Al Teatro del Maggio Fiorentino un nuovo allestimento di Madama Butterfly torna in cartellone a distanza di tre anni dall’ultima ripresa del titolo. Lo spettacolo (dopo la prima, prevede tre repliche e noi riferiamo della pomeridiana affollatissima di domenica 2 novembre) si inserisce nell’importante celebrazione dedicata a Giacomo Puccini in occasione del centenario dalla sua morte. Nel corso dell’ultimo Festival sono state messe in scena, per onorarlo infatti, lo storico allestimento di Turandot con la regia di Zhang Yimou, diretta da Zubin Mehta e Tosca, diretta da Daniele Gatti con la regia di Massimo Popolizio. Le recite attuali di Madama Butterfly precedono altri due appuntamenti, il primo dei quali programmato proprio nel giorno dell’anniversario, il 29 novembre, quando il Maggio ricorderà il compositore con uno spettacolo particolare dal titolo “Puccini racconta Puccini” su sue musiche, la drammaturgia di Alberto Mattioli con l’Orchestra e il Coro del Maggio che saranno diretti da Francesco Lanzillotta. Il secondo di questi, ulteriore e ultimo omaggio per il 2024, riguarda la ripresa dell’atto unico Gianni Schicchi che andrà in scena (in accoppiata con l’opera Mavra di Stravinskij) con la direzione di Francesco Lanzillotta e la regia di Denis Krief a partire dal 15 dicembre.

Questo nuovo allestimento di Butterfly, in ordine cronologico, è il venticinquesimo che il Maggio ha programmato, a partire dall’aprile del 1930, per un totale, finora, di centocinquantaquattro recite. Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, dopo i concerti che hanno registrato grandissima presenza di pubblico (dove sono state eseguite le quattro sinfonie e Ein Deutsches Requiem di Johannes Brahms) Daniele Gatti che ha spiegato: «Questa produzione di Madama Butterfly è il mio ultimo impegno in qualità di Direttore Principale qui al Maggio Musicale Fiorentino e segue di pochi mesi Tosca, andata qui in scena la scorsa primavera nel corso del Festival. È – ed è stato – per me un doppio ritorno dunque nel teatro e nel mondo di Puccini, dal quale sono stato lontano per quasi un ventennio: mi ha dato moltissima gioia riprendere in mano le sue opere; la lettura per esempio che è stata data a Tosca ha testimoniato questa ricerca in quella che è la grande teatralità di Puccini e il lavoro che abbiamo intrapreso con Butterfly insieme al regista, Lorenzo Mariani, ripercorre in parte la stessa strada.

Sono molto interessato all’aspetto fortemente drammatizzato di Puccini nel quale i personaggi vengono ‘scolpiti’ in modo molto netto dal compositore, senza dimenticare quello che è il corpo musicale di questo grande autore con espressioni molto languide e dolci, che si affiancano a un aspetto dove emerge il forte lato drammaturgico che egli aveva e questo in considerazione, per esempio, dei tempi musicali scelti all’interno di un titolo d’opera che secondo me alterna momenti quasi di commedia come nel I atto e fasi di introspezione fra i due mondi, quello occidentale di Pinkerton e quello orientale di Butterfly: questo contrasto fra questi due poli diventa quasi esplosivo. Per esempio la scena del matrimonio desidero sempre inquadrarla dagli occhi di Pinkerton stesso che la vede quasi come una burla, anche se lo svolgimento della trama ci fa capire che quest’uomo ha terribilmente sottovalutato il rispetto umano e naturalmente il rispetto nei confronti di Cio-Cio-San, oltre il valore che questo matrimonio racchiude in sé – teoricamente – la promessa d’amore. L’opera poi invece si ribalta e dunque noi vedremo la storia attraverso gli occhi di lei a partire dal II atto per poi, infine, giungere alla vera catastrofe finale.

Una cosa a cui ho pensato, riguardo a quelle che sono le ultime battute dopo il suicidio della protagonista, è di farle eseguire a piena orchestra secondo il procedimento chiamato omofonia: una linea musicale che ricorda molto il carattere orientale al quale Puccini stesso si riferiva; un procedimento pentatonico, senza soluzioni armoniche chiare. L’ultimo accordo, invece, è un accordo ‘occidentale’: sembra quasi che vi sia un’esplosione, come se l’occidente avesse ‘invaso’ il mondo orientale con gravità e ferocia come Puccini, credo, volesse farci intendere».

La regia è affidata a Lorenzo Mariani, tornato al Maggio dopo aver firmato, nell’autunno del 2016, un altro grande capolavoro pucciniano, La Bohème. Parlando del nuovo allestimento, ha sottolineato come questa Madama Butterfly non sia basata sul solito concetto di contrasto fra il mondo occidentale rispetto a quello dell’oriente, ma, bensì, su un ‘gesto’ di leggerezza dell’autore che, in una singola frase musicale, riesce a trasferire quello che è il tema portante dell’opera, ossia la fragilità della protagonista; una fragilità comune in ogni creatura umana e che, soprattutto se affrontata e vissuta nel modo sbagliato, può risultare fatale: «Questo trasporto emotivo di Puccini che, correggendosi addirittura rispetto alla prima versione della partitura dell’opera, è quello che in me ha fatto scattare questa idea di voler raccontare – e trasmettere – una precisa visione di questa storia e della sua particolare atmosfera.

Un’atmosfera in Butterfly, è paragonabile ad uno spirito leggero, quasi a trasmettere l’idea che lei scenda direttamente dal cielo. Si ha la percezione di essere ‘sospesi’, una sensazione che sotto, terribilmente, quasi può anche essere un ‘invito’ per Cio-Cio-San a essere distrutta, poiché la vita di questa giovanissima fanciulla sarà del tutto lacerata da Pinkerton, strappata letteralmente in due: non per una cattiveria esplicita da parte di quest’ultimo, ma molto più semplicemente perché egli è, come molti uomini, un irresponsabile. Non ha il coraggio di comprendere quelli che sono i sentimenti e le necessità di questa giovanissima donna ed il suo essere così fragile. Ho voluto cercare, insieme ad Alessandro Camera e Silvia Aymonino – gli autori delle scene e dei costumi – di trasmettere quest’atmosfera, caratterizzata dal confronto fra occidente e oriente: soprattutto ho deciso di concentrarmi nel raccontare questa delicatezza e nebulosità tipica del mondo orientale che noi occidentali siamo in grado di distruggere, in modo consapevole o meno, anche se le cose brutali non sono quasi mai inconsapevoli. Possiamo fare davvero del male e non siamo capaci di essere abbastanza attenti. Quest’opera ci racconta una storia di fragilità lacerata: per questo abbiamo immaginato un tipo di mondo leggero, capace di volar via con un soffio e con un finale tremendo che, fra le opere di Puccini, in assoluto più si avvicina al concetto di catarsi aristotelica. Questa tragedia, come tale, deve essere rappresentata in modo assoluto, anche trascendente e universale: anche grazie a una sospensione e ad una fragilità che poi, infine, porteranno alla tragedia».

Alle ore 15:30 è iniziato tutto e, al suo ingresso, il Maestro Gatti è stato salutato da scroscianti applausi poi, in religioso silenzio, l’inizio dell’opera. La lettura di questo capolavoro è stata magistrale: Orchestra e Coro in forma smagliante delle grandi occasioni, in simbiosi con gli interpreti e la regia. Difficile trovare aggettivi calzanti per l’inizio del secondo atto anche se, per l’intera esecuzione del dramma, abbiamo percepito l’impressione di non poterci muovere dal posto, talmente attratti da una esecuzione musicale capace di attirarti come una calamita, impossibilitato a sottrarti anche per il Coro che regala stati emotivi da apnea.
Un cast veramente all’altezza, iniziando dalla protagonista Carolina López Moreno – nel definire i tratti del personaggio e del lavoro svolto insieme al maestro Daniele Gatti – ha evidenziato come sia importante che egli cerchi di sfruttare sempre al massimo lo strumento vocale dei cantanti con cui lavora riuscendo così, anche in questa occasione, a dare un’interpretazione unica al personaggio di Cio-Cio-San. Presenza scenica “da paura”, fraseggio finissimo e solido smalto, alla fine premiati da standing ovation del pubblico.

F.B. Pinkerton, che nelle tre recite precedenti era cantato da Piero Pretti, nell’ultima recita è stato interpretato da Vincenzo Costanzo (lo corso maggio aveva sostenuto l’ultima recita di Tosca). Il tenore ha ben tenuto l’intera parte.
Che dire di Sharpless del baritono Nicola Alaimo? Un lusso averlo in questa parte che gli calza a pennello: bellissima voce e impressionante presenza scenica.
Suzuki, affidata al mezzosoprano maltese Marvic Monreal con voce bella e potente è stata una piacevole sorpresa.
Molto bravi anche gli altri e alla fine, grandissimi applausi per tutti, ma, soprattutto, per il Direttore che inizierà una nuova avventura alla guida della Staatskapelle Dresden, ma siamo fiduciosi, e speriamo vivamente, di riaverlo a Firenze dove ha dato tanto.