A Verona, in quell’incredibile fusione tra arte e cibo realizzato dalla Earth Foundation, resteranno allestite fino al nuovo anno le due mostre: “Lorenzo Vitturi, Borgo Roma. Paesaggio in transizione” e “Fortunato Depero. Sete di Futurismo, fame d’America“.

La prima (fino a lunedì 6 gennaio 2025), è stata realizzata dal curatore delle mostre e dei progetti di ricerca della Camera Centro Italiano per la Fotografia di Torino, in collaborazione con Giulia Adami, curatorial project manager di Earth Foundation, in un progetto sostenuto da Strategia Fotografia 2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura in collaborazione con il Comune di Verona. Vitturi ha generato una mappatura poetica di luoghi fisici e relazioni sociali che segnano la storia passata e presente nel quartiere di Borgo Roma, area urbana in cui si trova l’iconica architettura della Stazione Frigorifera Specializzata “La Rotonda”, cuore pulsante della città industriale postbellica, ora riconvertito in polo commerciale e culturale.

L’esposizione include oltre trenta fotografie a colori di medio e grande formato unite a installazioni che descrivono, non solo i materiali e le merci che simboleggiano le molteplici fasi economiche e produttive dell’area, ma anche le testimonianze che ne tracciano gli stili di vita sociali e culturali. Paesaggio in transizione è stato preceduto da una lunga fase esplorativa condotta direttamente sul campo dall’artista, con il supporto dell’antropologa Caterina Borelli. Dopo varie visite realizzate durante i mesi invernali, nel corso della primavera ed estate 2024, Vitturi ha spostato il proprio studio e, attraverso la raccolta di testimonianze delle comunità che animavano e abitano tutt’oggi i luoghi, ha elaborato le opere in loco articolando una narrazione che tocca tematiche universali e permette di rintracciare similitudini e assonanze in tutte le città del mondo, evidenziando le potenzialità, la complessità e i limiti dei processi di trasformazione urbana.

Per rendere più esaustivo il racconto della pratica artistica di Vitturi, la mostra include anche opere provenienti da precedenti lavori simili realizzati in altre capitali mondiali, infatti, fin dagli esordi, l’artista osserva i mercati e le strade affollate delle città che studia e fotografa, come Dalston a Londra, Balogun Market a Lagos, le connessioni tra Venezia, il Perù e il Sud America. Nelle sue immagini, condensa forme, colori e texture differenti in grado di trasmettere la complessità degli ambienti urbani in costante mutamento.


Il secondo percorso espositivo (fino a sabato 1° marzo 2025), a cura di Federico Zanoner e Luca Bochicchio – realizzato in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona – propone un’accurata indagine del pittore, scultore e designer Fortunato Depero (Fondo, 1892 – Rovereto, 1960) attraverso la selezione tratta dal patrimonio futurista conservato a Rovereto e ne traccia l’arco evolutivo della ricerca, dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento.

Ponendo particolare attenzione ai temi legati alla tavola, al cibo e ai luoghi della sua consumazione, la mostra, con un racconto cronologico, prende avvio dal 1914, quando l’artista incontrò a Roma il movimento futurista e la “sete di Futurismo” che lo accompagnò fino a Rovereto, dove nel 1919 fonderà la Casa d’Arte Futurista Depero realizzando un’incubatrice d’arte totale che, dalla pittura, si estende fino alle arti applicate e decorative. Ne sono testimonianza in mostra l’allestimento del Cabaret del Diavolo a Roma del 1922 e la decorazione del Bar Bristol a Merano del 1924.

Negli anni Venti, con l’emergere dell’arte pubblicitaria, inaugura una felice collaborazione con diverse aziende, tra cui Campari, dove mise in campo l’ironica fantasia creatrice che lo renderà celebre e contribuirà al successo internazionale dell’iconico aperitivo. Nel 1928 Fortunato Depero approda a New York, rispondendo alla “fame di America” che da anni lo assilla. Immerso nell’atmosfera della Grande Mela, caratterizzata dai fast-food, dal proibizionismo e dai banchetti nei grattacieli, si dedica a decorazioni di ambienti e ristoranti, intavolando strategie per promuoversi intercettando commissioni e affari.

Il rientro in Italia nel 1930 lo conduce a un affondo dedicato al tema del cibo, osservato sia attraverso le originali ricette illustrate ispirate alla cucina futurista di Filippo Tommaso Marinetti e Fillìa, sia con un ritorno a motivi più tradizionali, quali le scene di osteria ispirate dal contesto trentino. Il percorso si addentra anche nelle diverse tecniche esplorate dall’artista nel corso della sua carriera (tra cui figurano gli arazzi utilizzati nel 1938 per decorare il Vi.Bi.Bar a Bolzano e il “buxus”, materiali da rivestimento utilizzati per pannelli pubblicitari e decorativi) e si conclude negli anni Cinquanta con altre esperienze pubblicitarie.

Completa il tutto un corpus di documenti tratti dall’archivio storico con manoscritti, corrispondenze e materiale a stampa per offire al visitatore spunti di riflessione sulla vicenda artistica, e umana, di uno dei protagonisti italiani della prima metà del Novecento. Pregevole il catalogo (Edizioni E.ART.H.) realizzato per l’occasione.