Al Museo d’Arte Provincia di Nuoro, restano allestite fino a domenica 9 marzo le quattro nuove mostre proposte per Natale 2024, si tratta di:

Christiane Löhr. Accumuli
a cura di Chiara Gatti con un testo critico di Bruno Corà
Architetture di natura. Cupole di semi e cattedrali di fili d’erba. L’artista tedesca, toscana d’adozione, presenta un’ampia installazione – al piano nobile del museo – di sculture leggere e impalpabili, un inno alla levità della natura e, insieme, alla sua complessità. Abilissime nell’issare sculture fatte di soffioni, steli, baccelli o crini di cavallo, le mani di Christiane Löhr issano nello spazio sottili strutture arboree, edificano paesaggi minimi. A nuove forme astratte per piccoli templi silvestri si aggiunge, per l’occasione, un omaggio alla Sardegna, che vede l’autrice presentare piccoli accumuli di chicchi o sementi, a evocare torri e costruzioni nuragiche.

L’ispirazione naturale non diventa tuttavia, nella ricerca di Löhr, una testimonianza didascalica della vegetazione e delle sue specie. La sua riflessione sublima la materia in una dimensione di astrazione radicale e di forma assoluta, fatta di equilibrio e proporzione fra gli elementi, senso dello spazio e valore del vuoto. Il percorso della mostra conta anche una scelta di disegni su carta, realizzati con pastello a olio, grafite o inchiostro, frutto di un analogo processo scultoreo, in cui le fibre della carta sono sfregate e graffiate come materia plastica.

Una Szeemann – Scenafenomenica
a cura di Elisabetta Masala con un testo critico di Juliette Desorgues
Il magico e la mitologia, la tradizione classica e la cultura arcaica si mescolano nella ricerca dell’artista svizzera che sperimenta materiali dal valore fortemente espressivo in un racconto corale dalle sfumature epiche. Divinità della terra e della notte, simbologie arcane, proprietà benefiche delle piante e antiche sapienze botaniche permeano l’opera di Una Szeemann di mistero e, insieme, di memorie ataviche, mentre il sentimento selvatico dei boschi prende corpo in forme astratte ma potentemente evocative.

Il progetto per il MAN si presenta connesso al territorio della Sardegna, alle sue asperità, alla leggenda delle Janas e alla persistenza archeologica nel paesaggio, laddove la natura stessa pare talora fossilizzarsi, mimetizzarsi con le pietre e con le creste del Supramonte.

Alessandro Biggio “Filira“
a cura di Chiara Gatti con un testo critico di Caterina Riva
Il progetto inedito Filira presenta un ciclo nuovo di opere dell’artista cagliaritano in una mostra personale concepita come un unico lavoro, un ambiente totale dove tele e sculture sono connesse fra loro in una visione d’insieme organica, ma unitaria. Noto per le sue ricerche sulla cenere generata dalla combustione delle essenze del suo giardino di Calasetta, quale strumento plastico per realizzare sculture dalla materia fragile, Biggio ha sperimentato in tempi recenti una forma di pittura usando il succo delle bacche di fillirea che spremute producono un colore ocra scuro, dalle sfumature violacee. Così, come il ciclo delle sue sculture di cenere, frutto di una riflessione autentica sul ciclo della vita e degli elementi, allo stesso modo la pittura trascrive impronte di natura, nella sua metamorfosi e consunzione.

Sullo sfondo, aleggia la citazione di un mito greco. Filira, ninfa figlia di Oceano e di Teti, era amata da Cronos cui tentò di sfuggire mutandosi in giumenta. Ma Cronos, trasformandosi in stallone la raggiunse e si unì a lei. Filira diede alla luce un figlio, una creatura ibrida, il centauro Chirone. Sconvolta alla vista del figlio, chiese a Zeus di essere trasformata in un arbusto che prenderà il suo nome, fillirea. Con l’estratto delle bacche di questa pianta, Biggio traccia sulla tela vestigia di una vegetazione effimera.

El Greco dialogo tra due capolavori
in collaborazione con: Accademia Nazionale di San Luca, Roma e Musei Civici di Reggio Emilia.
Dopo il successo della mostra dello scorso anno dedicata al dialogo ideale fra Giotto e Lucio Fontana nel segno dell’oro e della sua simbologia, un nuovo progetto dedicato al dialogo fra due capolavori di Domínikos Theotokópoulos (1541-1614), universalmente noto come El Greco, il maestro del Siglo de Oro, il secolo dell’oro spagnolo, con l’esasperazione delle sue forme allungate nello spazio, i toni luminescenti del colore, il forte ritmo delle linee e del gesto sulla tela. Definito il “Delacroix del Rinascimento”, “il Nabi delle belle icone”, amato da Cézanne e da Picasso che dichiarava il suo debito ripetendo «Yo soy El Greco!», l’artista è annoverato tra i massimi rappresentanti della pittura europea del tardo rinascimento. Nato a Creta nella prima metà del Cinquecento, all’epoca parte della Repubblica di Venezia, si trasferì in Laguna nel 1567. Alla ricerca di un nuovo modo di dipingere, di una dimensione dinamica, che si allontanasse dall’universo bidimensionale, astratto e immobile della tradizione d’oriente, operò nella bottega dell’anziano Tiziano, da cui imparò l’uso espressivo del colore, violento, totale, pastoso, luminoso, spirituale. A Venezia rimase folgorato dal senso del movimento e dall’utilizzo drammatico della luce di Tintoretto; da Jacopo Bassano apprese gli elementi formali della narrazione pittorica, l’uso della prospettiva e degli sfondi architettonici. Dopo un breve e burrascoso soggiorno a Roma, ospite del cardinale Alessandro Farnese, si trasferì a Toledo, con il sogno di conquistare i favori del re Felipe II ed essere nominato pittore ufficiale della cattedrale. Onore che non ottenne, pur trovando blasonate committenze che gli permisero di sviluppare il suo linguaggio fatto di bagliori improvvisi, torsioni audaci dei corpi liquidi, che conferiscono alle figure una acuta manifestazione dei loro sentimenti e dei moti dell’animo.

Viene presentato il ritrovamento de L’Adorazione dei Magi, rimasta per secoli ignota alle cronache e restituita solo di recente al catalogo dell’artista a seguito di un accurato restauro e una campagna di studi scientifici che ne hanno riportata alla luce la storia travagliata. Un film documentario, prodotto dal MAN – realizzato dal regista Stefano Conca Bonizzoni con interventi di Claudio Strinati, Fabrizio Biferali e Fabio Porzio – introduce la visita alla mostra che contempla altresì un secondo capolavoro, il Salvatore benedicente dei Musei Civici di Reggio Emilia.

Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Uffico stampa Studio ESSECI)

  1. Christiane Löhr, Montagne, 2023 semi di edera
  2. Una Szeemann: The Birds Said you Move duo
    © Servizi Culturali Città di Locarno, Cosimo Filippini Dettagli e foto Anna Maysuk
  3. Alessandro Biggio, “Filira“
  4. El Greco (Domínikos Theotokópoulos), Adorazione dei magi, 1570 c., olio su tela
    © Accademia Nazionale di San Luca, Roma

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Via Sebastiano Satta, 27 – Nuoro
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Fino al: 09 Marzo, 2025