«E quel che vedi ne l’arco declivo,
Guiglielmo fu, cui quella terra plora
che piagne Carlo e Federigo vivo:
ora conosce come s’innamora
lo ciel del giusto rege, e al sembiante
del suo fulgore il fa vedere ancora.»
(Dante, Paradiso, canto XX, versi 61-66)
La collana Iter Gastronomicum della Casa Editrice Leo S. Olschki ha recentemento pubblicato il secondo titolo “La cucina normannoaraba alla corte di Guglielmo II di Sicilia” di Anna Martellotti, che offre ricette nella realizzazione musulmana originale, ma anche le contaminazioni subite per essere apprezzate dei palati nordici.

Trattandosi del risultato di un’indagine storico-filologica, è un titolo per appassionati del genere però apprezzabile anche dal lettore curioso che ama farsi stupire da realtà del passato pressoché sconosciute. A esempio, in ambito gastronomia medievale, sorprende come, la cucina d’Inghilterra, occupi un posto di rilievo per gli ampi trattati, brevi manualetti, piccole aggregazioni di ricette o singole schede, conservati in codici per lo più miscellanei che vanno dagli inizi del Trecento al primo Cinquecento (da quando cominciano ad apparire le prime stampe). In questa lunga serie, spiccano due trattatelli in lingua normanna, copiati in Sicilia tra la fine del Duecento e gli inizi del secolo successivo, quindi, seppur parte della storia alimentare e culinaria inglese, arrivati da molto lontano, riferendosi alla cucina della corte dell’ultimo re normanno Guglielmo II, in occasione del matrimonio con Giovanna, figlia di Enrico II d’Inghilterra (e sorella di Riccardo Cuor di Leone) avvenuto nel 1177.
“Si imbandiscono brodetti e stufati, gnocchi incavati e ravioli, arancini di carne e frittatine imbottite, tortine ripiene, frittelle morbide e frappe, gelatine e salse di accompagnamento, biancomangiari e geli di frutta, pesci in sapore per i giorni di magro: è la cucina del futuro“.
Se nel meridione d’Italia la grandiosa trattatistica sveva aggiungeva ulteriori piatti arabi, si può affermare senza indugio che, all’inizio del Quattordicesimo secolo, le nuove vivande hanno già invaso l’intero continente e i due grandi trattati regali, Forme of cury e Viandier, sanciscono la definitiva affermazione di una cucina europea unitaria, colorata, speziata e inzuccherata.