
Al Museo Bagatti Valsecchi di Milano domani, alle ore 16:00, sarà presentata un’opera postuma di Giuseppe Consoli Guardo (1919-2010) dove l’archeologo e storico dell’arte ripercorre la straordinaria dimensione culturale che ha accomunato Antonello da Messina con il frescante lombardo Zanetto Bugatto (Milano, documentato dal 1458 – 1476). Un’indagine dove i riscontri, i dati e le opere si uniscono a idee e suggestioni particolari così da aprire nuove ipotesi. Infatti, in “Per Antonello e Zanetto: nuove prospettive” (Nexo), Consoli Guardo introduce nuove prospettive di ricerca storica in considerazione dell’apporto che Antonello diede in ambito del Quattrocento europeo. Ricostruendo gli anni giovanili, ancora poco indagati, ipotizza un intervento del pittore nel “Trionfo della Morte”, il capolavoro che, secondo Renato Guttuso, sarebbe stato, per Pablo Picasso, fonte di ispirazione per “Guernica”. In effetti, osservandoli bene, seppur distanti cinque secoli l’uno da l’altro, come non cogliere la stessa struggente angoscia?
Divagazione a parte, tornando all’enorme affresco staccato – dalla sua sede originale, il trecentesco palazzo Sclafani, e collocato nella sede attuale, la Galleria Regionale della Sicilia in Palazzo Abatellis a Palermo – la mano di Antonello potrebbe essere accanto a quella di Bugatti Zanetto e all’artista borgognone Guillaume Spicre. Se l’epoca di realizzazione lo colloca intorno al 1446, purtroppo non esistono documenti che attestino la commissione e questo incontro, per Consoli Guardo, potrebbe precisare l’enigmatica connessione tra Antonello e Zanetto, proiettando il giovane messinese verso un’itinerante operazione formativa, con approfondimenti diretti nei più importanti luoghi d’arte della sua epoca fruendo dell’ospitalità dei centri monastici (nel Quindicesimo secolo luoghi di vivace scambio culturale).

Consoli Guardo, passando in rassegna alcune note opere quattrocentesche, ne riconsidera l’attribuzione, proponendo, per molte, la paternità di Antonello. Di alcuni ritratti, già ascritti al pittore siciliano, suggerisce poi l’identificazione degli effigiati con personaggi famosi della storia del Quattrocento italiano, da Galeazzo Maria Sforza a Lorenzo de’ Medici.

“Trionfo della Morte” la cui gestazione ha occupato per un triennio l’autore, oltre a consolidare il valore scientifico delle ricerche e dei loro risultati, offre l’occasione di una riflessione sullo studioso che continua l’esplorazione aggiornando il metodo di lavoro e accompagnando l’evoluzione del suo pensiero per raggiungere nuove acquisizioni conoscitive e correggere il giudizio rispetto a quanto precedentemente affermato.

Questo passaggio, fondamentale per la ricerca storica e artistica, richiede il coraggio dell’umiltà e del dubbio, non dando mai niente per definitivo e certo.