L’isola di Santorini, la più meridionale delle Cicladi, è a sua volta la maggiore di un piccolo arcipelago, e insieme con Thirassia e Aspronisi fa da corona ai due isolotti di Palea Kameni e Nea Kameni: questi si sono formati nel corso del secoli al centro di una grande caldera, per l’attività del vulcano che con una  spaventosa eruzione esplosiva, intorno al 1600 a.C. decretò la fine di una civiltà fiorente e raffinata. Un evento talmente devastante che numerosi autori in passato hanno collocato proprio qui la mitica Atlantide di cui narra Platone.

Nel III millennio a.C. le Cicladi vivono un periodo di sviluppo economico e artistico: piccole entità autonome, le isole si vanno differenziando l’una dall’altra, e allo stesso tempo intrecciano tra loro, con Creta e con il continente, vivaci rapporti commerciali e di scambio tra le materie prime pregiate di cui sono ricche e i beni di prima necessità.

L’arte cicladica presenta un carattere unico nel mondo antico: un dialogo costante tra l’uomo e la natura che lo circonda è alla base delle espressioni artistiche sviluppate in ambito cicladico, differenziandosi nettamente dalla ieraticità che caratterizza le raffigurazioni prodotte dalle civiltà di area mediterranea durante dell’Età del Bronzo: da un lato l’Egitto dell’Antico Regno, dall’altro la cultura mesopotamica dei Sumeri.

In ogni isola si venne costituendo un nucleo urbano principale, che a Thera (oggi Santorini) si sviluppò nei pressi dell’odierna Akrotiri. Situata nella parte meridionale dell’isola, la città era centro di una rete di commerci marittimi, non solo con la Grecia continentale e con Creta, ma anche con Egitto e Siria, come dimostrano alcuni manufatti venuti alla luce durante gli scavi. L’eruzione vulcanica del 1628 a.C. che decretò Il definitivo abbandono della città non fu però un evento improvviso, come sarebbe avvenuto a Pompei, ma venne sicuramente in seguito a una serie di fenomeni sismici protrattisi per lungo tempo: lo dimostrano i segni di lavori di restauro e demolizione effettuati sugli edifici danneggiati da scosse sismiche.

In seguito alle campagne di scavi intraprese a partire dagli anni Sessanta, oggi sono visitabili circa diecimila metri quadrati di edifici e vie, protetti da una copertura che impedisce ulteriori deterioramenti dovuti agli agenti atmosferici. Si calcola che la superficie scavata finora rappresenti una porzione minima di quella che era sicuramente una città importante e ricca, costruita secondo un piano urbanistico articolato intorno a due vie principali perpendicolari, lungo le quali si aprivano gli ingressi degli edifici a più piani.

In genere il piano terra e il sottosuolo venivano usati come magazzini: vi si trovavano grandi giare usate per conservare legumi, orzo, farina, frutta secca, pesce essiccato, vino, olio d’oliva. Alcune di esse sono state lasciate nei luoghi del ritrovamento, mentre il materiale fittile di dimensioni minori è custodito in parte presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene e in parte a Fira, capoluogo di Santorini, nel Museo di Thera Preistorica.

Quasi sempre i vasi venivano decorati, e i colori utilizzati erano in genere nero, marrone e rosso: alcune tipologie di vasi appaiono costantemente associate a determinate decorazioni, suggerendo una produzione su vasta scala, ma numerosi esemplari presentano fantasia e originalità nei temi e nelle forme: il supporto per offerte decorato con delfini o il vaso sul quale sono raffigurate rondini, stilizzate nella maniera elegante e raffinata che caratterizza la produzione locale, testimoniano la predilezione per i motivi naturalistici.

All’interno di alcuni edifici, le pareti sono decorate da cicli di affreschi nei quali le scene sono collegate fra loro secondo un progetto spesso articolato in vari ambienti. Il celebre affresco del Pescatore (1650 a. C.), esposto nel Museo di Thera Preistorica, è un esempio di quello stile naturalistico e al tempo stesso mirabilmente sintetico proprio dell’arte cicladica, che dedica la stessa attenzione alla figura umana, agli animali e alle piante.

Così, il cosiddetto Affresco della Primavera, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Atene, offre, distesa su tre pareti per un totale di oltre sette metri complessivi, la visione di un paesaggio roccioso dipinto a vivaci colori, nel quale fioriscono ciuffi di gigli sotto un cielo solcato da un volo di rondini. L’uso sapiente delle linee di contorno riesce a rendere il senso della profondità in immagini prive di prospettiva, una caratteristica costante nello stile pittorico di Akrotiri, come nel caso delle Antilopi e dei Pugilatori  custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene.

L’interesse degli studiosi ha rivolto particolare attenzione alla scena in cui otto scimmie di colore blu, con il corpo snello e dalle lunghe code, si arrampicano su rocce simili a quelle vulcaniche presenti nella zona. Le ipotesi sul colore grigio-blu delle scimmie non hanno finora fornito risposte attendibili, mentre secondo gli studi più recenti la loro specie risulterebbe originaria del subcontinente indiano (e non dell’Africa, come si pensava in un primo tempo). Si apre così uno scenario nel quale il mondo dell’Età del Bronzo appare molto più globalizzato di quanto si immaginasse finora, suggerendo che i popoli dell’Egeo, provenienti da Creta e dalle Cicladi, potrebbero essere entrati in contatto attraverso i loro viaggi e commerci con realtà distanti fino a tremila chilometri dalle proprie isole.

Un ambiente di quella che è stata denominata la Casa dell’Ammiraglio è decorato da un lungo fregio che narra la cronaca di un viaggio per mare articolato in varie tappe, che inizia e si conclude nella stessa città, forse proprio l’antica Thera. Le minuziose descrizioni di luoghi e cose, tra navigazioni in alto mare accompagnate dai delfini, battaglie vittoriose in cui nemici e navi sprofondano fra i flutti, e cerimonie religiose con processioni di imbarcazioni pavesate a festa, concorrono a formare una narrazione vivace e dettagliata, che fornisce informazioni preziose sulla vita quotidiana e la marineria di trentacinque secoli fa.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Veduta satellitare di Santorini
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  2. Panorama della caldera da Thera, capoluogo dell’isola di Santorini: a destra l’isolotto di Nea Kameni con il cono vulcanico, in secondo piano a sinistra l’isola di Thirassia
    foto © Donata Brugioni
  3. Veduta degli scavi di Akrotiri
    foto © Donata Brugioni
  4. Particolare degli scavi di Akrotiri con le grandi giare utilizzate per la conservazione di derrate alimentari, olio e vino
    foto © Donata Brugioni
  5. Vasi decorati con motivi vegetali da Akrotiri – Fira di Santorini, Museo di Thera Preistorica
    foto © Donata Brugioni
  6. Sostegno per offerte con raffigurazione di delfini; vaso decorato con rondini stilizzate  da Akrotiri – Fira di Santorini, Museo di Thera Preistorica – foto © Donata Brugioni
  7. Pescatore – Affresco da Akrotiri – Fira di Santorini, Museo di Thera Preistorica
    (fonte)
  8. Primavera – Affresco da Akrotiri – Atene, Museo Archeologico Nazionale
    foto © Donata Brugioni
  9. Scimmie – Affresco da Akrotiri – Fira di Santorini, Museo di Thera Preistorica
    foto © Donata Brugioni
  10. Fregio dalla Casa dell’Ammiraglio (dettagli) – Affresco da Akrotiri – Atene, Museo Archeologico Nazionale
    (fonte)

in prima pagina:
Scimmie – Affresco da Akrotiri – Fira di Santorini, Museo di Thera Preistorica
foto © Donata Brugioni