
Dopo il grande successo critico riscosso all’esordio nella sezione Un Certain Regard del 77° Festival di Cannes, il lungometraggio d’animazione Flow – un mondo da salvare del lettone Gints Zilbalodis sarà sugli schermi italiani dal prossimo 7 novembre, distribuito da Teodora Film.
In un mondo in cui la razza umana sembra estinta, lasciando dietro di sé solo antiche rovine e oggetti abbandonati, un piccolo gatto nero vaga solitario per la foresta, osservando con distacco le attività degli altri animali. Improvvisamente, preceduta dal fuggire di una gran quantità di cervi, arriva inaspettata dal nulla una marea che allaga l’intera foresta e il gatto, travolto dal flusso inarrestabile delle acque, è trascinato via nelle profondità marine; finché, riconquistata la superficie, trova asilo su un’enorme statua felina. Ma il sollievo di essere tornato su un terreno solido è di breve durata, molto velocemente il livello delle acque sta salendo ancora e l’unica salvezza è rappresentata da una piccola barca a vela di legno che si staglia all’orizzonte, su cui il gatto riesce a saltare prima che sia troppo tardi. A bordo, come suo compagno di viaggio trova un capibara (grosso roditore del Sud America), a cui ben presto si aggiungono un lemure (primate endemico del Madagascar), un maestoso serpentario bianco (uccello rapace dell’Africa) e un cucciolo di Labrador. Indipendente per temperamento e abituato a preoccuparsi soltanto per sé, il gatto sarà costretto dagli eventi a un’inedita coesione con le altre creature a bordo con lui, per costruirsi una possibilità di sopravvivenza, in un orizzonte sconvolto dalle acque che non lascia troppo spazio alla speranza, con una navigazione senza destinazione alla ricerca di un approdo sicuro.

Secondo lungometraggio animato di Gints Zilbalodis, dopo il film d’esordio Away interamente realizzato da lui solo, Flow nasce dallo sviluppo di un cortometraggio, che il cineasta ha disegnato in animazione tradizionale all’età di quindici anni, e sembra rispondere alla famosa affermazione di Jean Renoir secondo cui ogni regista torna a rifare sempre lo stesso film, per temi e contenuti: il viaggio verso l’ignoto attraverso orizzonti deserti, con metafisiche metafore anche piuttosto ermetiche.

Un’impostazione narrativa affascinante, che senza alcun dialogo lascia alle immagini il compito di narrare, ma anche a ogni spettatore, secondo le proprie sensibilità e formazione, l’intento di attribuire senso a situazioni che spesso sembrano prive di una motivazione logica, oltre il solo inseguire suggestioni estetiche fine a se stesse. Detto questo, il film mette in scena i caratteri dei diversi animali chiamati a rappresentare umane dinamiche sociali, tra conflitti e senso di appartenenza.

Sul piano visivo domina un realismo fotografico con sequenze oggettivamente di grande impatto, ma gli intenti ‘immersivi’ dell’autore – ha creato uno spazio virtuale in cui la macchina da presa si muove spesso in lunghi piani sequenza senza stacchi – generano un’estetica che assomiglia molto, purtroppo, ai videogiochi e per questo a chi si è stracciato le vesti gridando al capolavoro e scrivendo “questo è il futuro dell’animazione” direi no! È soltanto il triste presente dominante.

L’animazione digitale ha portato alla produzione di troppi titoli davvero inguardabili, a Flow va almeno riconosciuta una sua ricerca estetica, per quanto minata da dettagli non troppo riusciti come i cani ad esempio, davvero brutti; ma da qui a esaltarsi per un nuovo film destinato – secondo alcuni di cui non faccio parte – a segnare una tappa fondamentale nella Storia del cinema animato, ce ne passa. Nell’immediato sarà certamente celebrato, ma saprà resistere alla prova del tempo?

Nella stagione dei premi alle porte Flow – un mondo da salvare di Gints Zilbalodis farà parlare di sé, è già tra i cinque titoli selezionati per il premio Lux del pubblico europeo, ma dal mio punto di vista e dopo averlo visto due volte, è una tiepida Emozione Visiva che mi ha convinto molto meno del precedente Away.