Prosegue fino al 23 febbraio 2025 una rassegna di opere grafiche – con oltre centoventi lavori originali – curata da Simona Bartolena in collaborazione con Enrico Sesana e Luigi Tavola. Guidati dai maggiori maestri italiani e internazionali, i visitatori possono approfondire uno dei periodi più dinamici e fertili della storia dell’arte degli ultimi duecento anni. Un viaggio nella storia dell’arte attraverso i suoi più grandi protagonisti che potrebbe rivelarsi curioso e ricco di scoperte, anche per chi di mostre dedicate ai maestri del Novecento ne ha già visitate tante!

Alcuni autori, quali Picasso, Miró, Kandinskij, Dubuffet, infatti, hanno considerato la grafica uno strumento prezioso nella loro ricerca, affidando proprio al foglio stampato le sperimentazioni tecniche più ardite, pertanto viene messa in luce l’importanza della stampa d’arte come mezzo espressivo autonomo.

La mostra della Reggia, come sottolinea la Curatrice, offre «l’opportunità (in Italia ancora piuttosto rara) di osservare la storia dell’arte da un punto di vista particolare: quello della stampa d’arte. Lungi dall’essere un mezzo di riproduzione seriale, le tecniche di stampa hanno rappresentato un territorio di sperimentazione e sincera espressione del proprio sentire per molti artisti dell’Otto e Novecento. La rarità e bellezza dei lavori esposti ci raccontano come ciascun maestro abbia interpretato le tecniche di stampa piegandole alle proprie esigenze, con risultati sorprendenti. Alcune opere ci sveleranno anche i segreti dei processi creativi, come nel caso della splendida sequenza di stati di stampa della Crocifissione di Georges Rouault”».

Questo viaggio ha inizio, simbolicamente, nella seconda metà dell’Ottocento, con personaggi chiave per gli sviluppi dell’arte nei decenni successivi – da Manet a Renoir, da Toulouse-Lautrec a Cézanne, fino ai protagonisti della stagione Simbolista – per proseguire poi tra i vari movimenti d’avanguardia e i loro principali interpreti: da Braque a Matisse, da Pechstein a Dix, da Kandinskij a Klee, da Miró a Giacometti, da Hartung a Dubuffet, da Vedova a Burri.

Oltre a seguire il flusso della storia dell’arte, la mostra permette di indagare l’opera di alcuni artisti e di alcuni movimenti che hanno sperimentato la grafica in maniera capillare e autonoma rispetto alle altre tecniche, come i focus sulla grafica cubista, che presenta lavori di Pablo Picasso (Nature morte à la bouteille de Marc, 1911), Georges Braque (Job, 1911), Jacques Villon (Renée de face, 1911; Table d’échecs, 1920) Fernand Léger (Composition aux deux personnages, 1920), Louis Marcoussis (La table, 1930), Juan Gris (Nature morte, 1922), Gleizes (La ville (Toul), 1914), Alexander Archipenko (Zwei weibliche Akte, 1921), Henri Laurens (Valencia, 1927).

Oppure quello che documenta la produzione della scuola del Bauhaus, con fogli di Vasilij Kandinskij, Paul Klee (Seiltanzer, 1923), Lyonel Feininger, Oskar Schlemmer, Laszlo Moholy-Nagy, Natalia Goncharova e quello che esamina la grafica prodotta dagli esponenti del movimento di avanguardia tedesco Die Brücke (Il Ponte), quali Karl Schmidt-Rottluff, uno dei suoi fondatori (Melancholie, 1914), di Christian Rohlfs (Verliebt, 1912), Max Pechstein (Kopf eines bärtigen Fischers, 1922), Emil Nolde (Prophet, 1912) e persino dal fauvista Raoul Dufy che dopo un soggiorno a Monaco, dov’ebbe modo di incontrare le suggestioni del gruppo tedesco, incise L’amour (1905-1910), una xilografia capace di coniugare il primitivismo più selvaggio e spigoloso degli espressionisti a quello più armonioso e morbido dei Fauves francesi.

Tra i grandi maestri della grafica non poteva mancare la figura di Georges Rouault, qui con l’acquatinta a colori Christe en croix (1936), summa della sua ricerca sulla figura del Cristo durata anni. Di questo capolavoro è presentata la versione definitiva, cinque rare prove colore e una in nero, la cui sequenza rende evidenti i passaggi necessari per ottenere il risultato finale.

Particolarmente interessante la ricognizione sulla grande tradizione della grafica italiana, con lavori cubo-futuristi di Gino Severini (La modiste, 1916) e metafisici di Giorgio de Chirico. Nel panorama italiano del secolo scorso spiccano inoltre maestri dell’incisione quali Giuseppe Viviani (Cani e cabine, 1965), Luigi Bartolini (La fragile conchiglia, 1936) e figure di pittori e scultori che vedevano nella stampa d’arte un terreno di espressione autonoma; è il caso di Giorgio Morandi (Natura morta con il cestino del pane, 1921), Marino Marini (La prova, 1942; Le cavalier noir, 1960), Massimo Campigli (Il gioco del diabolo, 1952; Donne alla Tour Eiffel, 1951), Zoran Music (Filet bleus, 1957) e di due poeti dell’Informale quali Emilio Vedova (Scontro di situazioni opera 13, 1959) e Alberto Burri (Combustione, 1963-1964).

La rassegna (accompagnata dal catalogo realizzato da Ponte43 per le edizioni ViDi cultural) offre infine l’occasione per comprendere il ruolo e le possibilità espressive delle diverse tecniche a stampa, dall’acquaforte alla litografia, dalla xilografia al pochoir, e racconta la relazione tra i maestri e i loro stampatori di fiducia: un rapporto non gerarchico, che supera di gran lunga i confini tracciati tra ideatore ed esecutore.