
“Tizzone ardente” è la traduzione italiana del titolo originale Firebrand del film diretto dal brasiliano Karim Aïnouz, presentato in selezione ufficiale al 76° Festival di Cannes, che in questa metafora del fuoco nascosto sotto la cenere, pronto ad ardere ancora e far divampare le fiamme, sintetizza il ritratto di Katherine Parr sesta moglie di Enrico VIII, quindi regina d’Inghilterra dal 1543 al 1547.
1544. Nell’Inghilterra dei Tudor, segnata da sanguinose guerre di religione, il sovrano Enrico VIII se n’è andato al di là del mare a combattere i francesi, in sua assenza ha nominato la regina reggente del Regno, lasciandole la responsabilità di governare. Convinta protestante in uno Stato anglicano, Katherine deve affrontare tensioni e conflitti che dilaniano anche la corte, mentre fuori dal palazzo imperversa un’epidemia di peste. Donna forte e intelligente, la sesta consorte del re coltiva ottimi rapporti con tutti i figli del sovrano avuti da nozze precedenti, contribuendo al riavvicinamento del padre con la primogenita Maria, figlia della cattolica Caterina D’Aragona, e con Elisabetta, frutto dell’unione con Anna Bolena, facendo quasi da madre al piccolo Edoardo, nato dalla terza moglie Jane Seymour, unico prezioso maschio erede al trono. Vedova due volte prima di diventare regina, Katherine era consapevole del carattere dispotico di suo marito e conosceva la sorte toccata alle altre donne che l’avevano preceduta sul trono – una morta di parto, due ripudiate e due mandate al patibolo per ordine del re – ma convinta delle sue posizioni, assunse i rischi di pubblicare una traduzione dal latino delle liturgie religiose mantenendo contatti con l’amica d’infanzia Anne Askew, che predicava disobbedienza a un’autorità reale bollata come eretica. Il ritorno anticipato di Enrico dal campo di battaglia, imposto da condizioni di salute critiche che ne accentuano l’irascibilità, e la conseguente fine della reggenza, espongono Katherine al pericolo di essere travolta da sotterranee lotte intestine di corte, tra equilibri precari e rapporti di forza, ricatti, velate minacce e sottomissione come aspirazione alla sopravvivenza.

Girato nella residenza storica di Haddon Hall nel Derbyshire, liberamente tratto dal romanzo La mossa della regina di Elizabeth Fremantle e con la voce narrante di Elisabetta, la futura Regina Vergine, il film, grazie al contributo essenziale della francese Hélène Louvart alla fotografia – autrice delle immagini, tra molti titoli, dell’intera filmografia di Alice Rohrwacher – sa restituire l’insalubre clima inglese, tra umidità e pioggia persistente, amplificando il cupo senso di prigionia che affligge la protagonista.

L’ultima regina – firebrand è strutturato come un thriller psicologico che racconta la violenza in una relazione di coppia tossica, con Alicia Vikander nei panni di Katherine Parr costretta a tenere segreta la sua fede protestante, mentre subisce il delirio d’onnipotenza di un marito violento – ottimo Jude Law nel ruolo di Enrico VIII – convinto di essere l’incarnazione di Dio in Terra. Mentre il romanzo ha un più ampio respiro temporale, il film sceglie di raccontare solo poche settimane in un unico luogo claustrofobico.

Con un’accuratezza attenta a ogni dettaglio, i costumi ad esempio sono fatti tutti a mano, Karim Aïnouz costruisce immagini storicamente plausibili di una sublime valenza pittorica, mentre sotto il trucco e i costumi di scena attori di prima grandezza offrono prove importanti anche nei ruoli di secondo piano, come Eddie Marsan e Sam Riley rispettivamente Edward e Thomas Seymour, fratelli della terza moglie del re, Jane Seymour, e alleati della regina, ma pronti a tradirla se necessario.

La colonna sonora firmata da Dickon Hinchliffe tiene alta la tensione dando forma sonora alla paura dei personaggi, la regina per prima, che vivono nel terrore accanto al despota anglicano alterato dal progredire della sua malattia, che in ogni momento potrebbe accusare chiunque di tradimento facendolo condannare a morte. Forse perché gli sopravvisse e l’arte trova più accattivanti le vittime sacrificali, la figura della sesta moglie di Enrico VIII non era mai stata protagonista al centro di una narrazione cinematografica.

Adesso finalmente L’ultima regina – firebrand di Karim Aïnouz, eloquente ritratto della violenza psicologica ai danni della donna – anche la più importante d’Inghilterra, quale è la regina – in un contesto storico in cui era strutturale nella società l’inferiorità femminile rispetto al dominio del maschio, sarà presto nelle sale italiane dal prossimo 29 maggio distribuito da Vertice 360.