualmente tra le sale della mostra con la storica dell’arte Arianna De Santi per scoprire il ruolo e il fondamentale contributo delle donne all’arte russa e più in generale alla storia dell’arte, il loro ruolo per l’emancipazione e per il riconoscimento dei diritti. Un ricco corpus di opere che attraversano mezzi espressivi e tecniche differenti, creando intrecci spesso inediti tra storia, letteratura, musica e grande pittura.