
“Cominciarono a scavare la terra con le unghie e a fare a pezzi un agnello nero con i denti; il sangue fu tutto versato in una fossa, perché da lì potessero trarre gli spiriti, le anime che avrebbero dato loro delle risposte”
Quelle che sembrano materiale buono per molte sceneggiature odierne si rivelano invece essere parole di Orazio, che descrive scene di stregoneria ai tempi dell’antica Roma. Il male, o i suoi presunti emissari, hanno sempre avuto una certa fascinazione sull’essere umano, e non è quindi difficile trovare, andando indietro nei secoli, racconti di pratiche demoniache, artifici e stregonerie di ogni tipo (basti pensare a Circe). Ma per parlare di streghe e affini bisognerà saltare avanti di qualche secolo, e arrivare tra Trecento e Quattrocento, quando si celebrano in Italia (e non è certo un primato di cui andar fieri) alcuni dei primi processi per stregoneria: uno dei primi casi di caccia alle streghe che sia ben documentato avviene a Roma, al tempo di san Bernardino da Siena (morto nel 1444). Racconta il frate di come, dopo una denuncia, fu catturata in città tale Finicella, che confessò di aver ucciso trenta bambini succhiandone il sangue, e di aver addirittura ammazzato anche suo figlio, riducendone poi il corpo in polvere da usare per i suoi sortilegi. La pena per lei fu il rogo.
La caccia alle streghe arriva però al suo apice più o meno un secolo dopo, a partire dalla metà del Cinquecento. Diversi sono i motivi che, secondo gli studiosi, hanno determinato qualcosa come sessantamila condanne a morte per tutta l’Europa e che, pur lontano nei secoli, non fatichiamo a comprendere anche noi: l’epidemia di Peste Nera, che secondo i calcoli ha ucciso non meno di venti milioni di persone, il progressivo peggioramento del clima che, a partire dall’inizio del Seicento, ha determinato anche pesanti conseguenze economiche e sociali, il dibattito sempre più serrato su questioni teologiche e scientifiche che hanno tracciato una linea di demarcazione su cosa fosse lecito e cosa no. L’incertezza, la paura, il sonno della ragione che genera mostri: in questo caso ha generato streghe.

A parlarci di streghe e di un fenomeno che è molto più articolato di quello che spesso si pensa ad Halloween, calcandosi in testa un cappello a punta buono solo per far festa, è il libro di Marina Montesano, Andare per i luoghi della stregoneria (Il Mulino). Montesano, professoressa di storia medievale all’Università di Messina, percorre tra le pagine una sorta di giro d’Italia che ci porta a toccare tutti quei luoghi – che siano piccole o grandi città, borghi, villaggi o anche singoli alberi – che nei secoli si sono caricati di significati, rimandando a pratiche che spesso hanno poco a che vedere con l’occulto, ma molto da spartire invece con l’ignoranza e la paura del diverso.