
Quarto lungometraggio diretto dallo statunitense Osgood Perkins – figlio di Anthony, unico e indimenticabile Norman Bates dello schermo in Psyco di Alfred Hitchcock – Longlegs è un incubo potente, capace di risvegliare paure irrazionali in una splendida atmosfera retrò. Dopo la prima italiana nella selezione ufficiale della 19ª Festa del Cinema di Roma ancora in corso, sarà sugli schermi italiani dal 31 ottobre distribuito da Be Water Film in collaborazione con Medusa Film.
Oregon, USA, anni ’90 del Novecento. L’agente speciale FBI Lee Harker al primo giorno sul campo con il collega agente Fisk, dimostra percezioni molto sviluppate catturando un omicida e viene immediatamente affiancata all’agente Browning dal loro capo, l’agente Carter, per lavorare a un’indagine a lungo rimasta irrisolta; in un arco temporale di trent’anni, dal 1966 in poi, hanno avuto luogo almeno dieci inspiegabili stragi familiari inequivocabilmente collegate tra loro. In ognuno di questi delitti tutto si è ripetuto sempre uguale, come un sanguinoso rituale reiterato: la casa tranquilla di un nucleo familiare comune, senza alcun segno che potesse annunciare la tragedia, e d’improvviso il padre ha sterminato la propria famiglia, uccidendosi poi a sua volta in modo altrettanto cruento. Ufficialmente ogni strage fu derubricata come tragedia della follia, ma in ogni famiglia c’era una figlia di nove anni, nata il quattordicesimo giorno del mese in corso e il massacro è avvenuto sempre a non più di sei giorni di distanza – prima o dopo – dalla data del compleanno. Ogni volta, sul luogo del delitto è stata ritrovata una lettera in codice, scritta con simboli al posto dei caratteri e sempre invariabilmente firmata Longlegs, la prova di una stessa identica presenza su ogni scena del delitto, capace di non lasciare tracce, né impronte digitali né alcuna prova fisica del suo passaggio.

Terzo film da una sceneggiatura originale dello stesso Osgood Perkins, Longlegs è un’opera raffinata che gioca con le percezioni dello spettatore, innescando inquietudini primarie, comuni nell’infanzia, per una fiaba nerissima divisa in tre capitoli; estremamente intelligente, perché lascia i fatti più efferati fuori campo e l’incarnazione del Male ostinatamente invisibile – presta la sua fisicità al personaggio un irriconoscibile Nicolas Cage – mantenendo la tensione fino in fondo.

Niente può competere con l’efficace creatività dell’immaginazione e il film, senza mostrare, provoca abili suggestioni dando ruolo di primo piano al suono, firmato dal messicano Eugenio Battaglia che dissemina la colonna sonora di rumori, a volte riprodotti al contrario, dando forma all’inquietudine. Il vuoto negli spazi intorno alla protagonista, interpretata da Maika Monroe, ne amplifica la solitudine e crea un senso di pericolo costante che si nutre dei lenti movimenti di macchina.

Girato interamente a Vancouver in Canada, nella Columbia Britannica, nonostante l’ambientazione statunitense, Longlegs di Osgood Perkins regala momenti di autentica paura, suggerendo malefiche presenze imperscrutabili che insidiano e tentano di dominare il cosmo intero, qualcosa di indefinibile là fuori che forse, in realtà, nasce nel profondo dentro di noi.