«È uno sproposito dottorar una donna, ci renderebbe ridicoli a tutto il mondo».
Monsignor Gregorio Barbarigo (1625-1697), vescovo di Padova

La citazione dell’illustre personalità di Chiesa manifestava la sua “perplessità” all’ipotesi di conferire la laurea a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684) che, nonostante tale illuminato parere, fu la prima donna al mondo a conquistare il riconoscimento accademico nel 1678. Dopo di lei solo Laura Bassi (1711-1778) riuscì a laurearsi questa volta a Bologna.

«L’intelletto femminile è governato dai movimenti dell’utero e perciò c’è la necessità di una guida maschile per le donne» è il pensiero di Petronio Zecchini (1739-1793) celebrato anatomista all’Alma Mater Studiorum di Bologna. Pensiero dominante nell’ambiente universitario bolognese, al tempo in cui l’Ateneo conferiva la laurea alla giovanissima Cristina Roccati, che divenne così la terza donna a ottenerla nella Storia, la prima “fuori sede”. Insegnò la fisica di Newton, mentre scriveva poesie. A lei è stato intitolato uno dei telescopi che verranno lanciati in orbita nell’ambito del progetto “Plato” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la cui missione è individuare pianeti extrasolari simili alla Terra: una nuova avventura per una donna che nel Settecento ha dedicato la sua vita alla scienza e allo studio della natura.

Indubbiamente, la supposta incapacità delle donne di affrontare temi scientifici, influenzò il pensiero dominante ben oltre la vicenda Roccati, tanto che si dovrà arrivare a Novecento inoltrato per l’ingresso delle donne al pari degli uomini nel mondo della scienza. Un plauso alla scelta di Rovigo dove, in Palazzo Roncale, prosegue fino a lunedì 21 aprile un’esposizione che rievoca la vicenda della giovanissima rodigina; promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, con la curatela scientifica di Elena Canadelli, da un’idea di Sergio Campagnolo.

“Osò studiare”, perché all’epoca, che da un piccolo paese, Rovigo, che – nel Settecento contava su una popolazione di all’incirca cinquemila abitanti e su un’economia non certo tra le più fiorenti – una ragazza di appena quindici anni partisse per Bologna al fine di studiare all’Università era cosa mai vista. Ancora più incomprensibile, e forse scandaloso, parve l’oggetto dei suoi studi: materie che esulavano dalle competenze proprie “delle donne”.

Cristina giunse a Bologna scortata da una zia e dal suo maestro di casa, per studiare logica, filosofia, meteorologia, geometria e fisica, prima studentessa “fuori sede” della storia. Il padre, con una decisione anch’essa controcorrente, aveva puntato su di lei anziché sul fratello. “In un mondo senza donne come quello della scienza dell’epoca – spiega la curatrice – la Roccati si laureò nel 1751, appena diciannovenne, e l’anno successivo si trasferì a Padova per continuare la sua formazione con lo studio dell’astronomia e della fisica di Newton. La sua carriera era in realtà iniziata dalla poesia erudita e d’occasione, composta per esempio per le nozze di personalità di spicco, un’attività che l’aveva fatta apprezzare non solo nella sua città natale, ma anche a Bologna e in altre accademie d’Italia. Amica dell’influente letterato rodigino Girolamo Silvestri, fu accolta nell’Accademia dei Concordi di Rovigo, importante cenacolo culturale e scientifico del tempo. Costretta a lasciare Padova già nel 1752, a causa dello scandalo finanziario in cui era stato coinvolto il padre, la giovane Roccati si dedicò da quel momento all’insegnamento della fisica nella sua città natale, rivolgendosi principalmente ai membri dell’Accademia dei Concordi, che nel 1754 la nominarono, non senza proteste e persino dimissioni polemiche, loro “Principe”.

“Dopo le vivaci esperienze a Bologna e Padova, la vita di Cristina Roccati trascorse sempre a Rovigo, dove portò la scienza galileiana e la fisica newtoniana, in lezioni che ci sono pervenute fino ad oggi e che ci restituiscono uno spaccato della scienza e della società del tempo”, aggiunge ancora la curatrice. “Nonostante le difficoltà, grazie a un confine non ben definito tra pubblico e privato, scienza e meraviglioso, nella seconda metà del Settecento alcune donne riuscirono a ritagliarsi un ruolo nella scienza. Si pensi a figure come la matematica Maria Gaetana Agnesi a Milano e la fisica Laura Bassi a Bologna, o, in Francia, alla matematica Émilie du Châtelet. Tra loro ci fu anche la rodigina Roccati”.

“La mostra restituisce la voce a una delle protagoniste di questa elettrizzante stagione della scienza, attraverso un percorso espositivo incentrato sulla riscoperta di questa figura dimenticata. Sono raccontati anche alcuni aspetti storici e scientifici del Settecento, il secolo della ragione e dell’Encyclopédie, di Voltaire e della Rivoluzione francese, ma anche della diffusione delle teorie di Newton tra i non addetti ai lavori e della meraviglia suscitata da fenomeni naturali come l’elettricità. Negli anni della Roccati, la moda degli spettacoli di elettricità e di dimostrazioni sperimentali conquistò nobili e accademici in cerca di fama e notorietà, animando le serate di corti e salotti, mentre si moltiplicavano i primi libri di divulgazione scientifica, come Il Newtonianesimo per le dame (1737) dello scrittore di origini veneziane Francesco Algarotti o le Lezioni di fisica sperimentale (1743-48) del francese Jean Antoine Nollet”.

“Come per molte donne dell’epoca, dopo la sua morte un velo si è posato sulla sua vita e sulla sua opera, un velo che la mostra a Palazzo Roncale vuole sollevare per ripercorrere attraverso di lei i rapporti tra la scienza, la società e il ruolo delle donne nel secolo dei Lumi. A lungo le donne sono state escluse da percorsi istituzionali in campo scientifico e anche oggi il tema della presenza/assenza delle donne nella scienza continua a fare riflettere e discutere, con il permanere della disparità di genere nelle materie scientifiche”.


Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio tampa Studio ESSECI)

  1. Coronale degli Accademici Concordi in occasione della laurea di Cristina Roccati, 1751, Rovigo, Accademia dei Concordi
  2. Lorenzo Capponi, Ritratto di Cristina Roccati, 1751, incisione, Rovigo, Accademia dei Concordi
  3. Matteo Massagrande, Cristina Roccati, 2024
  4. Pagine sciolte tratte dalle 51 lezioni di fisica di Cristina Roccati, 1751-1777, Accademia dei Concordi
  5. Cristina Roccati, Manoscritto di una sua lezione sull’occhio e la visione
  6. Cristina Roccati, Manoscritto della lezione sul Sistema Solare
  7. Cristina Roccati, Manoscritto di una sua lezione